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Giuseppe Conte sta dando fuoco alle vostre case e nessuno potrà tornare indietro nel Tempo per salvarvi

Mi spiego perché, seriamente, sono preoccupata e ci tengo a spiegare bene, a prova d’aborigeno, perché dovremmo esserlo e per cosa suono l’allarme da due mesi.
Non ho mai espresso dubbi sulla necessità di trovare iniziative di buon senso da prendere per la salute, è un altro discorso e quel che qui è stato fatto non era assolutamente l’unica né la miglior soluzione ma appunto è un altro discorso, ma per le modalità di questo già improbabile governo e improvvisato Presidente del Consiglio che stanno approfittando di un dramma tremendo, e non per costruire chissà quale impero tirannico, ma solo per ignoranza ed Ego smisurato, senza considerare che pericoloso precedente stanno creando per chi invece le cattive intenzioni le ha e governerà domani. E sappiamo benissimo chi governerà domani. Questo buffo e confuso uomo con la nostra complicità sta facendo per loro un’ottima prova generale.
Non pensiamoci al sicuro da capovolgimenti improvvisi della realtà che conosciamo, la privilegiata realtà democratica in cui siamo cresciuti, per un Virus.

Quello lo domineremo.

Ma possiamo perdere tutto ciò che ci ha dato la fortuna di crescere in un mondo libero a causa dell’Arma di Distrazione di Massa che è diventata l’idea e il pretesto che offre questo Virus.

Possiamo perdere tutto, per noi e i vostri figli.

Altro che aperitivi e accordi di corridoio per fare le scarpe a qualcuno nel lavoro, movide e feste fichissime.

Tutto.

La libertà nei termini di questa prova generale in cui dai domiciliari si passa alla Libertà vigilata, in cui accettiamo e facciamo battute ridanciane su uno che dice: “non è consentito fare feste private in casa e, attenzione, noi vi controlliamo!”

Conte non è fascista, non è nulla.

Ma altri lo sono e altri di questa docilità approfitteranno.

Da due mesi scrivo delle mie preoccupazioni per la democrazia sui social, per via dell’adagio studiato all’Università:
“I filosofi e gli intellettuali si ergono per primi quando è a rischio la democrazia.”
Sono solo laureata in Filosofia, non sono un filosofo, uso l’intelletto ma non sono un intellettuale.


Ma mi sono schierata subito dall’apparente parte del torto, per quanto poi tantissimi mi scrivono rigorosamente in privato e spaventati che ho ragione, perché ho aspettato un giorno, poi due, tre, che filosofi ed intellettuali si ponessero a barricata davanti alla nostra democrazia, ma non è successo.
Forse dimostrando che non ce ne sono, davvero non ce ne sono, nel nostro Paese?

Ora, non vi sembra strano che, con tutti voi – non io, pochi altri ed io no – distratti da “come funziona non funziona il Virus, paura di morire, veder morire”, intanto si sia consumata un’erosione progressiva dei nostri diritti e nessuno, in Parlamento, tra i partiti, tra appunto i cosiddetti intellettuali si sia girato un attimo a dire: “…ehi aspetta va bene tutto ma mica si può fare – soprattutto- DIRE così”.


Nessuno.


Ripeto: non è questo tipo di cui ora sembrate dimenticare le origini, la testa di legno dei 5stelle perché Di Maio non poteva fare il Presidente del Consiglio pena perdere il sostegno della Lega, ed ha portato questo tipo buffo con un CV falso su cui abbiamo fatto succosi meme e intanto questo chiedeva permesso a Di Maio per parlare e noi giù a ridere.


Proprio perché è inebriato di Ego e goffo che dobbiamo essere terrorizzati dal suo muoversi come un elefante in un negozio di cristallo dentro la Costituzione e le basi della democrazia per DOPO, per quelli che le cattive intenzioni le hanno eccome; per i precedenti giuridici, legali e persino sociali che stiamo permettendo si donino loro.


