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La Nemesi. (nuova lettera aperta a Giuseppe Conte e a tutti noi)

Carissimo Presidente del Consiglio e carissimi politici italiani,

Ieri ho visto come milioni di persone il Papa in una piazza San Pietro deserta. Un uomo anziano e solo, solissimo, zoppicante, che faceva la cosa più antica ed ancestrale che noi esseri umani facciamo quando vogliamo qualcosa. Preghiamo. Vari dèi, un feticcio, la luna, un pianeta, un albero, qualcosa cui attribuiamo un potere che non abbiamo.

Appena le cose vanno un po’ meglio pensiamo che quel potere sia nostro, degli uomini, che tutto dipenda da noi e maciniamo il mondo con gli strumenti che il potere ci dà. Lo fanno un regnante, un governante, un capo spirituale – che di potere temporale o di intercessione con quel dio che decidiamo di condividere si tratti – e lo fanno i singoli con piccoli poteri quotidiani, per il potere del denaro, quello immeritato di essere nati dalla parte giusta del pianeta, e usiamo quel potere per non dare, maltrattando qualcuno che ha più bisogno di noi, oppure dare in beneficienza sbandierando la nostra bontà come status sociale che ci rende eccezionali.

Io sono nata e cresciuta in un contesto molto religioso. Prima la mia nonna finlandese, figlia di un pastore protestante, che quindi conosceva lunghi brani della Bibbia a memoria, e le mie favole della buonanotte erano relative a questo Dio a volte spaventoso e punitivo, a volte buono e misericordioso, e questo Gesù, un ragazzo che fosse o meno figlio di Dio non conta, ne ammiravo le gesta tanto che per anni, forse ancora oggi, è per me l’icona della parte benevola del divino, quella equa e paziente. Poi sono arrivata in Sicilia, altra nonna dedita alla Madonna, persona che per me era fino ad allora la madre di quel Gesù ma a cui non attribuivo particolari poteri, mi hanno messo a studiare dalle suore cattoliche e ho quindi scoperto un cristianesimo quasi politeista, tanti Santi a cui votarsi e un preferito da scegliere.

La mia crisi con Dio è scattata quando ogni cosa che mi avessero detto di Lui è venuta meno in credibilità, un po’ perché ho passione per la scienza, un po’ perché non ho il carattere per poter accettare qualcosa per pura fede.

Ma il mio rapporto con la spiritualità si è persino rafforzato da quando ho deciso di non dare un nome ad un insieme di fattori che per lo più colleghiamo, noi uomini, a qualcosa, qualcuno, con cui mi pare che ci si rapporti veramente solo quando le cose vanno male, mentre non ci stanno bene le sue regole, a volte severe e a volte scomode, quando le cose sembrano sotto controllo.

So che Lei, onorevole Conte, è credente, se non altro in maniera privata e sobria, mentre molti dei nostri politici sbandierano rosari e invocano la Madonna, con tanto di elettori uniti a loro in questa religio spettacolarizzata, qualcosa che li lega, lo stesso Dio.

Ma molti di questi fedeli, con alcuni politici in testa, sono arrivati al punto di rigettarne il portavoce su questa Terra, il Papa, che pur tra i tesori e gli ori di una casa terrena intitolati ad un Gesù dai principi che paiono aver ispirato il comunismo più che il consumismo, ha invece iniziato il suo papato ricordando i principi reali di questa religio, quelli dell’accoglienza, della solidarietà, dell’amore per il prossimo. Molti che si proclamano fedeli lo hanno rigettato, perché quel che dice è “scomodo”, dati i loro principii, egoisti e con senso di appartenenza tribale.

Solo a me è parso, ieri, che i fatti gli stiano dando ragione, a questo Papa?

Se adesso vogliamo osservare quel che sta accadendo dal punto di vista di quel credo, o se vogliamo osservare quel che accade dal punto di vista delle leggi della Fisica per cui ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, o ancora se vogliamo osservarla dal punto di vista della strategia politica, ogni punto di vista mi ha portato ad un solo concetto.

La Nemesi.

