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Egregio Presidente Conte, non critichiamo Orban (una visione dal futuro)

Egregio Presidente del Consiglio,

ormai sono tre volte che mi rivolgo direttamente a Lei, perché in teoria chi ci governa “sta lì per noi” e dato che vi ostinate tutti a dirci che siamo in guerra mi comporto come faceva quella mia straordinaria parente, che durante gli anni tremendi di World War II si rivolgeva direttamente ai governanti perché essendo donna intelligentissima e di cuore buono, pensava che con un minimo di dialogo diretto potesse parlare al cuore di chi secondo lei stava facendo del male all’Uomo. Ed aveva, tra parentesi, ragione. Ma sa, durante gli eventi le dicevano tutti che non capiva, in quanto donna, ragioni profonde della necessità delle scelte fatte dai governi.

Il Tempo ha dimostrato che aveva ragione eccome, i libri di Storia le danno ragione, ma lei rimane nell’ombra di quello che chiamiamo il popolo, entità che per Voi che vi trovate, per merito o meno, a governarci, è solo un numero da manovrare.

Ieri, seguendo un collegamento dal Giappone ho sentito parole che mi hanno acceso un campanello, campanello che nella mia mente logica ha fatto collegamenti con notizie e realtà che rimbalzano in questi giorni, con in testa la differenza abissale tra i provvedimenti presi qui in Italia e in alcune parti del mondo, appunto il Giappone ma soprattutto nell’altra mia Patria, la Finlandia e in generale il mondo scandinavo.

Lei saprà, per quanto dite spesso che il mondo starebbe imitando il modello italiano e che non è per niente vero, che in quei Paesi nessuno sta imponendo ad un’intera popolazione di tapparsi in casa per Decreto.

Si sta imponendo per Legge a chi è malato o risulta portatore della malattia, la quarantena, per il resto si sta chiedendo, suggerendo, invitando i cittadini ad alcuni comportamenti.

Dove vive la mia famiglia le scuole elementari e l’asilo sono aperti, perché molte persone che lavorano non saprebbero a chi lasciare i figli, hanno invitato le persone anziane e più fragili di salute a recarsi nei negozi negli orari loro dedicati, e invitano le altre categorie a non andare nei negozi in quegli orari.

In Germania stanno imponendo la quarantena a chi è malato o positivo al Virus, per due settimane, chi risulta negativo può fare normalmente le sue cose.

In Svezia, lo sappiamo, e notiamo che il loro tasso di accelerazione del contagio, morti e feriti rimane inferiore a quel che succede qui, nonostante alcun lockdown.

D’altronde, la paventata ecatombe nel Sud Italia non si è manifestata dopo “la fuga dei terroni”, tanto insultata.

Ma queste possono essere questioni opinabili, qua usate tutti i numeri e le statistiche alla bisogna, per cui concentriamoci su quello che mi ha colpito del collegamento dal Giappone e cioè la frase:

Il Giappone ha una Costituzione per cui nessuna circostanza, per nessun governo, prevede neanche lontanamente la possibilità che si facciano Decreti che limitino la libertà del cittadino.

In effetti, noi che ci commoviamo oggi davanti a file di bare di persone anziane falcidiate da un Virus, quando abbiamo smesso di commuoverci per le migliaia di giovani – nostri nonni e loro fratelli – morti per darci una democrazia basata sul principio fondamentale dei diritti umani che, la interrompo subito, non è la Salute ma la Libertà?

Dopo decenni in cui questi nostri antenati hanno vissuto sulla loro pelle la limitazione della Libertà al punto da vivere di coprifuochi, orari in cui si poteva uscire, o anche andando più vicino, noi che abbiamo visto cadere il muro di Berlino, dal quale tanti giovani si sono lanciati incontro alla morte pur di non avere più un governo che in nessun caso al mondo potesse dirti cosa puoi e non puoi fare... quando abbiamo smesso di ricordarci che in una democrazia, secondo la nostra Costituzione, la Salute è un diritto e non certo un dovere, la Libertà è un diritto ed un dovere?

Io voglio vivere in una democrazia, e quello in cui mi rendo conto di avere sbagliato profondamente, da italiana, come abbiamo sbagliato tutti noi italiani che abbiamo il compito e dovere di tenere fede a quel monito che ci sussurrano coloro che ci hanno regalato una democrazia, ha sbagliato il Parlamento, perché noi non avremmo mai dovuto permettere che Lei, temo ingenuamente e mal consigliato, potesse permettersi di stabilire i limiti del nostro movimento nel mondo, tramite Decreti Legge.

Non avremmo mai dovuto permettere che partisse il primo.

