c'è pure questo · della narrazione · il mondo dalla mia stanza · L’Aliena · Uncategorized · whatever

La Nemesi. (nuova lettera aperta a Giuseppe Conte e a tutti noi)

Carissimo Presidente del Consiglio e carissimi politici italiani,

Ieri ho visto come milioni di persone il Papa in una piazza San Pietro deserta. Un uomo anziano e solo, solissimo, zoppicante, che faceva la cosa più antica ed ancestrale che noi esseri umani facciamo quando vogliamo qualcosa. Preghiamo. Vari dèi, un feticcio, la luna, un pianeta, un albero, qualcosa cui attribuiamo un potere che non abbiamo.

Appena le cose vanno un po’ meglio pensiamo che quel potere sia nostro, degli uomini, che tutto dipenda da noi e maciniamo il mondo con gli strumenti che il potere ci dà. Lo fanno un regnante, un governante, un capo spirituale – che di potere temporale o di intercessione con quel dio che decidiamo di condividere si tratti – e lo fanno i singoli con piccoli poteri quotidiani, per il potere del denaro, quello immeritato di essere nati dalla parte giusta del pianeta, e usiamo quel potere per non dare, maltrattando qualcuno che ha più bisogno di noi, oppure dare in beneficienza sbandierando la nostra bontà come status sociale che ci rende eccezionali.

Io sono nata e cresciuta in un contesto molto religioso. Prima la mia nonna finlandese, figlia di un pastore protestante, che quindi conosceva lunghi brani della Bibbia a memoria, e le mie favole della buonanotte erano relative a questo Dio a volte spaventoso e punitivo, a volte buono e misericordioso, e questo Gesù, un ragazzo che fosse o meno figlio di Dio non conta, ne ammiravo le gesta tanto che per anni, forse ancora oggi, è per me l’icona della parte benevola del divino, quella equa e paziente. Poi sono arrivata in Sicilia, altra nonna dedita alla Madonna, persona che per me era fino ad allora la madre di quel Gesù ma a cui non attribuivo particolari poteri, mi hanno messo a studiare dalle suore cattoliche e ho quindi scoperto un cristianesimo quasi politeista, tanti Santi a cui votarsi e un preferito da scegliere.

La mia crisi con Dio è scattata quando ogni cosa che mi avessero detto di Lui è venuta meno in credibilità, un po’ perché ho passione per la scienza, un po’ perché non ho il carattere per poter accettare qualcosa per pura fede.

Ma il mio rapporto con la spiritualità si è persino rafforzato da quando ho deciso di non dare un nome ad un insieme di fattori che per lo più colleghiamo, noi uomini, a qualcosa, qualcuno, con cui mi pare che ci si rapporti veramente solo quando le cose vanno male, mentre non ci stanno bene le sue regole, a volte severe e a volte scomode, quando le cose sembrano sotto controllo.

So che Lei, onorevole Conte, è credente, se non altro in maniera privata e sobria, mentre molti dei nostri politici sbandierano rosari e invocano la Madonna, con tanto di elettori uniti a loro in questa religio spettacolarizzata, qualcosa che li lega, lo stesso Dio.

Ma molti di questi fedeli, con alcuni politici in testa, sono arrivati al punto di rigettarne il portavoce su questa Terra, il Papa, che pur tra i tesori e gli ori di una casa terrena intitolati ad un Gesù dai principi che paiono aver ispirato il comunismo più che il consumismo, ha invece iniziato il suo papato ricordando i principi reali di questa religio, quelli dell’accoglienza, della solidarietà, dell’amore per il prossimo. Molti che si proclamano fedeli lo hanno rigettato, perché quel che dice è “scomodo”, dati i loro principii, egoisti e con senso di appartenenza tribale.

Solo a me è parso, ieri, che i fatti gli stiano dando ragione, a questo Papa?

Se adesso vogliamo osservare quel che sta accadendo dal punto di vista di quel credo, o se vogliamo osservare quel che accade dal punto di vista delle leggi della Fisica per cui ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, o ancora se vogliamo osservarla dal punto di vista della strategia politica, ogni punto di vista mi ha portato ad un solo concetto.

La Nemesi.

La mia personale paura era, da anni, che qualcosa dovesse prima o poi accadere ad un insieme di persone che hanno dimenticato ogni falsariga morale in un delirio di onnipotenza e dando per garantito quel che si ha ed è così fragile, così incerto, rifiutando gli altri, lasciandoli morire in mare, dicendo che vengono a casa nostra, nostra! che nessuno ce la deve toccare, sputando sui Rom e dicendo che ci entrano in casa per rubare, e ora mi pare ne siano arrivate le conseguenze karmiche: siamo reclusi nelle nostre case.

