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L’infelicità dei forzati della felicità che vivono in rete.

Una domanda che mi irrita, direi dal sempre che io ricordi è “sei felice?”, un’altra che se la batte come fastidio, che riguarda però gli ultimi trent’anni della mia vita e il campo – vasto- in cui mi muovo suona più o meno “a cosa stai lavorando?”

Due cose che fanno capo ad una delle ragioni per cui ho scelto di studiare Filosofia, scelto di non voler avere un’intestazione che mi definisca: il senso della vita non può essere ridotto ad un’ostentata ricerca di un personaggio per raccontare il proprio sé, la felicità è un concetto per gente pigra, non è quello che facciamo e quanto siano apparentemente invidiabili le nostre giornate (perché la vita è fatta di giornate) che definisce chi siamo e quanto valiamo.

Quel che spaventa, (anche se lo diciamo tutti, nel novero di quel 0,4 per cento di pensanti mondiali vale la pena tornarci) è un mondo che è il prodotto del sistema culturale di massa nato da diversi decenni e che ha messo al centro un’isterica idea di forzati della felicità, terrorizzati dal fallimento, ostentatori di successo.

Si immagina che la vita “felice” sia quella “di successo”, cosa oggi al centro dell’esistenza dei social, salvo poi non far altro che cercare disperatamente qualcuno che incarni quell’ideale per infangarlo, insultarlo, accusarlo di non meritare e ostentare la vita che loro stessi ritengono l’unica degna di essere vissuta.

Se poi invece sei qualcuno che non incarna quell’ideale ma si parla di un qualunque argomento sul proprio profilo social, dall’aglio nella carbonara a un libro che ti è piaciuto, i frustrati dalla mancanza di felicità e successo aspettano al varco per proiettarti addosso l’unico argomento per loro degno di attenzione:

“Non piace l’aglio perché sei infelice, vero? Perché non sei nessuno, giusto?”

Questo perché il mondo, per i vuoti di spirito figli del sistema culturale di massa, si divide in fichi e sfigati, in rosiconi e guarda che vita c’ho io, aoh.

Scritto magari mentre mangiano una merendina fatta di sciroppo di glucosio e sugna, seduti in mutande alla loro scrivania in formica o un brutto tinello marron. Scritto a te che stai magari nella stessa situazione e visti da fuori solo gli dèi sanno quanto siano il ritratto dell’infelicità.

Avere una consapevolezza più profonda e magari cinica di se stessi e del mondo, nell’ironia di un’esistenza insensata e, più che mai nel nostro tempo, schiava, sarebbe l’unico antidoto all’ansia esistenziale che porta così tanta gente ad andare in giro nel mondo virtuale a sbeffeggiare, insultare o simulare un umorismo di cui non sono capaci (perché l’umorismo implica intelligenza e quella non si impara) ma questa consapevolezza richiede uno sforzo impossibile per la maggioranza: aver avuto la forza di passare molto tempo da soli con se stessi ed aver affrontato i mostri che si mettono sulla strada del percorso di un’anima, fin dal principio di una vita umana. E anche prima.

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Una navicella spaziale su cui non c’è posto per te e i tuoi figli e sei lasciato a morire nel diluvio

Da quando ero adolescente seguo la politica, prima lo facevo perché me lo imponeva mio padre, diceva sempre che quello politico non è solo un diritto ma un dovere e che non possiamo lamentarci, poi, se le cose vanno male e se le regole non ci piacciono se non siamo informati e non facciamo la nostra parte.
Devo dire, da piccola, alzavo gli occhi al cielo e seguivo i TG o leggevo i giornali con la gioia di un cazzotto sulla spalla, ma sono sempre stata una bimba ligia, quindi facevo il mio dovere.
Poi ho scoperto Socrate e ho capito davvero, compreso con ogni cellula il fondamento di ciò di cui parlava la mia famiglia: di ogni regola, di ogni legge, di ogni persona che si candida a curare la cosa pubblica, a me starebbe bene se io fossi parte non solo parte lesa ma anche parte in causa?
Attenzione, porto un esempio estremo per chiarire cosa intendo per pensare a regole, Leggi o persone che devo immaginare agire in assoluto, non per quello che fa comodo a ME in quel momento.
Non pensiamo cose quali “sì daje, allo stupratore la castrazione chimica o per l’omicidio la morte” perché pensiamo a noi come parte lesa, pensiamo se accadesse che nostro fratello venisse accusato ingiustamente di stupro o io di omicidio e non ho le prove per dimostrare la mia innocenza, vorrei una Legge che prevede una pena così irreversibile?
Adesso, per dire, ci sono questi che dicono che è sbagliato accogliere un poveretto che fugge dalla guerra o dalla povertà o dalle torture perché “da noi c’è poco posto” oppure perché sicuramente uno su duemila è un farabutto, ci starebbe bene, come regola valida in assoluto se dovessimo fuggire da un attacco alieno, ci sono 800 posti su una navicella per salvare la vita e a te e alla tua famiglia dicessero:
“No, caro, voi morite, quattro posti in più non ci sono e comunque che ne so che tuo figlio non è un farabutto”?
Vi starebbe bene come regola assoluta, lo trovate “giusto in assoluto”?
Così io ho cominciato a fare quel che potevo come parte attiva in politica, nel microcosmo del mio mestiere e nel tempo che posso dedicargli, mentalmente tanto, praticamente a periodi.
Ma per poter essere onesta in questo mio far parte attiva, devo essere informata, sentire tutte le campane, non chiudermi mentalmente. Oggi questo vuol dire seguire i protagonisti della politica sui social.
Ora, vi assicuro che per me in certi giorni leggere status e dichiarazioni di gente come Salvini, la Santanché o la Meloni (ma di più Salvini) mi fa l’effetto dei video sulla vivisezione, mi fa male l’anima, fa perdere presa e barcollare alla mia più profonda compassione e il rispetto che tento di avere anche verso chi non condivido, perché ho rispetto per ogni essere vivente, io che mi sento male se schiaccio le formiche.
In certe giornate veramente a leggere questa roba e sopratutto i commenti della ggente sotto, non solo auspico l’Apocalisse divina in quanto nuovo repulisti (perché Sodoma e Gomorra non sono luoghi in cui la gente se la spassa, sono i luoghi in cui non si ha più alcuna pietas e senso di fratellanza, lì dove si è perso completamente il messaggio della compassione umana che ci è rivelata da un paio di millenni) ma mi deprimo, ho paura per il futuro delle nuove generazioni, ho paura per le mie nipoti.
In queste giornate mi aiuta a malapena la Bellezza o rileggere qualcosa degli eccelsi ingegni. Ho paura veramente, anche di me, di perdere tutto quello che sono molto fiera di essere diventata, sempre grazie a Socrate di cui ho seguito il principio “diventa ciò che vorresti essere, non limitarti a sembrarlo, diventalo”. Una fa tanta fatica poi arrivano questi barbari.