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La mostruosità infinita dell’Homo Stupidus

Ieri ho pubblicato un post su Instagram condiviso su Facebook sull’orrore di bambini trovati morti in mare, un ennesimo incidente che ha causato morti strazianti, è sempre straziante la morte ma quando si tratta di bambini diventa inaccettabile. Capita da anni ma questa volta c’è la vergognosa coincidenza della responsabilità del Paese in cui vivo, perché quei bambini facevano parte del gruppo di persone che non sono state ammesse nei nostri porti per una barbara, inumana questione di principio di un ragazzone pieno di livore e pregiudizi che ha fatto breccia in un misero 17%di gente -diciamo così-“semplice” e non proprio profondissima, di questa nazione.

Mi rivolgevo al ragazzone ma soprattutto a chi ha corso per una poltrona asserendo in questi anni di disprezzare chi abbia messo la propria poltrona sopra i diritti altrui, a discapito della gente. La demagogia della loro campagna elettorale è stata tale e tra il loro elettorato c’è talmente tanta gente che si dichiarava di sinistra (ideologia che mette i diritti delle minoranze, dei diversi, degli esclusi, degli ultimi della Terra, al primo posto) che, mi sono detta, non possono tacere davanti a tutto questo.

Cosa accade?

Alcune persone condividono il mio post, con le tristi foto di questi bambini

la loro vita si è interrotta così, in un viaggio della speranza, e c’è chi commenta che dai, sono foto finte, messe in scena, è tutta propaganda.

Un po’ come dicevano i tedeschi quando venivano fuori le prime foto dei campi di concentramento.

Perché una persona – diciamo così- semplice, non ha gli strumenti mentali per reggere il peso di aver sbagliato, sostenuto dei mostri, gente incapace. Un po’ come la spazzatura a Roma, che la sinistra metteva in giro per fare propaganda contro la Raggi.

Affermazioni dette senza ravvisarne il ridicolo, perché la gente-diciamo così-semplice, non ha il senso del ridicolo e a quanto pare non sa reggere l’onda anomala del senso di colpa, non ha fatto il passaggio alla vita adulta, quando si diventa capaci di dire “mi sono sbagliato””ho scelto male”.

Per tacere di una signora anziana che mi scrive un commento sgrammaticato e pieno di parolacce, dicendo di tornare dal “mio Renzi”. Imbarazzante, una donna anziana, di provincia, che sostiene Salvini con le stesse modalità volgari con cui alcuni infamano uno sport bello come il calcio, lo stesso linguaggio da televisione trash, da televoto, in cui io “tengo per Renzi”. Senza la capacità di accorgersi, soprattutto perché la signora è professata cristiana, che il mio post non era politico ma religioso, guidato dallo stesso pensiero rivoluzionario cristiano: come puoi accettare di essere causa di tutto questo, nella vita del tuo prossimo?

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La deriva del Titanic

A me, da sempre, la realtà dei 5stelle ha ricordato quella situazione paradossale in “Vivere!” , il film di Yímòu, quando durante la Rivoluzione Culturale i ragazzini, nel loro furore ormonale del “mettiamo in galera i vecchi, i professionisti, i professori”, ci sbattono anche i dottori. E quando in ospedale una donna sta per morire di parto e loro non sanno cosa fare, perché non sono ancora arrivati fin lì con gli studi, ci provano pure a riprendere dalla galera un medico ma quello ormai era praticamente morto di fame, e si strozza con un panino. E muore anche la donna, ovviamente.

È vero quello che dice la Arendt, ogni nuovo arrivato sente il dovere di mettere in questione il mondo così com’è, ma quel che è vero rispetto all’accusa di barbarie, che se da una parte è veramente folle proporre e votare chi ha come unico argomento una presunta onestà (che peraltro non c’è) come dato preferibile alla professionalità, dall’altra è vero che è barbarie la prepotenza dei toni, delle pretese che tutto e tutti, persino la Costituzione, si pieghino a quel che si desidera, battendo i piedini, stizziti.

Quello che spaventa, dal punto di vista della Storia sono l’incoerenza e la morale a doppio binario (massacrare verbalmente l’avversario per il peccato A ma se vien fuori che anche tu hai commesso il peccato A, urlare- perché il punto è comunque mantenere livorosi i toni- alla macchina del fango, etc) quello che spaventa non è che un movimento strampalato e privo di esperienza e professionalità politica e un insieme di partiti fascistoidi abbiano le suddette caratteristiche ma che la maggioranza degli italiani li abbia votati.

Quindi la maggioranza degli italiani È così, non ha gli strumenti per ravvisare le lacune e la pericolosità della prepotenza, per capire che è sbagliato, non è da fichi, non è da onesti, non è da “voler cambiare in meglio il mondo” la mancanza di rispetto, Socraticamente parlando, delle Leggi e Istituzioni del Paese in cui si vive, e non criticano toni e termini livorosi, no, anzi.