Non può non esserci chiaro.
Non può più farci vigliacchi e silenziosi spettatori.


È questo che dovrebbe spaventare come prospettiva futura, le cause che stiamo mettendo e possono avere effetti devastanti e invece noi ridiamo e facciamo meme, stiamo scrivendo con le nostre manacce una pagina di Storia che rischiamo ci rinfaccino come generazione di deficienti totali ma niente, non reagiamo, lobotomizzati e con la nostra App come un braccialetto elettronico.


E ancora niente, fare spallucce e risatine e “uuhh che esagerata!” come è già successo e, paradossalmente, nella mia stessa famiglia e meno male che poi chi ci ha rimesso dagli “uuhh che esagerazione, passerà”, dal campo di concentramento ci è tornato vivo.
A quel punto è sempre troppo tardi, prima si pensa che a noi non può capitare.


Avete presente quell’esperimento sociale, mettono dieci persone in una sala d’aspetto, le riprendono con telecamere nascoste.
Poi fanno entrare puzza di fumo, le persone che aspettano leggono riviste un po’ si guardano intorno, un po’ si guardano tra loro ma nessuno dice niente perché tutti aspettano che ci sia un primo parlare.
Bene, il tempo minimo in cui qualcuno in quest’esperimento ha cominciato a parlare e preoccuparsi è stato di circa un quarto d’ora. Un quarto d’ora.
Significa che se fosse stato un incendio reale, non avendo avuto nessuno il coraggio di dare l’allarme in tempo, sarebbero morti tutti bruciati.

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Prova di tenuta della nostra democrazia: una proposta dadaista per il 25 aprile.

Non lo sto proponendo sperando possa essere colta, ma vediamo,  perché non ne avrei la forza politica, ma visto che in questi giorni proseguono continue diatribe sui social – l’unico posto che sia rimasto per confrontarsi con altri esseri umani – tra chi, tra persone più sveglie e infatti anche Filosofi si è accorto che c’è un vizio di forma spaventoso e pericoloso che, come ha segnalato subito Yuval Noah Harari, contraddice i principi della democrazia e quindi semina humus e presupposti per la morte della democrazia; e chi non riuscendo a capire il principio logico alla base di questa preoccupazione, attanagliato dal sentimento più fecondo per le dittature e i totalitarismi (la paura) non sa fare altro che rispondere: “E allora quale sarebbe la soluzione?” senza essersi accorto di stare agendo e reagendo come quanti hanno accettato dittature spaventose e totalitarismi che nessuno di noi ha mai vissuto: non mettere in dubbio l’operato di chi comanda. Perché, ripeto, di questo si tratta, qui ci comandano di non fare una passeggiata, di non aprire il nostro negozio, di non fare due chiacchiere a due metri di distanza e con la mascherina, in un parco.

Continuano a trattarci da cretini che non si saprebbero regolare, insultandoci tra noi dalle finestre peggio di chi dalla Germania dice che se arrivano dei miliardi di euro qui, ci metterebbe le mani la Mafia. Ci offendiamo, essendo noi gli italiani dei palazzinari post guerra, dei soldi rubati per un presunto Ponte sullo Stretto che mai si è fatto né si voleva fare (cavallo di battaglia delle rabbie di mio padre, messinese), dei soldi imboscati rubando appalti, degli accordi mafia-Stato, etc, invece di fare pippa e appunto pretendere di dimostrare che non siamo sempre gli italiani spaghetti mandolino ma che appunto, la nostra “nuova primavera” sarebbe quella di dimostrare di saper essere ragionevoli, basta che non ci privino dei fondamenti della democrazia. E se invece accettiamo e anzi chiediamo che siano i militari a imporci di non uscire perché da soli non ce la faremmo, stiamo implicitamente ammettendo che i tedeschi hanno ragione e questa ragione non è più debole puntando il ditino ancora sporco di moccio nel dire: “E… e… e allora voi con la Volksvagen, eh? E voi con il nazismo?”