Così come sta sbagliando chi lo sta permettendo a casa sua, in quei Paesi che condividono i nostri stessi limiti nel Sistema Sanitario e pur vi vige una democrazia.

State violando la Costituzione, il mondo in cui hanno creduto i miei nonni e i loro fratelli, state creando un precedente legale ed amministrativo gravissimo.

E non avremmo dovuto mai permettervelo.

Non avremmo dovuto permettervi di rispondere a chi vi ha pure detto che sarebbe bastato rivolgersi al buon senso dei cittadini “che ciò non è possibile perché si sa come sono fatti gli italiani” e che quindi andava fatto un atto di forza per costringerci a fare quello che secondo Voi andava fatto. Al di là del concetto offensivo che c’è dietro queste parole, niente e nessuno al mondo avrebbe dovuto giustificare la violazione del principio fondamentale su cui è basata la nostra Repubblica, la Libertà e soprattuto niente e nessuno al mondo implica trattare cittadini adulti come bambini da mettere sotto tutela perché non sanno quello che fanno.

Non siamo bambini da mettere sotto tutela ed è quantomeno ipocrita usare la retorica, demagogica e populista, dell’onda emotiva data dal dispiacere di vedere tanti morti, appellandosi al nostro diritto alla Salute in un Paese in cui se un medico ti dà un’impegnativa per una TAC urgente, aspetti un anno, le nostre ASL sono affollate di anziani in attesa per ore, i nostri ospedali sono normalmente affollati di gente ricoverata in barella in corridoio.

È offensivo e retorico perché vi abbiamo permesso di far diventare un nostro problema quello che è un vostro problema: non eravate pronti, perché dal dopoguerra chi è stato negli edifici in cui Lei adesso passa il suo tempo, se ne è strafregato del diritto alla Salute dei cittadini e quindi non c’erano i mezzi e non c’era il personale per affrontare tutti questi morti tutti insieme – perché sappiamo che è un numero nemmeno paragonabile ai tre milioni di italiani che ogni anno contraggono una polmonite per varie ragioni, i dodicimila che muoiono di questo malanno ogni anno, le migliaia e migliaia che muoiono per l’inquinamento di quelle fabbriche che vi ostinate a non fare chiudere, bambini che sviluppano tumori, feti malformati, centinaia di migliaia di morti per il fumo etc etc etc.

Non eravamo pronti alla quantità e non avevamo la qualità delle strutture, per affrontare tutto questo.

Non doveva diventare un problema nostro, non per Legge, ci andava chiesto, tutto questo terrorismo psicologico non era affatto necessario, è offensivo, sta scavando in tutti noi paranoia e frustrazione. Soprattutto quando gli italiani, generosamente, hanno versato più di cento milioni di euro alla Protezione Civile e avreste ora soldi e gente pronta a lavorare e guadagnare per costruire interi villaggi-ospedale, pieni di bellissimi respiratori (uno costa quindicimila euro) e invece ciò che ci fate vedere, a fronte della dichiarazione di Borrelli che dice che ne avete spesi già otto milioni, sono du’ caserme scamuffe con brande da militari su sui sbattere i malati, mentre c’è chi ha demonizzato Fedez e la Ferragni per una raccolta privata verso un istituto privato che in due settimane ha messo su reparti degni di ospedali finlandesi.

Qualcosa non funziona, come sempre, diremo che siamo nella perfetta tradizione italiana, stiamo ancora cercando tutti quei milioni versati dagli italiani per i terremoti, pensa che troveremo “la valigia accanto alle scarpe “ citando Totò, quando ci chiederemo dove sono finiti tutti questi soldi mentre continuate a dirci “non abbiamo abbastanza mezzi, non abbiamo abbastanza gente”? Assumetela, ‘sta gente, siamo pieni di neolaureati in Medicina ed Infermieristica che appena avete battuto un colpo sono corsi all’appello e glielo dico conoscendone alcuni: non è solo per aiutare che lo fanno ma perché si svegliano sognando di avere un lavoro magari da anni e sono anni che vanno consegnando i Glovo con le loro belle Lauree.

E passiamo alla ragione principale per cui mi permetto di metterla sul chi va là.

Noi, tutti, tranne personaggi di Sua chiara conoscenza, siamo inorriditi davanti al colpo di mano di Orban in Ungheria, dicendo che infine si affaccia un dittatore in Europa.

Scusi ma non capisco la sorpresa.

Quello che Lei sta, forse inconsapevolmente facendo, è creare il perfetto humus perché una realtà autoritaria si crei anche da noi, a breve.

Lei ha creato un precedente gravissimo con questi suoi Decreti ed ecco perché Le dico che avremo dovuto scendere subito in piazza, in una sorta di installazione umana tenendoci a due metri di distanza davanti a Montecitorio, per impedirle da subito che accadesse.