Noi che abbiamo riso e fatto spallucce, preso in giro quando non minacciato, dei ragazzi quasi bambini che ci hanno detto che la dobbiamo piantare di fare di questo pianeta il nostro parco giochi, e abbiamo invece continuato a volere le nostre fabbriche inquinanti, le nostre auto pestifere, la nostra bottiglietta di plastica, il nostro vestito alla moda, fare i nostri viaggi avanti e indietro in aereo per fare le foto su Instagram e avere tanti followers, che trangugiamo e divoriamo come se non ci fosse un domani (nel senso reale dell’espressione) ci aspettavamo davvero che non arrivasse la nemesi?

Ma al di là dell’ispirazione spirituale, c’è un’altra nemesi che vedo compiersi, più pragmatica, che Vi riguarda, Voi alle prese con la gestione del Paese, mi è accaduto di farci i conti stamattina quando mio marito mi ha letto la notizia su gente che nel Sud Italia ha assaltato un supermercato, pensavo perché stanca di stare in fila, invece è accaduto perché non avevano soldi per fare la spesa, e ieri ho visto le immagini di quella coppia di commercianti disperata davanti ad una Banca perché non hanno più soldi, ad un certo punto un cittadino uscendo dalla Banca ha dato loro qualche banconota piegata, per pietà, un dono caritatevole che forse oggi ti mette il piatto in tavola ma che uccide la tua dignità e ho visto sempre ieri che in Cina migliaia di persone hanno aggredito i poliziotti che tentavano di fermarli mentre andavano al lavoro, al lavoro santoiddio, non a fare una passeggiata, volevano solo andare a lavorare e guadagnare.

Ebbene ho visto un’altra nemesi di cui i politici sono responsabili.

Abbiamo costruito, nell’ultimo secolo, una società capitalista, consumista, fondata sul lavoro, sfruttato, mal pagato, mal distribuito.

In questo Paese, nello specifico, nessun governo mai dal dopoguerra, ha voluto affrontare davvero il fatto che la violazione più grave del diritto di un uomo libero è negargli la dignità del portare il pane a casa.

Questo Paese non può, adesso, fingere di essere una nazione scandinava o qualunque nazione in cui la situazione messa in piedi in questa emergenza è gestibile perché non hanno i nostri scheletri negli armadi, questo Paese più di altri, per la sua Storia, non può non ascoltare la lezione che questa nemesi universale ci sta dando: non possiamo più funzionare, mai più, come si è fatto fino ad oggi.

Non ho bisogno di scomodare il Dio in cui credete, o quello in cui credo io, per vedere che se non cambiamo adesso, ora, subito, contando anche possibili perdite sul campo perché questa, come state dicendo tutti, è una guerra, significa una ancora più grande catastrofe futura.

La catastrofe di oggi ce l’hanno donata i noi stessi di ieri, prima di tutto – pragmaticamente – l’aver ignorato colpevolmente che questo è un Paese fondato sul lavoro sommerso, lavoro a nero a giornata, che è quello con cui mangiavano le persone che hanno cominciato le loro proteste ieri.

Non potete non tener conto che non potete permettervi il panico di andare avanti a braccio, di tirare a campare sui numeri settimana per settimana, gestire l’oggi, perché continuate a seminare male anche il futuro.

Quello che state facendo come politici, come governanti un po’ ovunque, è farvi guidare e farci accettare soluzioni che nascono dalla paura, quella di cui parlava ieri il Papa.

Parlando secondo quello che è il mio, di credo, forse pragmatico, insegna che, davanti alla paura, noi esseri umani possiamo reagire – come tutti gli animali – in maniera ancestrale,  reagire per ogni animale può significa scappare, congelarsi, forse combattere con violenza. Ma noi abbiamo il dono, come umani, del poter dare una risposta.

La risposta è razionale, non dettata dalla paura, analizza i dati soprattutto in vista del loro rapporto causa-effetto.

Ci state chiedendo a tutti di reagire, non di rispondere e cosa gravissima, state reagendo Voi.

Vedo in tutto questo una reazione di paura, che infatti ci fa, per la nostra umana debolezza, approdare adesso agli dèi, a chiedere soccorso, forse pure a fare ammenda battendoci il petto, ma non a fare i conti con le conseguenze di azioni precedenti e soprattutto non rispondendo con risposte nuove a situazioni nuove ma tentando di applicare reazioni vecchie a situazioni nuove.

Non possiamo permettercelo e soprattuto non potete permettervelo Voi, nel Vostro ruolo.