Se se sei ladro e a dirtelo è un magnaccia non è che sei meno ladro.

Allora ammettiamo che abbiamo nel DNA la necessità di una bella dittatura, però avvisate chi non ne ha la propensione in tempo, costruitevi il vostro bel totalitarismo ma appunto date alle persone libere il tempo di andarsene.

Il mio motto da anni è “quanto mi scoccia aver sempre ragione “(cit. Jurassik Park) e mi è stato attribuito, non me lo sono preso io, perché i miei parenti più stretti sono sempre stati impressionati da quanto abbia avuto ragione in passato ma, come ho detto più volte, pochi mi danno retta.

Anche qui, in questa situazione in cui fortunatamente sono meno che sola, ma in cui se anche un Filosofo che solitamente la gente di sinistra adora e ammira come Massimo Cacciari, dice “non si possono trattare così gli italiani, non si può sommergere la gente di retorica e non spiegare il piano” etc, improvvisamente persino per quei suoi un dì sostenitori è diventato “un pazzo, un idiota, stare dentro gli sta facendo male, si desse una calmata” perché anche quelli che si sono sempre dichiarati di sinistra, ergo con il principio fondamentale e inalienabile della Libertà come base di vita, al punto da dire che Libertà è anche scegliere come morire (vedi battaglie sull’eutanasia, barricate per il diritto del papà della Englaro di staccarle le macchine etc) adesso saltano su come moderni e tecnologici picchiatori fascisti contro chi osi avanzare il dubbio – avanzare dubbi contro l’operato del governo è l’altro pilastro della democrazia, nota bene – che questa non sia l’unica via.

Non mi ripeto sul fatto che si bevano la teoria del modello italiano applicato ovunque come detto nel precedente post (non è vero affatto) laddove se mostri loro le prove urlano con le bavine ai lati della bocca: “tanto anche lì fra qualche settimana moriranno a migliaia!” che poi NO, non è vero, non è vero che siamo due settimane avanti nel futuro di Paesi che, avendo adottato la soluzione soft stanno avendo risultati simili ai nostri se non meno morti, semplicemente perché hanno Sistemi Sanitari che funzionano.

Ma appunto il fuoco di questa riflessione è l’effetto spaventoso, da tsunami dopo il terremoto, sul rapporto del cittadino, psicologico, comportamentale, rispetto ai principi di base faticosamente conquistati poco più di settant’anni fa, quelli della democrazia.

Molti non vedono, non si rendono conto, di quanto sia pericoloso e potenzialmente irreversibile quello che abbiamo concesso.

E quindi ecco la proposta dadaista che faccio: in questo gioco dello spingere sempre in là la data della nostra Liberazione, totalmente in mano del governo, anche se è evidente dalle quotidiane conferenze stampa della Protezione Civile che ogni volta venga fatta la domanda allo scienziato di turno presente, sulle ragioni per cui si tenga ancora oscura tale data, visto che siamo sotto il rapporto 1 a 1 che ci avevano promesso essere l’obiettivo, tali scienziati distolgono lo sguardo, guardano Borrrelli che immagino li fulmini con gli occhi, e balbettano dei “non sta a me” (quindi è evidente che sanno che potremmo tranquillamente passare alla fase due anche oggi, ma non osano perché ormai è il governo che comanda a capriccio suo); non è chiaro perché visto che nel Sud Italia nonostante non solo non ci sia stata la paventata ecatombe post “fuga dei terroni”, anzi si sta a livello di contagi e morti inferiore alle morti per nocciolino di ciliegia rimasto in gola, non si possa differenziare la data di Liberazione, ma poiché stanno litigando con Confindustria e le fabrichètte del Nord Italia padrone ed operoso, deve essere punito anche il Sud e tenuto in ostaggio…

Bene, facciamo un esperimento voi che dite che non è vero che non siamo più una democrazia?