Lei non ha ragionato da politico, ma si è fatto prendere dall’onda emotiva dei fatti, cosa che chi si mette alla guida di un Paese non deve MAI fare, dato che non deve limitarsi MAI al presente piuttosto ragionare su ogni conseguenza delle sue azioni per il domani.

Ha creato un precedente per cui per ragioni di Salute, domani di un asteroide che sfiora la Terra, oppure che so, non vorrei dare l’idea a quel nostro comune amico che lei ha blastato in Parlamento l’estate scorsa, adducendo che si tratta di proteggerci dalla criminalità, di limitare la nostra libertà di movimento per Legge, con un Decreto. Mettere i militari per strada per farci non “una multa” come tutti la stanno recependo, ma una sanzione che riguarda un reato penale, che è ben altra cosa.

Lei, sull’onda emotiva e noi, shockati e imbambolati per la potenza di quel che stava accadendo, abbiamo aperto la porta al peggiore dei mostri.

E Le dico anche come andrà.

Mi attribuiscono poteri di premozione da quando ero piccola, per una leggenda familiare legata ad una bisonnna sciamana che mi avrebbe passato delle capacità, nel realismo magico che contraddistingue parte della mia storia familiare, fatto sta che fin da bambina – è vero – ho fatto spesso impressione per la capacità di prevedere conseguenze e fatti, pare invece che sia per una mente logica che ho, più prosaicamente perché si è scoperto che un quoziente intellettivo particolarmente alto, non è un merito, è DNA, e quindi farei inconsciamente calcoli probabilistici che si avverano nel 99% dei casi, anche perché amo moltissimo la Storia e la Psicologia e quindi quel materiale sta nel mio cervello e lo elabora.

Pensi solo che nel mio lavoro di Regista, il mio prossimo ipotetico film su cui stavamo lavorando e che ho scritto da diversi anni, parla di un Virus che falcidia l’Umanità, folle di comparse che indossano mascherine antibatteriche, la Paura rende tutti diffidenti, aggressivi e superstiziosi. Da dove mi sarà venuto, soprattutto l’insistenza con cui dico da due anni che sarebbe stato il momento giusto per questo film?

Funziono così, peccato che ho anche la sindrome di Cassandra, un po’ come quella mia parente sono un po’ stufa di sentirmi dire, sempre dopo, che “avevo ragione”, non si vuol avere ragione quando si osserva il futuro, si vuole solo avvisare chi sta andando verso il precipizio. Ma il mondo è dominato dalla presunzione.

Fatto sta che ho visto, con ottima chanche di averci preso, cosa succederà, ripeto con altissima probabilità, se non fa subito retromarcia sulle modalità in cui state gestendo questa emergenza (ma per il precedente forse è già tardi).

Citando questi giorni, è vero che noi umani tendiamo a essere presi dal presente e quindi tendiamo magari ad accogliere con le palme oggi chi domani mandiamo in croce scegliendo Barabba.

Lei forse pensa che passerà alla Storia come l’eroe di questi giorni ma so già che massimo tra un anno Lei e Borrelli sarete il capro espiatorio della catastrofe in cui ci state precipitando con queste modalità da reazione isterica e confusa dell’emergenza.

Domani la gente avrà fame, negozi che chiuderanno, settori interi – come il mio che appunto lavoro nel Cinema e audiovisivo – che ci metteranno una vita, se mai ci riusciranno, a fare ripartire il lavoro e questi quattro spicci che adesso sventolate davanti ai nostri nasi, oltretutto da ottenere con la solita dinamica dell’umiliazione del cittadino che si sbatte tra siti che non funzionano e controlli sulla nostra privacy che si dovrebbe avere il buon gusto di evitare, tra un anno avranno il sapore delle brioches di Maria Antonietta dato che state persino a discuterne, quando non far finta di non aver sentito, quando vi propongono di dimezzarvi subito e per un bel po’ gli stipendi per usare quei soldi per la collettività. Un bel Decreto dall’oggi al domani lì non riusciamo a produrlo.

Ma cosa più grave, quel che vedo è che rischia, per quel precedente di cui sopra di passare alla Storia come quello che sparò all’Arciduca a Sarajevo: quello che state innescando con il tenervi in tasca come foste il Guardiano di porta e il Mastro di chiavi, Lei e Borrelli, date di rilascio degli ostaggi che noi ormai dobbiamo solo affidare al vostro buon cuore, questa è una faccenda gravissima, senza precedenti, che ci apre appunto lo scenario di cui parla Harari in una sua bellissima intervista. Qua noi si sta creando terreno per nuovi totalitarismi, nel momento in cui si saggia la docilità con cui, messo davanti ad una paura X, il popolo accetta che la sua Libertà venga limitata per Legge.