Io vi chiedo, come cittadina, visto che per mia scelta o meno (sicuramente per la mia scelta di accettare le Leggi di un Paese democratico) governata da Voi, di avere la forza morale e prendervi la responsabilità di mettere sul piatto della bilancia, come uno stratega di guerra, il bene futuro, non solo quello presente, di una popolazione che ha bisogno della vita, della salute ma anche della dignità, del pane non elargito per elemosina.

Stiamo pagando la nemesi, la retribuzione karmica, dell’ieri non solo per i morti sul campo di questo orribile invisibile mostro, ma per un potenziale esercito che rischia di morire anche peggio, magari giovane e senza neanche l’onore delle armi di morire con dignità, da un immediato domani.

Dovete prendervi la responsabilità di pensare ad un sistema che permetta alla gente non solo di stare bene in salute, (e anche in questo come sa bene paghiamo l’altra nemesi, quella politica nazionale del non aver mai investito decentemente nella nostra Sanità, quella scientifica mondiale, di aver avuto la hybris di non investire più nella epidemiologia pensando che tanto a noi non ci sarebbe capitato) ma bisogna permettere al popolo di stare bene e in salute lavorando, vivendo, prendendosi se è il caso la responsabilità personale di rischiare di ammalarsi.

Non si può pensare di passare da una gestione politica, ripeto, decennale e con chiunque sia passato al governo, in cui non si è avuta cura della salute e della vita di nessuno, lasciando che intere città si avvelenassero, che cadessero operai dalle impalcature come foglie, ad un paternalismo che ci mette in camera nostra mentre fuori infuria il bombardamento senza avere un piano e/o senza renderci partecipi.

Vi prego,  che siate credenti o meno, se sia per le Leggi degli uomini o per quelle degli dèi, non seminate nuove catastrofi future per non avere colto la lezione.

Non dateci solo i numeri dei morti in battaglia e vaghe notizie su quel che sarà, non togliete alla gente il poco che ha costruito per campare le proprie famiglie, siete lì per questo, ci siete voi e non noi, dovreste essere quelli che non cedono al panico e alla confusione di chi ha paura, Voi non potete avere paura e, considerandola da credenti o meno, prendiamo atto che ogni scelta e azione di oggi, scrive il nostro domani.

Dovete darci un piano, e che tutto non sia assolutamente e mai più, come prima.

Scusate la lunghezza, non mi aspetto risposte ma quel che lasciamo scritto se non altro rimane per il futuro.

Buon lavoro.

c'è pure questo · della narrazione · il mondo dalla mia stanza · L’Aliena · whatever

Non veniamo a dare ciò che avanza ma a condividere ciò che abbiamo

“Non veniamo a dare ciò che avanza ma a condividere ciò che abbiamo”, questo concetto con cui si sono presentati è la spiegazione semplice del perché ho capito di essere una persona di sinistra.

Non si “decide” una cosa del genere, ad un certo punto si “sa”. E non perché lo fossero i miei ma perché ad un certo punto, sicuramente per i valori per cui mi hanno cresciuta, capisci che lo sei, tra le tante ragioni, anche perché sicuramente è facile fare “beneficenza” quando ne hai che ti avanzano, dura è spartire il poco che hai pur a rischio di restare senza o rinunciare a ciò che ami.

Il pluricitato papà aveva delle rigidità ai miei occhi insopportabili, quando ero piccola in un mondo capitalista. Una volta ricordo che in una discussione al campeggio spartano in cui ci portava d’estate, sentii qualcuno dirgli: “Va bene allora ti sta bene metterti in fila per la carta igienica con uno Stalin che ti comanda”.

E lui ha risposto: “Se c’è uno che comanda non è comunismo applicato ma il comunismo è stato un pretesto per un totalitarismo, in ogni caso è molto più facile che ti trovi in fila per la carta igienica in un mondo capitalista, con la differenza che in fila ci sarà chi è pronto a menarti per prenderla a te, e in un mondo comunista invece è più probabile che ve la spartite”.

L’ideologia comunista e la sua inapplicabilità, la sua utopia, mi sono chiari dopo anni di studi e osservazione ma ho compreso di essere una persona irrimediabilmente di sinistra per questo valore fondante. La condivisione, la solidarietà e non perché sono pronta a dare i miei avanzi o ciò che non mi costa granché, il saper rimanere coerente con la sollecitudine anche quando sto rischiando di persona e ho mille problemi e paure.

Non è retorica dire che mi hanno commosso le immagini dei medici di Cuba. Con tutte le critiche e le contraddizioni, con tutta la consapevolezza di un’estetica romantica eccessiva di ciò che certe rivoluzioni hanno generato, vedendo intanto la gente che qui fa la fila per la carta igienica, nel sospetto e nel livore dettati dalla paura esattamente come previsto da quello strampalato capocantiere che mi ha generato, non è stato possibile non commuovermi un pochetto.