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Limitare il diritto di parola e l’oklocrazia

Della comunicazione e dubbio sul diritto di parola.

Da quando ho imparato a scrivere ho sempre scritto molto, adoravo scrivere per raccontare, poi ho scoperto l’immagine e la danza e mi è venuto il dubbio che un’immagine, o il corpo, non comunichino alla fine in maniera più violenta delle parole.

Poi c’è stata la Filosofia e mi ha fatto comprendere che le parole sono illusorie, mezzi per esprimere concetti che puoi condividere veramente con l’Altro solo se alla fine l’Altro condivide il tuo livello di conoscenza.

Le parole, insomma, in una società tribale e primitiva, non persuadono.

Mai come in questo periodo ho riflettuto, speculativamente, sul bisogno di comunicare, il bisogno di dire la propria che ci hanno fatto scivolare in un’era antropologica nuova, con i social, tanto da illudere anche chi non dovrebbe aver diritto di parola, di fare la differenza, influire sulle regole del mondo.

Mi spiego.

La democrazia è il punto più elevato della civiltà umana, ma come sappiamo (temo in sempre molti meno) suffragio universale non significa diritto di parola a prescindere, una società in cui tutti parlano di tutto pur non avendo conoscenza di nulla si chiama oklocrazia, darle spazio significa correre il rischio di creare un tale caos da aprire la porta alla tirannia: storicamente il caos e l’anarchia hanno creato le condizioni per cui il tiranno di turno ha potuto asserire: “vedete, da soli non ce la fate”, presupponendo che il popolo sia una massa di bambini stupidi non in grado di auto governarsi.

Ed è un po’ così: il popolo non è un bambino stupido se non quando un sistema propagandistico non ce lo faccia diventare, ma il popolo è spesso disinformato e si convince che dare in mano la guida a quello che si pensa abbia le reali informazioni in mano sia la soluzione, si illude che quello che segue stia realmente dando retta alle sue parole, alle opinioni espresse sui social, ma non è così.

Non è una comunicazione che funziona in un sistema di vasi comunicanti, la comunicazione funziona solo nella direzione aspirante tiranno verso allocchi, usati come carne da cannone per i propri scopi.

Ma gli allocchi non capiranno mai né potranno ammettere di esserlo anche perché una presunta libertà di parola, in realtà bocche come cloache che vomitano volgarità, li illude di essere liberi e partecipi.

E non si accorgono che non sono liberi e non si stanno minimamente auto governando anche se la facciata è quella della democrazia.

Ecco perché a chi insulta, fomenta, minaccia, esprime opinioni lesive dei diritti di una società democratica andrebbe immediatamente tolto il diritto di parola dato dai social.

Per il nostro stesso bene.

Abbiamo bisogno di comunicare e abbiamo bisogno di illuderci di fare la differenza ma fare la differenza come cittadini di una società democratica non la si fa in un carnaio di opinioni stupide alimentate da ignoranza e leggende metropolitane che sporcano il clima quotidiano in cui viviamo, alimentano la follia del singolo; il cittadino di una società democratica fa la differenza con il voto, e il suo voto è veramente libero e adulto se procede prima studiando le idee, poi ascoltando.

Quello che ci sta completamente fregando il presente e il futuro è tutto questo parlare e aver perso la capacità di studiare e ascoltare, soprattutto non aver coltivato idee, da decenni, scambiandole con opinioni. Un carnaio di opinioni sconsiderate è oklocrazia.

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Una navicella spaziale su cui non c’è posto per te e i tuoi figli e sei lasciato a morire nel diluvio

