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Le donne che dovreste veramente criticare (ovvero la volpe e l’uva come falsariga)

In questa valanga di critiche e insulti verso le giovani donne perché si impegnano politicamente “e chi sei tu per impegnarti politicamente”, o perché hanno successo sui social accusate di vendere un mondo superficiale “come osa fare i milioni Chiara Ferragni”, o perché semplicemente esistono e sono giovani, le creature più pericolose da cui invece dovremmo guardarci, le donne che ammorbano seriamente la dignità del femminile sono quelle che vedo invecchiare con me da anni, una categoria precisa: magari mai state belle ma hanno deciso di giocare la carta del che schifo essere belle, io sono intellettuale (dove l’intellettualismo si è limitato magari ad un paio di libri su quanto non abbiano bisogno del maschio, scritto mentre piangevano in un angolo aspettando la chiamata di quello sposato che le vedeva in qualche pomeriggio libero), magari hanno provato a fare le attrici, non riuscendoci per poi dire che tanto il cinema italiano fa schifo, per infine invecchiare creandosi una specie di fama sbilenca sputando su tutti, fingendo un cinismo e una posa un po’ Hemingway un po’ Carrie di Sex and the city, continuando a dire che sono cretine e cornute quelle che hanno un compagno o peggio una famiglia con figli, idiote quelle che hanno successo perché tanto non lo meritano, zoccole quelle cui è stata donata la bellezza, brutti i film in cui il peccato originale è stato che quel regista o produttore non ha mai considerato la criticante come sceneggiatrice, orridi i libri che sono andati meglio dei suoi stupidari pseudo intellettuali ma buoni nemmeno per leggere qualcosa al posto dell’etichetta dello shampoo quando si fa la cacca.

Questo genere femminile, oggi naturalmente in prima linea contro le Greta ma anche le Ferragni (che hanno il peccato oltretutto, nei confronti della criticante-tipo cui mi riferisco, di aver spazzato via il suo essere stata pallida “tweetstar” per otto minuti) è la cosa più triste e stancante, mortificante per il buon gusto e devastante per ogni forma di lotta femminile, cui assistiamo.

Ma non ne parliamo, loro non le blastiamo.

A vedere il bicchiere mezzo pieno si spera che sia perché nonostante l’importanza che si danno come giudici del reale, hanno meno peso della piuma di Forrest Gump.

A vederlo mezzo vuoto nasce il timore che questo spostamento della generale critica e dell’odio da costoro verso invece chi ha valore o tenta di crearlo, ci sia perché la società alla fine preferisce un femminile acido, fallito e livoroso all’idea di giovani donne che hanno reale impatto sul mondo e soprattutto, decenni davanti di vita e futuro per cui combattono che ‘ste vecchie volpi incartapecorite anagraficamente non hanno, ed è questo che le fa sbavare tanto fingendo di ignorare l’uva.

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Breve esempio di come gli pseudo intellettuali di questo Paese creino il mito del radical chic (assist alla barbarie)

Allora, viene fuori che la sentenza di cui tutti parlano, con le sottigliezze che a noi non professionisti della Legge sarebbero forse sfuggite comunque, dice una cosa diversa da quella strombazzata nel titolo del link e nell’articolo che anche io ho pubblicato su Facebook, riguardo una poveretta che ha subito uno stupro di gruppo dopo essere stata spinta ad ubriacarsi, sottigliezza che cambia nei fatti la sentenza da noi percepita, ma cambia poco il risultato che personalmente mi scandalizza e cioè una condanna a soli tre anni. Un errore nel quale si casca facilmente visto come è proposto l’articolo, scelta evidentemente fatta per avere più effetto e per avere più collegamenti alla pagina web. Il fatto però crea un fenomeno ancora più strano e che mi fa capire ancora una volta perché questo Paese non abbia veramente speranza e perché per chi è arrivato al governo è stato FACILISSIMO creare il mito e l’odio verso il “radical chic”.

Infatti adesso scorrendo i social leggo status e commenti, purtroppo da parte di gente che pur stimo e “di sinistra” che su una faccenda veramente grave in sé ha da dire e commentare e stra-commentare: “che grulli, hanno mal interpretato la sentenza, imbelli, lasciamo perdere che i tipi che hanno più volte lacerato e sfondato la fanciulla abbiano preso solo tre anni ma vi rendete conto (grasse risate o occhietti al cielo) che questi sciuocchi avevano capito che il giudice non aveva riconosciuto l’aggravante del fatto che la avessero fatta ubriacare?” E via risatone e pacchette bonarie sulle spalle di chi ha letto e mal interpretato un articolo, ripeto volutamente fuorviante, accanimento status dietro status verso lo sberleffato del momento, con l’atteggiamento che non coglie la sostanza perché il punto è mostrare la loro superiorità vs una plebe che non capisce.

Attenzione: NON se la prendono con il giornale/giornalista che ha creato l’equivoco ma con chi ha capito male e che spesso cretino non è: se poi legge la sentenza integralmente dirà pure, come unica cosa che intelligente persona possa commentare:

“Ah, ecco, una delle solite cagatelle di giornalisti alla ricerca d’effetto, resta pure il dato che, li mortacci loro: solo tre anni e a girarci pure tanto intorno? COME AL SOLITO?”

Qualche anno fa ho realizzato un corto per un film collettivo sulla Carta dei Diritti Umani e l’argomento a me affidato riguardava le ragioni per cui una percentuale spaventosamente alta di donne che hanno subito violenza decida poi di non denunciare. Ho letto decine di atti di processi e, appunto, sentenze, veramente spaventose. Da una di quelle ho tratto spunto e tratto anche le parole davvero utilizzate durante un processo dal risultato iniquo ed inaccettabile e, vi assicuro, non siamo lontani dal testo paventato da quel titolo e quello cui l’articolo allude.

Non è fantascienza, è già accaduto.

Si può aver frainteso un titolo volutamente ambiguo perché semplicemente non è nulla di nuovo e c’è chi ne è stanco.

Quindi risultano mostruosi quanto l’orrore di questi stupratori che di fatto la fanno franca, sia un Tribunale che nello svolgere le proprie mansioni ancora una volta non sa dare loro pena più severa, che giornalisti che distorcono una notizia per avere più contatti, ma ancora di più gente che del tutto indifferente alla vittima della faccenda, la strumentalizza ancora una volta con ulteriore leggerezza e superficialità, per salire ancora una volta in cattedra e scrivere status saccenti sui social e mostrare a tutti quanto loro siano più intelligenti e sul pezzo.

Ecco perché la cosiddetta sinistra ha dato un assist meraviglioso ai barbari e consegnato loro il Paese: continuiamo a guardare il dito e non la luna. Facciamo i maestrini dall’alto del nostro account Facebook o Twitter fottendocene della sostanza e delle vittime.

E intanto quelli si pigliano tutto.

La Luce