Insisto sull’espressione per Legge perché Le sia chiaro che non sono tanto i principi, magari in over reacting, che metto in discussione, ma le modalità.

Dunque io glielo dico molto chiaramente, non da sciamana né da persona intelligente di quella intelligenza familiare che poi non è un merito se non applicata – anzi per me è stata spesso un problema e una cosa da nascondere – ma da persona che ha dovuto – per una vita estremamente complessa, dovendo affrontare più volte il rischio, la morte, avendo passato ore abbracciata al corpo di suo padre morto giovane per aver eroicamente, stupidamente, scelto di aiutare qualcun altro che non fosse se stesso, quando magari avrebbe potuto salvarsi – imparare a controllare quell’onda emotiva che sarebbe stata naturale e non ho cercato capri espiatori, ecco io Le suggerisco – perché io non sono nel ruolo di imporre i miei personali ragionamenti come invece Lei sta facendo con tutti noi – di fare immediata retromarcia da questa dinamica: Voi dovete chiederci, suggerirci, invitarci, non avete il diritto né l’autorità di non lasciare che sia il cittadino, con le informazioni in mano, a poter scegliere, decidere come gestire quell’equilibrio necessario che guida la vita tra Coraggio e Prudenza, smetterla di trattarci come bambini o massa da manovrare.

Perché se la vede in termini di politica futura, tutto quel che sta accadendo in questi giorni La ha completamente bruciata,  per le ragioni ovvie e sicure che Le ho citato prima, l’Uomo cerca sempre qualcuno a cui tagliare la testa quando ha fame, mentre sta invece consegnando un bel pacchetto a chi invidia Orban, in termini di felicità dei cittadini e la felicità parte dalla Libertà, a fronte di inevitabili perdite di una guerra, come continuate voi a chiamarla, state seminando anni di disastro.

Ma soprattutto mi avete personalmente fatta consapevole di essermi addormentata in un Paese ancora democratico, settimane fa, ed essermi svegliata con Voi che sputavate in faccia (non dico altro per non essere volgare) a quei ragazzi che hanno capito che la Libertà vale persino più della vita stessa, perché la Libertà è Vita, la libertà di scegliere persino come morire, sennò è un’esistenza senza senso e senza scopo; quei giovani di cui abbiamo rare immagini in bianco e nero o ancora indietro, solo ritratti ad olio, hanno scelto di morire per dare a noi un mondo in cui fossimo noi a decidere, rappresentati da qualcuno che, prima di mettere mano a quei diritti fondamentali dell’Uomo, prima chiede a noi se siamo d’accordo.

E siamo in moltissimi a non esserlo per le modalità di gestione, perché siamo in contatto con il resto del mondo e perché appunto vediamo il futuro e, soprattutto in termini di conseguenze, scopriremo tutti che non avremmo dovuto esserlo, domani, che non avremmo dovuto neanche venissero gli alieni.

So che come al solito non ci sarà seguito a questa mia, ma se qualcuno dei Suoi se la trova sottomano, se la stampi e se la conservi, ne parliamo magari tra un anno.

Giusto un consiglio e per lasciare traccia nella Storia che qualcuno aveva capito e avvisato.

Grazie

Anne Riitta Ciccone

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La Nemesi. (nuova lettera aperta a Giuseppe Conte e a tutti noi)

Carissimo Presidente del Consiglio e carissimi politici italiani,

Ieri ho visto come milioni di persone il Papa in una piazza San Pietro deserta. Un uomo anziano e solo, solissimo, zoppicante, che faceva la cosa più antica ed ancestrale che noi esseri umani facciamo quando vogliamo qualcosa. Preghiamo. Vari dèi, un feticcio, la luna, un pianeta, un albero, qualcosa cui attribuiamo un potere che non abbiamo.

Appena le cose vanno un po’ meglio pensiamo che quel potere sia nostro, degli uomini, che tutto dipenda da noi e maciniamo il mondo con gli strumenti che il potere ci dà. Lo fanno un regnante, un governante, un capo spirituale – che di potere temporale o di intercessione con quel dio che decidiamo di condividere si tratti – e lo fanno i singoli con piccoli poteri quotidiani, per il potere del denaro, quello immeritato di essere nati dalla parte giusta del pianeta, e usiamo quel potere per non dare, maltrattando qualcuno che ha più bisogno di noi, oppure dare in beneficienza sbandierando la nostra bontà come status sociale che ci rende eccezionali.