Da quando ero adolescente seguo la politica, prima lo facevo perché me lo imponeva mio padre, diceva sempre che quello politico non è solo un diritto ma un dovere e che non possiamo lamentarci, poi, se le cose vanno male e se le regole non ci piacciono se non siamo informati e non facciamo la nostra parte.
Devo dire, da piccola, alzavo gli occhi al cielo e seguivo i TG o leggevo i giornali con la gioia di un cazzotto sulla spalla, ma sono sempre stata una bimba ligia, quindi facevo il mio dovere.
Poi ho scoperto Socrate e ho capito davvero, compreso con ogni cellula il fondamento di ciò di cui parlava la mia famiglia: di ogni regola, di ogni legge, di ogni persona che si candida a curare la cosa pubblica, a me starebbe bene se io fossi parte non solo parte lesa ma anche parte in causa?
Attenzione, porto un esempio estremo per chiarire cosa intendo per pensare a regole, Leggi o persone che devo immaginare agire in assoluto, non per quello che fa comodo a ME in quel momento.
Non pensiamo cose quali “sì daje, allo stupratore la castrazione chimica o per l’omicidio la morte” perché pensiamo a noi come parte lesa, pensiamo se accadesse che nostro fratello venisse accusato ingiustamente di stupro o io di omicidio e non ho le prove per dimostrare la mia innocenza, vorrei una Legge che prevede una pena così irreversibile?
Adesso, per dire, ci sono questi che dicono che è sbagliato accogliere un poveretto che fugge dalla guerra o dalla povertà o dalle torture perché “da noi c’è poco posto” oppure perché sicuramente uno su duemila è un farabutto, ci starebbe bene, come regola valida in assoluto se dovessimo fuggire da un attacco alieno, ci sono 800 posti su una navicella per salvare la vita e a te e alla tua famiglia dicessero:
“No, caro, voi morite, quattro posti in più non ci sono e comunque che ne so che tuo figlio non è un farabutto”?
Vi starebbe bene come regola assoluta, lo trovate “giusto in assoluto”?
Così io ho cominciato a fare quel che potevo come parte attiva in politica, nel microcosmo del mio mestiere e nel tempo che posso dedicargli, mentalmente tanto, praticamente a periodi.
Ma per poter essere onesta in questo mio far parte attiva, devo essere informata, sentire tutte le campane, non chiudermi mentalmente. Oggi questo vuol dire seguire i protagonisti della politica sui social.
Ora, vi assicuro che per me in certi giorni leggere status e dichiarazioni di gente come Salvini, la Santanché o la Meloni (ma di più Salvini) mi fa l’effetto dei video sulla vivisezione, mi fa male l’anima, fa perdere presa e barcollare alla mia più profonda compassione e il rispetto che tento di avere anche verso chi non condivido, perché ho rispetto per ogni essere vivente, io che mi sento male se schiaccio le formiche.
In certe giornate veramente a leggere questa roba e sopratutto i commenti della ggente sotto, non solo auspico l’Apocalisse divina in quanto nuovo repulisti (perché Sodoma e Gomorra non sono luoghi in cui la gente se la spassa, sono i luoghi in cui non si ha più alcuna pietas e senso di fratellanza, lì dove si è perso completamente il messaggio della compassione umana che ci è rivelata da un paio di millenni) ma mi deprimo, ho paura per il futuro delle nuove generazioni, ho paura per le mie nipoti.
In queste giornate mi aiuta a malapena la Bellezza o rileggere qualcosa degli eccelsi ingegni. Ho paura veramente, anche di me, di perdere tutto quello che sono molto fiera di essere diventata, sempre grazie a Socrate di cui ho seguito il principio “diventa ciò che vorresti essere, non limitarti a sembrarlo, diventalo”. Una fa tanta fatica poi arrivano questi barbari.
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Il pianeta su cui vivo è invaso dai mostri

La questione Daisy è stata la conferma definitiva del fatto che molta gente in Italia – non tutta, per me il 17% o anche fosse il 50% unendo le percentuali degli altri fasci al governo, non significa “tutta” la gente – sta veramente male.

Daisy viene ferita e si pensa ad un atto razzista. Viene fuori che questo caso non riguarda l’escalation di violenza verso i neri. Questo caso. Meno male, anche se il fatto non cancella una realtà preoccupante di aggressioni, anche solo verbali tipo l’idiota che ho incontato sul bus dieci giorni fa che guardando male un ragazzo di colore che si faceva i fatti suoi diceva “tanto ora c’è Salvini” o il negoziante davanti alla porta del suo esercizio che, al passaggio di due neri – peraltro con accento americano- dice “è finita la pacchia questi sempre a bighellonare”.

Ma prima e persino dopo il disvelamento della verità sul caso Daisy quel che angoscia è la reazione non tanto di Salvini quanto degli esagitati gregari di questo governo.

Se “e allora il PD” ci fa ridere, “allora i preti pedofili” in risposta al Papa e Famiglia Cristiana o Avvenire, già un po’ meno, assistere ad un “e allora Daisy e la sua famiglia” mentre si tenta di buttare fango su una ragazza, atleta nazionale, coraggiosa e che ha realizzato tanto nella vita sulle proprie forze e talento, fa venire i brividi. Fa venire i brividi soprattutto quando realizzi che una donna, rifattona, di quelle che offende il nostro genere perché nemmeno accetta se stessa, che ha perso persino l’istinto naturale femminile che risiede nella cura e nell’accoglienza, invece che dolersi per quel è successo ad una ragazza di cui potrebbe essere madre se non nonna, scrive delirando sul padre pappone di lei.

E tutti questi malati mentali a commentare assurdità su Daisy e famiglia.

Qui ogni mia umana comprensione per i limitati in QI si ferma. Perché non siamo davanti solo alla banalità del male, libro di cui dovremmo imporre lettura con una bella cura Ludovico, qui siamo davanti a mostri, alieni che di umano non hanno nulla e che andrebbero scacciati da questo pianeta. Andrebbero letteralmente mandati su un altro pianeta perché sono loro gli invasori del mondo dei Buddha, di Gesù, dei Mozart e dei Michelangelo.

Questo è il pianeta che deve essere della fratellanza e della Bellezza. L’essere umano fa i conti tutti i giorni con il proprio lato oscuro e la tentazione dell’egoismo e dell’individualismo, della violenza e della sete di potere e dominio.

Nei millenni abbiamo oscillato tra mostruosità e tendenza al divino. Ma quando il nostro mondo sembra voler farci tornare a ere dominate da mostri, non si può e non si deve restare lì a guardare e liquidare tutto con il sarcasmo.

Si deve agire.

Come hanno detto i migliori pensatori di cui rimane memoria quando la vera democrazia è a rischio e quando precipita il rispetto per l’Uomo, il suo naturale diritto all’eguaglianza, è compito delle persone per bene, l’agire.