La mia personale paura era, da anni, che qualcosa dovesse prima o poi accadere ad un insieme di persone che hanno dimenticato ogni falsariga morale in un delirio di onnipotenza e dando per garantito quel che si ha ed è così fragile, così incerto, rifiutando gli altri, lasciandoli morire in mare, dicendo che vengono a casa nostra, nostra! che nessuno ce la deve toccare, sputando sui Rom e dicendo che ci entrano in casa per rubare, e ora mi pare ne siano arrivate le conseguenze karmiche: siamo reclusi nelle nostre case.

Noi che abbiamo riso e fatto spallucce, preso in giro quando non minacciato, dei ragazzi quasi bambini che ci hanno detto che la dobbiamo piantare di fare di questo pianeta il nostro parco giochi, e abbiamo invece continuato a volere le nostre fabbriche inquinanti, le nostre auto pestifere, la nostra bottiglietta di plastica, il nostro vestito alla moda, fare i nostri viaggi avanti e indietro in aereo per fare le foto su Instagram e avere tanti followers, che trangugiamo e divoriamo come se non ci fosse un domani (nel senso reale dell’espressione) ci aspettavamo davvero che non arrivasse la nemesi?

Ma al di là dell’ispirazione spirituale, c’è un’altra nemesi che vedo compiersi, più pragmatica, che Vi riguarda, Voi alle prese con la gestione del Paese, mi è accaduto di farci i conti stamattina quando mio marito mi ha letto la notizia su gente che nel Sud Italia ha assaltato un supermercato, pensavo perché stanca di stare in fila, invece è accaduto perché non avevano soldi per fare la spesa, e ieri ho visto le immagini di quella coppia di commercianti disperata davanti ad una Banca perché non hanno più soldi, ad un certo punto un cittadino uscendo dalla Banca ha dato loro qualche banconota piegata, per pietà, un dono caritatevole che forse oggi ti mette il piatto in tavola ma che uccide la tua dignità e ho visto sempre ieri che in Cina migliaia di persone hanno aggredito i poliziotti che tentavano di fermarli mentre andavano al lavoro, al lavoro santoiddio, non a fare una passeggiata, volevano solo andare a lavorare e guadagnare.

Ebbene ho visto un’altra nemesi di cui i politici sono responsabili.

Abbiamo costruito, nell’ultimo secolo, una società capitalista, consumista, fondata sul lavoro, sfruttato, mal pagato, mal distribuito.

In questo Paese, nello specifico, nessun governo mai dal dopoguerra, ha voluto affrontare davvero il fatto che la violazione più grave del diritto di un uomo libero è negargli la dignità del portare il pane a casa.

Questo Paese non può, adesso, fingere di essere una nazione scandinava o qualunque nazione in cui la situazione messa in piedi in questa emergenza è gestibile perché non hanno i nostri scheletri negli armadi, questo Paese più di altri, per la sua Storia, non può non ascoltare la lezione che questa nemesi universale ci sta dando: non possiamo più funzionare, mai più, come si è fatto fino ad oggi.

Non ho bisogno di scomodare il Dio in cui credete, o quello in cui credo io, per vedere che se non cambiamo adesso, ora, subito, contando anche possibili perdite sul campo perché questa, come state dicendo tutti, è una guerra, significa una ancora più grande catastrofe futura.

La catastrofe di oggi ce l’hanno donata i noi stessi di ieri, prima di tutto – pragmaticamente – l’aver ignorato colpevolmente che questo è un Paese fondato sul lavoro sommerso, lavoro a nero a giornata, che è quello con cui mangiavano le persone che hanno cominciato le loro proteste ieri.

Non potete non tener conto che non potete permettervi il panico di andare avanti a braccio, di tirare a campare sui numeri settimana per settimana, gestire l’oggi, perché continuate a seminare male anche il futuro.

Quello che state facendo come politici, come governanti un po’ ovunque, è farvi guidare e farci accettare soluzioni che nascono dalla paura, quella di cui parlava ieri il Papa.

Parlando secondo quello che è il mio, di credo, forse pragmatico, insegna che, davanti alla paura, noi esseri umani possiamo reagire – come tutti gli animali – in maniera ancestrale,  reagire per ogni animale può significa scappare, congelarsi, forse combattere con violenza. Ma noi abbiamo il dono, come umani, del poter dare una risposta.