Perché come é evidente dal qualunquismo e dalla violenza che si notano già nel piccolo dei battibecchi sui social, questa percentuale di italiani che invece di aver disprezzo e paura di questi bulli, li sostengono, SONO così.

In questi giorni ho letto di gente che scriveva “vedrete cosa vi faremo! vedrete adesso come epuriamo anche la stampa!” e frasi da picchiatori fascisti, vedi quelli che ad un tentativo di dialogo sul piano politico sanno rispondere solo “eallorailailpd/ealloraivecchipartiti”, insomma a me davvero spaventa quel che è questo Paese e come risponderà la Storia a questo caos.

Storicamente ad una simile inettitudine politica per un popolo così impreparato e che scambia la rabbia per interessi personali con sdegno politico, non c’è che una conseguenza possibile, una dittatura.

Così magari ricominciamo la ruota, perché poi arrivino quelli che oggi hanno dieci anni e si ritroveranno ventenni in un regime, studieranno, capiranno, accuseranno il qualunquismo e la superficialità dei loro genitori e faranno la lotta per ricreare una nuova democrazia con una prima generazione con sufficiente cultura politica.

Chi però non conosce la Storia ma vive di caccia al nemico, superficialità, centro commerciale e serata di salsa merengue, chi ha talmente frustrazione da sostenere quello che urla e dice parolacce giusto perché urla e dice parolacce come tu avresti tanto voglia di fare, perché non sai che ci sarebbero altre soluzioni, cosa vogliamo che possa fare, di diverso.

Quindi dobbiamo prepararci a tempi veramente spaventosi, pronti al fatto che quando il Titanic affonderà questi spareranno a tutti in testa per prendersi le scialuppe. Per primi a quelli che ora sono lì a difenderli manco fossero i gattini che pubblicano sui social.

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La Raggi e le ragioni della rigidità femminile (ovvero dell’equivoco sulla seduzione)

Ancora prima dell’elezione come primo sindaco donna di Roma, Virginia Raggi, come ogni candidato a qualcosa di rilevante e non solo nel nostro Paese, è stata messa sotto la lente dell’ingrandimento e ne sono stati individuate caratteristiche buffe (le orecchie) e tutti i difetti possibili, perché chi aspira al potere sa che uno degli elementi che sottolineano che quel potere ce l’ha, è che ne fanno le caricature.

Ma una cosa di lei, in quanto donna, viene sottolineata continuamente: che è rigida.

Chi dice che è rigida davanti alle telecamere, chi che è rigida di suo, chi giustifica la sua rigidità con giustificazioni psicanalitiche, chi astrali.

Ma la rigidità di Virgina Raggi è semplicemente conseguenza di una questione sociologica che purtroppo l’essere umano femmina, soprattutto in suolo italico (ma non solo, basti pensare alla Merkel) ci perseguita dagli anni ’60/70.

Virginia Raggi, oltretutto, orecchie o non orecchie, è anche carina quindi la questione sociologica di cui è inconsciamente vittima, si aggrava.

Una cosa che ho notato dai tempi del liceo, nel momento in cui mi sono presentata come rappresentante d’Istituto, è proprio questa: se vuoi aspirare ad una posizione che sia in qualunque modo considerata “di potere”, tu donna devi dimostrare che tu sei seria.

E il fatto di essere seria, significa che tu, donna, non devi creare equivoci intorno ad eventuali, ipotetici, possibili, meccanismi di seduzione.

Noi siamo impestati, dagli anni ’60/’70 in poi da queste giornaliste – soprattutto di sinistra, dove lo spauracchio “è ‘na cretina” diventa parossistico – che non sorridono manco a morì, che hanno un’ironia e autoironia quantificabile, in una scala da uno a dieci, a meno duemilacinquecentotrentadue. Siamo impestati da queste donne, spesso anche carine se non belle, che come si propongono come politiche, manager, e anche per entrare nel campo mio, registe, ed è subito muso lungo, è un attimo ed è signorina Rottermeier/Frau Bruckel.

Persino nelle donne di destra in politica, il cui aspetto a volte è pur tacco- 13- labbra- a- canotto, non ci libera da una postura cui manca il gatto a nove code in mano.

Il problema, quindi, di Virginia Raggi è che la donna, messa in una certa situazione, pensa che per essere considerata seria, per essere considerata determinata, debba essere “cazzuta”, che è un aggettivo di un maschilismo che più non si può, e quindi che deve sgrassare ogni forma anche solo lontana di seduttività femminile.

Il punto questo: l’uomo di potere è per sua natura seduttivo. Il carisma, è seduzione.

Ma c’è un’idea sociale per cui, nella donna, “seduzione” significa che o sei ‘na cretina di cui sopra, o che sei una che usa il sesso – proposto o fatto – come chiave d’accesso.

