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I have a dream (to face a nightmare)

Lo so, sono controtendenza. Capisco che per voi il problema sono mille persone povere che sbarcano a casa nostra, o la Francia di cui improvvisamente il governo si accorge perché non sa più con cosa distrarvi.

Io invece ho altri incubi, stanotte ho sognato che improvvisamente stava scomparendo l’atmosfera, non c’era più acqua neanche nei mari, stavamo morendo tutti.

Il compito di un politico onesto sarebbe quello di essere realistici con l’evoluzione del mondo umano e non cercare nemici per non rispondere ai reali problemi. I veri pericoli e problemi dell’Italia sono quelli condivisi con il pianeta: ecologia, guerra nucleare, rischi del progresso tecnologico.

Questi sono i problemi che dovrebbero essere in cima ad un programma politico.

Non aver paura della globalizzazione.

Globalizzazione e contatti hanno creato le società più ricche e soprattutto le culture più evolute e profonde.

Libertà e società democratica sono sono la formula per creare le società più potenzialmente ricche perché creano circolazione idee e non nascondono i dati in mano a pochi. Isolarsi per paura significa impoverire la società e far regredire la cultura di un popolo.

Dargli il contentino di quattro spicci invece di creare lavoro è paternalismo, è creare una catena al piede fatta di gratitudine patetica e asservimento.

È darmi per favore ciò che mi spetta per diritto.

Non mi devi dare un pescetto al giorno, a me cittadino che ti voto, tu governo devi darmi amo, lenza e prima insegnarmi a pescare, devo essere libero di costruirmi il mio benessere, non tenermi legato ai tuoi umori con la tua beneficenza d’accatto.

E devi investire prima di tutto in Cultura, ogni Paese che abbia investito in Cultura è rinato.

Ma c’è un effetto collaterale: la Cultura insegna il pensiero critico e tu, governo, vuoi dei bambini stupidi dipendenti da te, non esseri umani liberi.

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Io, l’influenza e gli archetipi

Ho sempre avuto pena e preoccupazione verso quelle donne un po’ Atena un po’ Estia che difendono il patriarcato, che si autosabotano mettendosi nelle ultime file lasciando il palco ai maschi, dando ragione a chi vedono come il capo pur contro altre donne, intervenendo infatti in un dibattito solo se c’è da difendere i maschi dalle accuse di un’altra donna; quelle, le donne protettrici del patriarcato, che spesso se chiedi si dicono persino femministe ma se coinvolte in ruoli decisionali o di una forma di potere dicono cose come:”sono come un uomo/lavoro come un uomo” o persino nel privato:”ah, io scopo come un uomo, guido come un uomo”, scimmiottando quindi il peggio delle loro proiezioni inconsce di cosa un uomo dovrebbe essere, come dovrebbe essere e soprattutto le ragioni per cui, ammettono, il parametro del giusto e del bene è lui e noi non possiamo, al più, che imitarlo se vogliamo essere rispettate.

È un tipo psicologico studiato e ben preciso che io, molto Artemide, reggo a malapena, perché le donne patriarcali senza sapere di esserlo, sono donne spesso non intelligenti come l’archetipo Atena, purtroppo e quindi ottuse e mi manda ai matti la loro non consapevolezza di quanto grave sia il loro comportamento per il genere, quanto umiliante la loro fierezza nel loro scimmiottare archetipi maschili che ritengono positivi.

Io però quando ho l’influenza sono proprio come un uomo.

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L’aliena

Essere alieni sul pianeta Terra è complicato: siete quattro gatti nell’Universo, un meteorite potrebbe farvi fare la fine dei dinosauri in qualunque momento, una vita dura meno del battito di ciglia di un buco nero (molto meno) ma non fate che scannarvi per idiozie senza fondamento, nate solo dall’immaginazione e dalla paura, distruggete la casa in cui vivete per poi accampare diritti di confini su un pianeta che state distruggendo.

Peraltro, passate il 99% del vostro tempo, ripeto, così esiguo, a far del male ai vostri simili fosse pure per mancargli semplicemente di rispetto, e fate lo stesso con ogni cosa che abbia vita ma allo stesso tempo non fate che cercare altre forme di vita nell’Universo: per fare che, distruggere anche noi, dirci di tornare a casa nostra? Vorrei davvero lasciarlo questo pianeta, se non fosse che ho trovato la mia anima gemella e una vocazione che non mi dà scampo lo farei.

Ma soprattutto perché, come vedete dalle immagini, è difficile farla finita con una tuta spaziale.