La risposta è razionale, non dettata dalla paura, analizza i dati soprattutto in vista del loro rapporto causa-effetto.

Ci state chiedendo a tutti di reagire, non di rispondere e cosa gravissima, state reagendo Voi.

Vedo in tutto questo una reazione di paura, che infatti ci fa, per la nostra umana debolezza, approdare adesso agli dèi, a chiedere soccorso, forse pure a fare ammenda battendoci il petto, ma non a fare i conti con le conseguenze di azioni precedenti e soprattutto non rispondendo con risposte nuove a situazioni nuove ma tentando di applicare reazioni vecchie a situazioni nuove.

Non possiamo permettercelo e soprattuto non potete permettervelo Voi, nel Vostro ruolo.

Io vi chiedo, come cittadina, visto che per mia scelta o meno (sicuramente per la mia scelta di accettare le Leggi di un Paese democratico) governata da Voi, di avere la forza morale e prendervi la responsabilità di mettere sul piatto della bilancia, come uno stratega di guerra, il bene futuro, non solo quello presente, di una popolazione che ha bisogno della vita, della salute ma anche della dignità, del pane non elargito per elemosina.

Stiamo pagando la nemesi, la retribuzione karmica, dell’ieri non solo per i morti sul campo di questo orribile invisibile mostro, ma per un potenziale esercito che rischia di morire anche peggio, magari giovane e senza neanche l’onore delle armi di morire con dignità, da un immediato domani.

Dovete prendervi la responsabilità di pensare ad un sistema che permetta alla gente non solo di stare bene in salute, (e anche in questo come sa bene paghiamo l’altra nemesi, quella politica nazionale del non aver mai investito decentemente nella nostra Sanità, quella scientifica mondiale, di aver avuto la hybris di non investire più nella epidemiologia pensando che tanto a noi non ci sarebbe capitato) ma bisogna permettere al popolo di stare bene e in salute lavorando, vivendo, prendendosi se è il caso la responsabilità personale di rischiare di ammalarsi.

Non si può pensare di passare da una gestione politica, ripeto, decennale e con chiunque sia passato al governo, in cui non si è avuta cura della salute e della vita di nessuno, lasciando che intere città si avvelenassero, che cadessero operai dalle impalcature come foglie, ad un paternalismo che ci mette in camera nostra mentre fuori infuria il bombardamento senza avere un piano e/o senza renderci partecipi.

Vi prego,  che siate credenti o meno, se sia per le Leggi degli uomini o per quelle degli dèi, non seminate nuove catastrofi future per non avere colto la lezione.

Non dateci solo i numeri dei morti in battaglia e vaghe notizie su quel che sarà, non togliete alla gente il poco che ha costruito per campare le proprie famiglie, siete lì per questo, ci siete voi e non noi, dovreste essere quelli che non cedono al panico e alla confusione di chi ha paura, Voi non potete avere paura e, considerandola da credenti o meno, prendiamo atto che ogni scelta e azione di oggi, scrive il nostro domani.

Dovete darci un piano, e che tutto non sia assolutamente e mai più, come prima.

Scusate la lunghezza, non mi aspetto risposte ma quel che lasciamo scritto se non altro rimane per il futuro.

Buon lavoro.

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MESSAGGI DA UN RAGAZZO CHE AMAVA LA POLITICA NEL 1974 (del linguaggio e della conoscenza)

Sto leggendo da qualche tempo i quaderni privati di un ragazzo, italiano, ventunenne nel 1974, poi diventato giornalista, per un lavoro che stiamo facendo relativamente al 25 aprile portoghese e questa lettura che sta andando avanti parallelamente alle vicende politiche italiane, si è rivelata una sorta di epifania, per me.

Un ragazzo di ventun anni interessato alla politica prende appunti nei suoi quaderni personali con un linguaggio che oggi appare forbito, colto, nonostante un gergo che oggi può farci tenerezza e ricordare alcuni dialoghi di Ecce Bombo, e parla di avversari politici, di paura del fascismo, di speranza per il popolo, argomentando politicamente, mostrando conoscenza ed è evidente, soprattutto, un certo orgoglio – non certo vanità, dato che non sapeva che un giorno avrebbe fatto leggere questi quaderni a registi o scrittori – per la conoscenza dei testi, per l’aver studiato su libri e preso informazioni in prima persona in viaggi effettuati in situazioni a dir poco precarie, per vedere con i propri occhi.