Hanno già detto che ci terranno in ostaggio persino per la data che ci aveva liberato da tutto questo, il 25 aprile.

Circa un anno fa Lorenzo ed io eravamo a Lisbona, insieme ad un gruppo di attori italiani e portoghesi per fare uno spettacolo sul loro 25 aprile e mi sembra incredibile che ad un anno di distanza il mio 25 aprile sia connotato da uno stato di Polizia. Quel che ha suggellato il loro 25 aprile sono state le proteste, massicce, incuranti del pericolo, in cui si pretendeva di riprendersi la Libertà e la democrazia. Il titolo dello spettacolo che abbiamo scritto Lorenzo ed io, e lui ha messo in scena in modo commovente è “O povo tem sempre rãzao”, perché è al Popolo, al Popolo è basta che va chiesta ogni scelta, non si prendono decisioni senza il popolo, non si patrocina il popolo, per nessuna ragione al mondo.

Fondamento della democrazia è quindi il diritto alla protesta, migliaia di persone si sono fatte sparare addosso tra operai e suffragette, per conquistare questo diritto.

Ci organizzassimo, con enorme ed esagerata tutela della nostra salute, con mascherine e tute bianche da RIS di Parma, (bianche, non rosse sennò pensano che andiamo a stampare soldi alla Zecca) o anche caschi di astronauta a me tanto cari, e andiamo davanti a Montecitorio, come una coreografia, tutti a due metri di distanza l’uno dall’altro con cartelli che dicono “io questa soluzione non l’ho votata quindi tu mi dai una data o pretendo che l’isolamento sia una scelta da portare in referendum” o qualcosa del genere, che succederebbe secondo voi?

La nostra salute sarebbe tutelatissima, ci siamo auto-organizzati perché lo sia.

È nostra la salute e ce la gestiamo da persone adulte: lo sappiamo che non possiamo stare vicini ancora per un po’, lo sappiamo che dobbiamo proteggerci.

Ma vogliamo il rinnovo dei voti sanciti dopo quel 25 aprile costato sangue e giovani vite, lo vogliamo adesso, quando sembra molto plausibile che in maniera subdola vi stiate tirando indietro e senza il nostro permesso.

Io voglio la prova che quella mia e di tante persone pensanti sia solo una preoccupazione infondata.

Lo sapete cosa accadrebbe: ci arrestano.

E se ci arrestano non siamo più in una democrazia.

PUNTO.

E non ci sarebbe veramente più altro da dire su questa faccenda.

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La Nemesi. (nuova lettera aperta a Giuseppe Conte e a tutti noi)

Carissimo Presidente del Consiglio e carissimi politici italiani,

Ieri ho visto come milioni di persone il Papa in una piazza San Pietro deserta. Un uomo anziano e solo, solissimo, zoppicante, che faceva la cosa più antica ed ancestrale che noi esseri umani facciamo quando vogliamo qualcosa. Preghiamo. Vari dèi, un feticcio, la luna, un pianeta, un albero, qualcosa cui attribuiamo un potere che non abbiamo.

Appena le cose vanno un po’ meglio pensiamo che quel potere sia nostro, degli uomini, che tutto dipenda da noi e maciniamo il mondo con gli strumenti che il potere ci dà. Lo fanno un regnante, un governante, un capo spirituale – che di potere temporale o di intercessione con quel dio che decidiamo di condividere si tratti – e lo fanno i singoli con piccoli poteri quotidiani, per il potere del denaro, quello immeritato di essere nati dalla parte giusta del pianeta, e usiamo quel potere per non dare, maltrattando qualcuno che ha più bisogno di noi, oppure dare in beneficienza sbandierando la nostra bontà come status sociale che ci rende eccezionali.