Io sono nata e cresciuta in un contesto molto religioso. Prima la mia nonna finlandese, figlia di un pastore protestante, che quindi conosceva lunghi brani della Bibbia a memoria, e le mie favole della buonanotte erano relative a questo Dio a volte spaventoso e punitivo, a volte buono e misericordioso, e questo Gesù, un ragazzo che fosse o meno figlio di Dio non conta, ne ammiravo le gesta tanto che per anni, forse ancora oggi, è per me l’icona della parte benevola del divino, quella equa e paziente. Poi sono arrivata in Sicilia, altra nonna dedita alla Madonna, persona che per me era fino ad allora la madre di quel Gesù ma a cui non attribuivo particolari poteri, mi hanno messo a studiare dalle suore cattoliche e ho quindi scoperto un cristianesimo quasi politeista, tanti Santi a cui votarsi e un preferito da scegliere.

La mia crisi con Dio è scattata quando ogni cosa che mi avessero detto di Lui è venuta meno in credibilità, un po’ perché ho passione per la scienza, un po’ perché non ho il carattere per poter accettare qualcosa per pura fede.

Ma il mio rapporto con la spiritualità si è persino rafforzato da quando ho deciso di non dare un nome ad un insieme di fattori che per lo più colleghiamo, noi uomini, a qualcosa, qualcuno, con cui mi pare che ci si rapporti veramente solo quando le cose vanno male, mentre non ci stanno bene le sue regole, a volte severe e a volte scomode, quando le cose sembrano sotto controllo.

So che Lei, onorevole Conte, è credente, se non altro in maniera privata e sobria, mentre molti dei nostri politici sbandierano rosari e invocano la Madonna, con tanto di elettori uniti a loro in questa religio spettacolarizzata, qualcosa che li lega, lo stesso Dio.

Ma molti di questi fedeli, con alcuni politici in testa, sono arrivati al punto di rigettarne il portavoce su questa Terra, il Papa, che pur tra i tesori e gli ori di una casa terrena intitolati ad un Gesù dai principi che paiono aver ispirato il comunismo più che il consumismo, ha invece iniziato il suo papato ricordando i principi reali di questa religio, quelli dell’accoglienza, della solidarietà, dell’amore per il prossimo. Molti che si proclamano fedeli lo hanno rigettato, perché quel che dice è “scomodo”, dati i loro principii, egoisti e con senso di appartenenza tribale.

Solo a me è parso, ieri, che i fatti gli stiano dando ragione, a questo Papa?

Se adesso vogliamo osservare quel che sta accadendo dal punto di vista di quel credo, o se vogliamo osservare quel che accade dal punto di vista delle leggi della Fisica per cui ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, o ancora se vogliamo osservarla dal punto di vista della strategia politica, ogni punto di vista mi ha portato ad un solo concetto.

La Nemesi.

La mia personale paura era, da anni, che qualcosa dovesse prima o poi accadere ad un insieme di persone che hanno dimenticato ogni falsariga morale in un delirio di onnipotenza e dando per garantito quel che si ha ed è così fragile, così incerto, rifiutando gli altri, lasciandoli morire in mare, dicendo che vengono a casa nostra, nostra! che nessuno ce la deve toccare, sputando sui Rom e dicendo che ci entrano in casa per rubare, e ora mi pare ne siano arrivate le conseguenze karmiche: siamo reclusi nelle nostre case.

Noi che abbiamo riso e fatto spallucce, preso in giro quando non minacciato, dei ragazzi quasi bambini che ci hanno detto che la dobbiamo piantare di fare di questo pianeta il nostro parco giochi, e abbiamo invece continuato a volere le nostre fabbriche inquinanti, le nostre auto pestifere, la nostra bottiglietta di plastica, il nostro vestito alla moda, fare i nostri viaggi avanti e indietro in aereo per fare le foto su Instagram e avere tanti followers, che trangugiamo e divoriamo come se non ci fosse un domani (nel senso reale dell’espressione) ci aspettavamo davvero che non arrivasse la nemesi?

Ma al di là dell’ispirazione spirituale, c’è un’altra nemesi che vedo compiersi, più pragmatica, che Vi riguarda, Voi alle prese con la gestione del Paese, mi è accaduto di farci i conti stamattina quando mio marito mi ha letto la notizia su gente che nel Sud Italia ha assaltato un supermercato, pensavo perché stanca di stare in fila, invece è accaduto perché non avevano soldi per fare la spesa, e ieri ho visto le immagini di quella coppia di commercianti disperata davanti ad una Banca perché non hanno più soldi, ad un certo punto un cittadino uscendo dalla Banca ha dato loro qualche banconota piegata, per pietà, un dono caritatevole che forse oggi ti mette il piatto in tavola ma che uccide la tua dignità e ho visto sempre ieri che in Cina migliaia di persone hanno aggredito i poliziotti che tentavano di fermarli mentre andavano al lavoro, al lavoro santoiddio, non a fare una passeggiata, volevano solo andare a lavorare e guadagnare.