Qualità che non poteva che farne un giornalista.

Leggo questi quaderni tra ammirazione e tenerezza, poi scorro i social mentre aspetto che bolla l’acqua per cucinare o mentre sto al bagno (lì dove è possibile sopportare tanta superficialità) e leggo il linguaggio non solo dei gregari dei politici ma dei politici stessi che adesso ci governano.

Nota a margine: li chiamo gregari perché altra cosa che noto da anni è che chi decide di seguire un politico che come unico argomento abbia l’individuazione di un un nemico, l’unico sentimento che conosca è l’odio, (mascherando con furbizia il proprio costante incitamento all’odio accusando l’altro di odiare e parlando di se stesso come dispensatore di baci e di amore), quello che possa mai per assurdo scegliere di seguire una persona così non è un cittadino che condivide un ideale politico, ma un gregario mai stato abbastanza in gamba da essere capobranco o leader di qualcosa nemmeno nel proprio condominio, quindi cerca un capobranco che ne faccia le vendette. Non un politico che ne rappresenti ideali, che di fatto non ha, nel corso del dibattito politico ma appunto un uomo forte che ammazzi di botte chi non la pensa come lui.

Come le bestie.

Osservo e paragono questo linguaggio incredibile, che sicuramente avrebbe sconvolto o forse sarebbe stato accolto con incredulità dall’uomo civile del passato, per non parlare di un potenziale uomo evoluto del futuro (sempre se riusciamo a sopravvivere a questo momento senza tornare allo stadio degli scimpanzè che si picchiano per avere più banane).

Tu sei un politico professionista, uno che, come ci si aspetterebbe in una democrazia dai tempi della polis greca, dovrebbe essere più colto, più edotto della cosa politica, più saggio, più sereno dell’uomo medio e a quell’uomo medio che spera di attrarre e persuadere al suo pensiero, dovrebbe fungere da esempio.

In un sistema politico democratico, l’uomo politico professionista ha come primo principio morale il “non sono d’accordo con la tua idea ma morirei purché tu possa avere la libertà di affermarla”, nonché la sua prima preoccupazione – anche solo per i principi della morale kantiana – dovrebbe essere che anche o forse persino soprattutto chi non lo abbia votato possa però essere un minimo soddisfatto, forse persino stupito e compiaciuto nel potersi dire di aver sbagliato opinione, che insomma quella minoranza, sia essa enorme o di un minimo scarto, che non lo ha votato veda rispettate anche le sue esigenze, istanze e opinioni.

Quello cui invece ci troviamo di fronte.

Politici che parlano come ragazzini di sedici anni in piena crisi ormonale, mettono foto con il pollicione alzato, una birra in mano, la torta di compleanno.

Parlano dei risultati ottenuti sempre e solo con un tono indispettito, un vocabolario ripetitivo che fa sospettare che nella loro vita quotidiana non conoscano più di trecento parole del nostro meraviglioso e ricco dizionario, in ogni caso con il tono di chi deve costantemente fare la boccaccia al “nemico” a “quell’altro” che tanto sta lì a rosicare, a prendere maalox perché si rode di invidia (nemmeno fossimo sedicenni che si contendono il premio reginetta del ballo), insomma non si tratta di avere idee diverse e/o opposte ma di invidiare, rosicare mentre l’altro ci fa marameo.

Chiunque non sia d’accordo con “loro” è del PD, il branco non conosce altra realtà sul pianeta che l’essere “loro”, il “loro branco” da una parte,  e di contro IL PD.

Senza nemmeno riflettere sul fatto che se tutta la gente che non è d’accordo con “loro” fosse del PD, questo famigerato PD avrebbe stravinto. Intendo: se la matematica non è un’opinione, sommando le percentuali ottenute alle elezioni da Lega, M5s, PD e quel magma per “loro” oscuro di altri, se non esistesse quel magma nel quale sono convogliati tutti gli altri voti, allora o “loro” avrebbero vinto con l’80% dei voti, o il PD avrebbe fatto almeno il 40%.