In ogni caso seduttività maschile è uguale a carisma, seduttività femminile uguale superficialità-qualcosa di morboso.

Va bene che uno come Berlusconi ci ha fatto una carriera mettendola spudoratamente su quel piano lì, sul fatto che la sua potenza sessuale sarebbe stata garanzia delle sue capacità una volta al potere, ma a parte questi grezzi paradossi, la seduzione non è necessariamente sessuale.

Ditemi se Renzi non faccia altro, ma persino Grillo non fa altro, non fanno altro che sedurre o tentare di sedurre. La Boschi no, la Madia no. Magari sono un minimo vanitose nell’abbigliamento, ma l’aria da antipatica del primo banco se la sono messa già in campagna elettorale.

Invece sedurre gli altri corrisponde sempre al concetto stesso di carisma. E quel che in Virgina Raggi chiamano rigidità è semplicemente mancanza di carisma, una mancanza di carisma che secondo me non corrisponde al fatto che non potrebbe averlo, ma che nemmeno prova ad avere perché pensa che esprimere come lei davvero sia significherebbe esprimere una femminilità che suppone sarebbe percepita come debolezza, come superficialità, come segno di stupidità.

Le donne che, pensando di dover corrispondere a un’ideale per rendersi credibili in una posizione di potere, che sia tutto a togliere e che quindi le rende rigide, stanno di fatto ammettendo che hanno ragione quegli uomini per cui noi siamo buone solo in tre posti: cucina, camera da letto e al più in salotto a fare conversazione.

Se proprio vogliamo ambire a posizioni diverse, dobbiamo essere non-donne.

Che, appunto per paradosso, non significa essere “come gli uomini” perché loro seduttivi lo sono eccome, sulla seduzione si basa tutto.

Bene, l’anno scorso ho avuto l’onore di leggere in bozze questo libro davvero illuminante: suso_lele

sono le lettere che una grande donna come Suso Cecchi d’Amico, una donna che a sua insaputa è diventata una delle rappresentanti della nostra cultura, scriveva all’amatissimo marito costretto in sanatorio in Svizzera, subito dopo la guerra.

La figura femminile che ne viene fuori rompe tutti gli schemi. Suso è stata una donna che ha anticipato tutti i tempi, per l’appunto a sua insaputa: non si guardava dal di fuori, non cercava nelle definizioni degli altri come dover essere, non era affatto consapevole di quanto fosse eccezionale. Era libera, era emancipata pur essendo una donna che nel dividersi tra la famiglia e il lavoro, ha sempre messo al primo posto marito e figli, la sua casa. Eppure ha fatto la differenza nella nostra cultura, ha accentrato intorno a sé, attratti dal suo talento e dal suo carisma, le personalità più importanti della sua epoca.

Era infatti di un’intelligenza rara ma non ostentata e io che l’ho conosciuta pur anziana, era una donna di una seduzione incredibile, catalizzava ogni attenzione pur stando ferma in una stanza.

In una lettera ha scritto il seguente passo, che per me racchiude ciò che noi femmine del genere umano dovremmo ricordare sempre, per non farci umiliare da idee preconcette, paternaliste e da stili imposti, frase che io regalo a Virginia Raggi:

“Ho formulato una teoria sulle donne e come debbono fare e come devono essere che giudico definitiva e alla quale cercherò di attenermi. Il primo di tutto è la necessità per una donna di essere civetta. Civetta con gli uomini, col lavoro e con tutto quello che fa e con cui ha contatto. Il lavoro di una donna fatto senza metterci civetteria non vale un fico secco; è inutile che ci si sprema. L’uomo fa la cosa per la cosa, la donna per gli altri. In tutti campi.”

Ecco, quel che manca a donne come Virginia Raggi è questa civetteria, questa sensazione di fare tutto per noi, per gli altri, di cui siamo capaci solo noi donne e non perché siamo potenzialmente ‘na cretina, donne facili, superficiali, ma perché è quel caldo abbraccio, quella catalizzazione su di noi che creiamo in una stanza se abbiamo quel carisma, se abbiamo quella civetteria.

Io non ho votato la Raggi, non mi ha convinto, non mi piace il Partito politico da cui viene, che non mi convince proprio per niente e le ragioni sono molteplici, ne ho già parlato.

Però che sia una giovane donna, ovviamente non poteva non piacermi come idea e come possibilità. Solo che le manca quella civetteria, le manca la seduzione. E questo mi dispiace non per lei come donna che fa politica e come sindaco della città in cui vivo, mi dispiace perché è molto più giovane di quelle generazioni di donne che dagli anni ’60 – ’70 ci ammorbano con questo enorme equivoco nel pensare che serietà e capacità, in una donna, equivalgano a rigidità.