Ebbene ho visto un’altra nemesi di cui i politici sono responsabili.

Abbiamo costruito, nell’ultimo secolo, una società capitalista, consumista, fondata sul lavoro, sfruttato, mal pagato, mal distribuito.

In questo Paese, nello specifico, nessun governo mai dal dopoguerra, ha voluto affrontare davvero il fatto che la violazione più grave del diritto di un uomo libero è negargli la dignità del portare il pane a casa.

Questo Paese non può, adesso, fingere di essere una nazione scandinava o qualunque nazione in cui la situazione messa in piedi in questa emergenza è gestibile perché non hanno i nostri scheletri negli armadi, questo Paese più di altri, per la sua Storia, non può non ascoltare la lezione che questa nemesi universale ci sta dando: non possiamo più funzionare, mai più, come si è fatto fino ad oggi.

Non ho bisogno di scomodare il Dio in cui credete, o quello in cui credo io, per vedere che se non cambiamo adesso, ora, subito, contando anche possibili perdite sul campo perché questa, come state dicendo tutti, è una guerra, significa una ancora più grande catastrofe futura.

La catastrofe di oggi ce l’hanno donata i noi stessi di ieri, prima di tutto – pragmaticamente – l’aver ignorato colpevolmente che questo è un Paese fondato sul lavoro sommerso, lavoro a nero a giornata, che è quello con cui mangiavano le persone che hanno cominciato le loro proteste ieri.

Non potete non tener conto che non potete permettervi il panico di andare avanti a braccio, di tirare a campare sui numeri settimana per settimana, gestire l’oggi, perché continuate a seminare male anche il futuro.

Quello che state facendo come politici, come governanti un po’ ovunque, è farvi guidare e farci accettare soluzioni che nascono dalla paura, quella di cui parlava ieri il Papa.

Parlando secondo quello che è il mio, di credo, forse pragmatico, insegna che, davanti alla paura, noi esseri umani possiamo reagire – come tutti gli animali – in maniera ancestrale,  reagire per ogni animale può significa scappare, congelarsi, forse combattere con violenza. Ma noi abbiamo il dono, come umani, del poter dare una risposta.

La risposta è razionale, non dettata dalla paura, analizza i dati soprattutto in vista del loro rapporto causa-effetto.

Ci state chiedendo a tutti di reagire, non di rispondere e cosa gravissima, state reagendo Voi.

Vedo in tutto questo una reazione di paura, che infatti ci fa, per la nostra umana debolezza, approdare adesso agli dèi, a chiedere soccorso, forse pure a fare ammenda battendoci il petto, ma non a fare i conti con le conseguenze di azioni precedenti e soprattutto non rispondendo con risposte nuove a situazioni nuove ma tentando di applicare reazioni vecchie a situazioni nuove.

Non possiamo permettercelo e soprattuto non potete permettervelo Voi, nel Vostro ruolo.

Io vi chiedo, come cittadina, visto che per mia scelta o meno (sicuramente per la mia scelta di accettare le Leggi di un Paese democratico) governata da Voi, di avere la forza morale e prendervi la responsabilità di mettere sul piatto della bilancia, come uno stratega di guerra, il bene futuro, non solo quello presente, di una popolazione che ha bisogno della vita, della salute ma anche della dignità, del pane non elargito per elemosina.

Stiamo pagando la nemesi, la retribuzione karmica, dell’ieri non solo per i morti sul campo di questo orribile invisibile mostro, ma per un potenziale esercito che rischia di morire anche peggio, magari giovane e senza neanche l’onore delle armi di morire con dignità, da un immediato domani.

Dovete prendervi la responsabilità di pensare ad un sistema che permetta alla gente non solo di stare bene in salute, (e anche in questo come sa bene paghiamo l’altra nemesi, quella politica nazionale del non aver mai investito decentemente nella nostra Sanità, quella scientifica mondiale, di aver avuto la hybris di non investire più nella epidemiologia pensando che tanto a noi non ci sarebbe capitato) ma bisogna permettere al popolo di stare bene e in salute lavorando, vivendo, prendendosi se è il caso la responsabilità personale di rischiare di ammalarsi.

Non si può pensare di passare da una gestione politica, ripeto, decennale e con chiunque sia passato al governo, in cui non si è avuta cura della salute e della vita di nessuno, lasciando che intere città si avvelenassero, che cadessero operai dalle impalcature come foglie, ad un paternalismo che ci mette in camera nostra mentre fuori infuria il bombardamento senza avere un piano e/o senza renderci partecipi.