Ma non ci arrivano, perché non ragionano. Non ragionano perché quel che conta è litigare, aver ragione,  quel che conta nell’agone è aver l’ultima parola e possibilmente chiudere con il marameo gna gna gna di cui sopra.

Il linguaggio e la postura sono, come ho già notato precedentemente, da talent show, da talk show del pomeriggio.

È tutto un insulare senza prima leggere cosa abbia realmente scritto “quell’altro” nei commenti relativi a post e status puerili e superficiali di questi nostri politici contemporanei oggi al governo.

Questa infinita campagna elettorale trascinata su un terreno così squallido e volgare mi conferma che quelli che hanno vinto, hanno vinto proprio perché il cittadino medio italiano è diventato un qualcosa di quanto più lontano ed alieno rispetto al ventunenne del 1974 di cui sopra, un ragazzo che leggeva libri di pensatori, di politici, di statisti, che aveva ancora negli occhi le macerie del dopoguerra, consapevolezza di parenti morti al fronte, di vicini di casa dei genitori deportati nei campi di concentramento e quindi cosciente, nonostante i pochi giovani anni, dei pericoli che possono causare qualunquismo e superficialità.

E soprattuto del farsi gregari.

Nessuno di questi gregari si accorge né è in grado di avere il pensiero critico per valutare il fatto che la questione delle barche che arrivano in Italia al momento è davvero l’ultimo dei nostri problemi, in questo Paese, che non c’è nessunissima crisi immigrazione, che questa gente che arriva sulle nostre spiagge non è né la minaccia, né la ragione del progressivo impoverimento di questo Paese né tantomeno dell’Europa.

Che non sono poche migliaia di persone, in un Paese di 65 milioni di persone, ad aver creato o creare il nostro progressivo collasso.

L’italiano medio contemporaneo che non sa avere altra funzione né dare altro valore alla propria esistenza che quella del gregario, non usa la politica perché conscio dei propri diritti e doveri di cittadino ma perché è infantile ed egoista e se alla politica guarda (perché fino a qualche tempo fa se ne disinteressava totalmente) è perché ha ravvisato in questi nuovi figuri apparsi sulla scena qualcuno che possa portare avanti ideologicamente il loro egoismo, dare un valore socialmente e moralmente accettato al loro costante livore e fastidio di non essere il centro del mondo; questo cittadino è uno che non conosce altra forma di dialogo che la litigata in piedi tra il pubblico, il pettegolezzo tra due tizi chiusi nella casa del Grande Fratello, non conosce altra modalità di scelta tra una cosa e l’altra che il televoto.

Non segue idee ed ideologie ma è fan o follower di uno che urla più forte e gliene dice quattro, peraltro con la volubilità del bambino capriccioso, infatti basta poco e costoro cambiano tizio da seguire e da amare.

Cosa che ai politici contemporanei che ci governano in questo momento è ben chiara ed ecco perché tentano di aggrapparsi agli unici ideali che questa categoria di persone conosca, che sono appunto l’egoismo e la ricerca del nemico, la frustrazione di un mondo che non è il parco giochi che sembra loro essere per quelli che vivono una vita di lustrini e successi, e che vorrebbero tanto per se stessi.

Semplificandola: questo genere di persona non ce l’ha con chi ha il Rolex e l’attico perché ritiene che il mondo sarebbe più giusto con una più equa distribuzione delle ricchezze, o perché pensino che quelli dovrebbero pagare più tasse o perché pensino che non è giusto che qualcuno abbia tanto e tanti non abbiano niente.

Il punto è che a possedere Rolex ed attici vorrebbero essere loro e per non mettere in dubbio le proprie azioni, capacità o scelte, se ce l’ha un altro e non io sicuramente l’altro chissà cosa abbia combinato di ingiusto e immeritevole, sicuramente lui non ha merito e ciò che io vorrei ce l’ha lui è dato dal suo essere un infame e io un “puro”.

I politici contemporanei che oggi ci governano hanno capito bene la psicologia di questa categoria umana.

Dunque piuttosto che proporre reali e concrete idee per migliorare la vita di tutti i giorni dei cittadini, Sanità, Scuola, trasporti e soprattuto più lavoro per tutti, un futuro per i più giovani, tutto si riduce alla creazione di nuovi antagonisti, come si fosse nella writers room di una scarsissima soap opera, nemici e armi di distrazione di massa che vanno dallo straniero a quelli con il Rolex e l’attico, sperando così di pilotare l’odio sociale che nasce dalla frustrazione di cui sopra verso obiettivi diversi che non siano ciò che veramente serve a rendere migliore un Paese.

Perché sfugge, ai gregari, che non sono “quelli di sinistra”, “quelli del PD” ad avere la vita ricca e dorata che loro stessi sognano bensì una classe sociale che ben si distribuisce tra le appartenenza politiche.

Pensare che esistano davvero i “radical chic con il Rolex e l’attico” è un’idea talmente infantile che le prime volte che ho letto queste affermazioni ho riso di cuore, hanno il sapore della favola dell’Unicorno e la superficialità del “signora mia” in fila alla cassa del supermercato.

E invece no, l’ideazione di un simile antagonista ha avuto immediata presa tra i gregari, la massa di bambini genericamente arrabbiati su cui questi politici contano corrono dietro a questa insana idiozia con la cecità di quelli che correvano con i forconi dietro una poveretta accusata di stregoneria solo perché aveva un neo strano.

È la stessa ignoranza, la stessa totale mancanza di un pensiero critico, di buon senso o logica. Non dico di Cultura perché siamo arrivati al paradosso che la rifiutano, anche se oggi l’accesso alla Cultura sarebbe aperto a tutti, perché persino l’aver Cultura è diventato un difetto e un problema, come nei periodi più bui della nostra Storia. Millenni per arrivare a capire che solo l’avere una Cultura rende le persone libere di avere un pensiero critico, personale, che l’aver Cultura consente, tra l’altro, un’evoluzione umana adulta verso il saper scegliere ideali e non persone, capire chi tenta di usarti e di fregarti.

La più grande vittoria di un Sistema Politico che, mondialmente, vuole far tornare i cittadini da persone pensanti a sciocchi gregari e che è in atto da decenni, è quella cui stiamo assistendo.

Non ne ho trovato uno, in questo fiume di incredibili commenti e frasi sgrammaticate e deliranti, che rispondesse mai seguendo un ragionamento, facendo una citazione che possa darci la speranza di un libro letto, un’informazione approfondita. È tutto un rosicate, morite, state soffrendo eh? Zitto che sei del PD, Pddini schifosi, tieniti tu i negri a casa, pigliati il maalox, però bacioni. Non una sola argomentazione politica, non un accenno di saggezza.

Poi passo agli appunti di questo ragazzo del 1974 e mi sembra di saltare da un pianeta ad un altro, non mi chiedo come siamo arrivati a questo perché sarebbe un’affermazione naive: conosco la Storia e ho sempre seguito con attenzione quello che succedeva nel mondo quindi non posso dirmi stupita.

Ma è come un doccia scozzese, un vero trauma, passare da tanta civiltà e passione politica, anche quando  con un ingenuo ottimismo verso l’umanità, a questo collettivo urlare volgare e pieno di odio.

Siamo un mondo, nel nostro caso un Paese, nel bel mezzo di una tristissima caduta libera e personalmente non vedo più alcuna speranza.

E ci tengo a dire che questa preoccupazione, questo dispiacere per i cittadini del Paese in cui vivo, non è “rosicamento”, è l’ultima traccia che rimane in me di pietas che non so negare neanche verso chi non la pensa come me. Mi dispiace davvero, perché la Storia e persino un documentario sulla fauna insegnano che i gregari sono sempre i primi a pagarne le spese quando il capobranco decide chi si deve salvare e chi no, quando tutto precipita.

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Siamo tutti i Terroni di qualcuno. (se il mio Sud perde memoria e dignità il mio Nord ne soffre)

Sono mezza finlandese e mezza siciliana, due estremi opposti che – come ho già detto – hanno fatto sì che io abbia sempre avuto un senso di non appartenenza e allo stesso tempo di doppia appartenenza.