Vi prego,  che siate credenti o meno, se sia per le Leggi degli uomini o per quelle degli dèi, non seminate nuove catastrofi future per non avere colto la lezione.

Non dateci solo i numeri dei morti in battaglia e vaghe notizie su quel che sarà, non togliete alla gente il poco che ha costruito per campare le proprie famiglie, siete lì per questo, ci siete voi e non noi, dovreste essere quelli che non cedono al panico e alla confusione di chi ha paura, Voi non potete avere paura e, considerandola da credenti o meno, prendiamo atto che ogni scelta e azione di oggi, scrive il nostro domani.

Dovete darci un piano, e che tutto non sia assolutamente e mai più, come prima.

Scusate la lunghezza, non mi aspetto risposte ma quel che lasciamo scritto se non altro rimane per il futuro.

Buon lavoro.

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Lettera aperta a Giuseppe Conte (della comunicazione e le sue trappole)

Carissimo Presidente,

Le scrivo, in una dinamica forse inconsueta, sicuramente per fare a tutti voi i complimenti per la gestione di una situazione eccezionale e che in pochi avrebbero saputo affrontare. È quasi commovente come la politica in genere stia facendo muro contro questo piccolo mostro oscuro che ha portato le nostre vite ad essere un film di fantascienza. Ma scrivo, forse stupidamente, per chiedere a voi, sia al governo, che non al governo, alla Presidenza e qualunque ruolo istituzionale, per supplicarvi – non pregarvi ma supplicarvi – di fare una riflessione sulla comunicazione, in queste difficili giornate.

Come comunichiamo fa una differenza cruciale, sarà perché lo faccio per lavoro, come narratrice, perché lo insegno ai miei studenti, come docente di Cinema, ma quel che conta nella narrazione spesso è più come si comunicano le cose che ciò che viene comunicato in sé.

Capisco perfettamente che al momento, stare in casa e muoverci il meno possibile, come ha detto un medico a Sky tg24 giorni fa: “È forse l’unica cosa che si possa fare, anche se non sappiamo come funzioni esattamente questo virus” , soprattutto per solidarietà verso quelle Regioni falcidiate dall’orribile invisibile mostro (perché di fatto, a quanto pare, c’è un forte legame tra il mostro e la nostra incuria e indifferenza verso l’inquinamento, le polveri sottili, e quindi ha favorito la circolazione del Virus lì dove la gente viveva in delle camere a gas), capisco che dobbiamo aiutare come possiamo Ospedali che non hanno abbastanza mezzi e strutture per reggere una simile catastrofe ma vi prego, per il bene dell’armonia sociale, di iniziare voi che tanto influenzate pensiero e linguaggio della gente e chiedere alla Stampa e ai Media di evitare un clima da caccia alle streghe, additando, accusando, cercando un colpevole umano ad una situazione che ci fa disperare, e quindi creando presupposti per innescare quel meccanismo superstizioso per cui “se va bene è merito del dio, se va male dobbiamo trovare il capro espiatorio” nel runner o il signore che porta fuori il cane tre volte al giorno (che poi sono le volte che servono a un povero quadrupede per non farti i bisogni in casa).

Questo Paese soffre, da decenni, una degenerazione morale per cui si cerca sempre un nemico, qualcuno con cui prendersela per paure e frustrazioni, e qua si è passati dalla povertà causata dal migrante, alla pandemia causata dalla gente per strada, passando per la delazione del vicino; persino da parte di gente che ha proclamato la sua tolleranza, fraternità etc. fino a due mesi fa accusando e additando il razzista, e ora fotografa un runner che corre nel nulla assoluto o il vicino che esce; stiamo consentendo che si scateni la delazione e l’odio per il vicino, il caccia all’untore o caccia al corridore, e questo significa abbattere moralmente quel sottile muro che ci salva da un possibile totalitarismo futuro, creando le basi del dividi et impera. Passare dall’odiare lo straniero ad odiare la vicina che fa jogging, lei capisce cosa intendo,  contribuisce a creare le basi del dividi et impera, quando si porta l’odio fino al proprio condominio.

Ora, in una situazione in cui ci si chiede di restare in casa (chiarisco: io sono barricata da dieci giorni, sono figlia di Socrate, lo farei anche se non fossi d’accordo perché se seguo le leggi di Atene, le seguo anche quando non condivido, almeno fino a che non violano i principi della democrazia e qui ci stiamo andando vicino, ma è un altro discorso e non è il momento delle polemiche) ma in cui nella stessa Lombardia gli operai devono continuare ad andare al lavoro, peccato che l’Atm limiti le corse e quindi questa gente è costretta ad ammassarsi comunque; una situazione in cui ci si chiede di restare a casa ma anche di “continuare a comprare Made in Italy che tanto ci sono possibilità di farlo online” senza tener conto che a portarci questi prodotti non sono certo degli androidi o dei robot; in cui la gente addita chi va a fare la spesa tutti i giorni ma qua a Roma vedo passare consegne di cibo a domicilio come se non ci fosse un domani, con ragazzi che sfrecciano con i loro box con pizze e cibo cinese, e anche loro non mi sembrano dei robot. Quindi in questa non troppo piccola contraddizione in termini vogliamo avere una capacità di misura e mediazione quando nei TG, comunicati e interviste parliamo della “troppa gente ancora in giro”?