Quando ero ventenne, alle origini della Lega Nord e dei suoi accoliti feroci contro il terrone e la gente del Sud Italia in generale, mi trovavo vicino Verona, in un Bar, c’erano questi tizi che dicevano cose tremende contro i siciliani cercando la mia complicità (ero molto bionda e alla solita domanda sul mio strano nome avevo risposto “è finlandese”), insomma dicevano: la gente del sud puzza, sono inferiori, imparentati con i negri quindi inferiori, hanno le fronti basse, vanno ancora in giro sull’asino, in Calabria si inculano le capre, poi Bossi che ha la compagna siciliana, ah dovrebbe tirarla giù per la scale quella terrona. Io me li ascolto con calma poi dico: mio padre è siciliano e fino a poco tempo fa vivevo a Messina, ci sono cresciuta.

Reazioni confuse, non imbarazzate ma smarrite, si saranno detti: che fare, picchiarla? Insultarla?

Ma io ho incalzato: però sono nata a Helsinki, di nazionalità finlandese e doppia cittadinanza.

Quindi per me siete tutti terroni. Per me, gli italiani dalle Alpi in giù – perché più a Nord di voi mica stiamo a guardare il pelo – sono ladri, mafiosi, stupratori, voi dei contadini ignoranti e allevatori di maiali, puzzate di maiale e di nebbia.

Silenzio agghiacciato.

Qualcuno ha tentato dei “mafiosi sono al Sud”, io, decisa: no,no lo sono tutti gli italiani, per chi vive nel vero Nord.

C’è sempre qualcuno più a Nord.

Questa simpatica e assurda conversazione in cui questi signori di Verona hanno assaggiato la sensazione che si prova quando qualcuno ti infama solo sulla base di ignoranti pregiudizi e idee surreali, mi torna in mente spesso, visto che si trattava di incalliti leghisti, da quando è iniziata la follia dell’appoggio del Sud d’Italia a Salvini e alla Lega.

La mia parte terrona soffre per la mancanza non di memoria ma di dignità dei miei conterranei e vicini che si comportano come quegli amanti patetici che, maltrattati e presi a calci, sono pronti a strisciare ai piedi del carnefice non appena quello o quella fa una carezzina e un complimento.

La mia parte nordica prude di disprezzo per la ragione di cui sopra, con l’aggiunta del sospetto che vi sia anche o invece una profonda stupidità in chi possa mai cascare in una così penosa trappola: davvero puoi essere così scemo da pensare che quelli improvvisamente vi vogliano bene e che non vi stiate facendo beceramente usare per i loro interessi e porci comodi?

Ma allora c’hanno ragione, siete cretini.

Combattuta tra questi sentimenti mi sale la rabbia da una parte e mi si spezza il cuore dall’altra nel vedere questa gente semplice e credulona che si affolla su pulmini e monta bancarelle come ad una fiera di piazza, con su scritto Sicilia, Calabria, Molise, a farsi usare dalla demagogia e dalla retorica del ragazzone del Nord che sicuramente, tornato a casa sua, continua a dirne che puzzano e si inchiappettano le capre.

Ma è il minimo che ci si possa aspettare, la perdita della dignità, in questa politica ormai da talk show dopo pranzo per signore, in cui se tenti un dialogo con il ragazzone chiedendo chiarimenti su questioni politiche quello non risponde e invece si scatenano come velociraptor gregari in difesa del capobranco, urlando ben protetti dietro nickname cose come“torna al PD”mentre il ragazzone risponde di persona solo agli insulti di tono violento, usando lui una finta serenità e invitando l’insultante a prendere il maalox (insomma interviene di persona solo per il gnegne), e quando tu rispondi ai gregari spiegando che il mondo politico italiano non è Amici di Maria di Filippi in cui “tieni” per uno o per l’altro, non ci sono Lega/5Stelle vs PD e basta, che c’è chi segue idee e non persone, ergo che un cittadino con una cultura politica adulta non casca nel culto della personalità, che ci sono molte altre realtà tra loro e il PD, non sanno più che rispondere.

Ma sono gregari di un capobranco che non si basa su una “cultura politica”,checché ne dica tutto ruota intorno alla divisione della realtà in un noi e loro, nord e sud, dentro e fuori, sopra o sotto.

Senza considerare il pericolo di una tale logica visto che siamo sempre gli altri, i diversi, i terroni di qualcuno.