Vogliamo evitare di colpevolizzare e soprattutto non giudicare troppo quando non sappiamo chi stia in giro e perché, per le ragioni di cui sopra?

Non potete anche non tenere conto del male che alla popolazione farà, alla lunga, bambini compresi, non avere nemmeno l’ora d’aria. I tanto vituperati runner se sono abituati a correre un’ora al giorno, o comprate loro dei tapis roulant o mettete conto che una persona con quel grado di allenamento non può e non deve, “per la sua salute”, fermare di botto tali ritmi, per il suo cuore, per i suoi neurotrasmettitori.

Io non corro da vent’anni ma sono stata una quasi agonista e so di che parlo, se lo farà spiegare da un medico sportivo. Così come non potete non tenere conto che la frase “impazzire dentro casa” per alcune persone con problemi (e case!) di varia natura, non è un modo di dire.

Al di là dello sfiorare l’anticostituzionale e sicuramente, lei è Avvocato, lo saprà, l’illegale pur in tempi di emergenza, uno stato militare in cui arrestano uno che fa una passeggiata, per “la nostra salute”,  credo non si debba tirare troppo la corda e trovare sagge vie di mezzo.

Un’ultima cosa, sempre in merito alla comunicazione: le modalità con cui si cerca sensazionalismo, il bicchiere mezzo vuoto sempre, cose come il non sottolineare costantemente quanto detto due giorni fa, durante il quotidiano bollettino della Protezione Civile: “morti CON Coronavirus, non morti PER Coronavirus” come ci ha tenuto a chiarire Borrelli e che fa una bella differenza di percezione e angoscia, non dare un orizzonte di liberazione alla gente, spostare la data senza darne un’altra, sono cose che fanno crescere paranoia e malcontento, anche perché – lo sappiamo bene, glielo staranno dicendo gli scienziati, così come ce lo sussurrano i nostri medici – se non si è fermato in un mese, il contagio non si ferma in due, tre o sei mesi, dunque qualcosa non sta funzionando e non è certo il runner il problema.

Bisogna far fronte ma non si possono tenere in ostaggio le vite della gente, soprattuto in quelle zone in cui dove questa ecatombe non c’è e non ci sono le stesse condizioni per cui si scateni (e questo sono sicura che glielo stiano dicendo).

Ma soprattuto questa comunicazione esasperata ci sta creando un pregiudizio intorno, nel resto del mondo, dal quale non ci riprenderemo per anni.

Bene che l’Europa ci stia aiutando, viste le dimensioni del problema almeno abbiamo attirato la loro attenzione, ma non può non tener conto che per averla comunicata così, mia sorella che vive vicino Helsinki (sono nata in Finlandia, siamo di madre finlandese e padre italiano) si è sentita aggredita per il suo cognome italiano per paranoia che fosse infetta anche se non viene a Roma da un anno.

La nostra è una terra che si basa sul Turismo, ci vorranno anni perché la gente non ci veda come un luogo di peste e di morte, perché è così che la stiamo comunicando, senza alcuna riflessione sul futuro.

Ripeto, qui il “cosa” è chiaro a tutti, ma una persona mediatrice e saggia come deve essere chi sta alla guida di un Paese, sta molto attenta al “come”. Cerca di tenere calmi gli animi, di non colpevolizzare nessuno, cerca di difendere anche l’immagine del Paese, e mi permetto di dire che tale persona pur nell’oggi più cupo, riflette soprattutto sul domani.

E non solo per il dato economico.

Mi scusi la lunghezza e l’ardire di una mossa così ingenua, ma sono sinceramente esasperata dai toni, dal clima, dell’odio e il costante giudizio che sento intorno a me, voi parlate di eccezionali italiani che cantano l’inno, personalmente vedo che il rovescio di questo abborracciato patriottismo è di ostilità e caccia al colpevole che non mi piace per niente. Al di là del resto che mi premeva comunicarLe.

Spero nella sua lungimiranza e che sappia trasmettere alle persone che contano un pensiero forse non tanto peregrino.

Buon lavoro e grazie per l’attenzione (e sempre per la battaglia che state facendo)

Anne-Riitta Ciccone