Io sono nata e cresciuta in un contesto molto religioso. Prima la mia nonna finlandese, figlia di un pastore protestante, che quindi conosceva lunghi brani della Bibbia a memoria, e le mie favole della buonanotte erano relative a questo Dio a volte spaventoso e punitivo, a volte buono e misericordioso, e questo Gesù, un ragazzo che fosse o meno figlio di Dio non conta, ne ammiravo le gesta tanto che per anni, forse ancora oggi, è per me l’icona della parte benevola del divino, quella equa e paziente. Poi sono arrivata in Sicilia, altra nonna dedita alla Madonna, persona che per me era fino ad allora la madre di quel Gesù ma a cui non attribuivo particolari poteri, mi hanno messo a studiare dalle suore cattoliche e ho quindi scoperto un cristianesimo quasi politeista, tanti Santi a cui votarsi e un preferito da scegliere.

La mia crisi con Dio è scattata quando ogni cosa che mi avessero detto di Lui è venuta meno in credibilità, un po’ perché ho passione per la scienza, un po’ perché non ho il carattere per poter accettare qualcosa per pura fede.

Ma il mio rapporto con la spiritualità si è persino rafforzato da quando ho deciso di non dare un nome ad un insieme di fattori che per lo più colleghiamo, noi uomini, a qualcosa, qualcuno, con cui mi pare che ci si rapporti veramente solo quando le cose vanno male, mentre non ci stanno bene le sue regole, a volte severe e a volte scomode, quando le cose sembrano sotto controllo.

So che Lei, onorevole Conte, è credente, se non altro in maniera privata e sobria, mentre molti dei nostri politici sbandierano rosari e invocano la Madonna, con tanto di elettori uniti a loro in questa religio spettacolarizzata, qualcosa che li lega, lo stesso Dio.

Ma molti di questi fedeli, con alcuni politici in testa, sono arrivati al punto di rigettarne il portavoce su questa Terra, il Papa, che pur tra i tesori e gli ori di una casa terrena intitolati ad un Gesù dai principi che paiono aver ispirato il comunismo più che il consumismo, ha invece iniziato il suo papato ricordando i principi reali di questa religio, quelli dell’accoglienza, della solidarietà, dell’amore per il prossimo. Molti che si proclamano fedeli lo hanno rigettato, perché quel che dice è “scomodo”, dati i loro principii, egoisti e con senso di appartenenza tribale.

Solo a me è parso, ieri, che i fatti gli stiano dando ragione, a questo Papa?

Se adesso vogliamo osservare quel che sta accadendo dal punto di vista di quel credo, o se vogliamo osservare quel che accade dal punto di vista delle leggi della Fisica per cui ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, o ancora se vogliamo osservarla dal punto di vista della strategia politica, ogni punto di vista mi ha portato ad un solo concetto.

La Nemesi.

La mia personale paura era, da anni, che qualcosa dovesse prima o poi accadere ad un insieme di persone che hanno dimenticato ogni falsariga morale in un delirio di onnipotenza e dando per garantito quel che si ha ed è così fragile, così incerto, rifiutando gli altri, lasciandoli morire in mare, dicendo che vengono a casa nostra, nostra! che nessuno ce la deve toccare, sputando sui Rom e dicendo che ci entrano in casa per rubare, e ora mi pare ne siano arrivate le conseguenze karmiche: siamo reclusi nelle nostre case.

Noi che abbiamo riso e fatto spallucce, preso in giro quando non minacciato, dei ragazzi quasi bambini che ci hanno detto che la dobbiamo piantare di fare di questo pianeta il nostro parco giochi, e abbiamo invece continuato a volere le nostre fabbriche inquinanti, le nostre auto pestifere, la nostra bottiglietta di plastica, il nostro vestito alla moda, fare i nostri viaggi avanti e indietro in aereo per fare le foto su Instagram e avere tanti followers, che trangugiamo e divoriamo come se non ci fosse un domani (nel senso reale dell’espressione) ci aspettavamo davvero che non arrivasse la nemesi?

Ma al di là dell’ispirazione spirituale, c’è un’altra nemesi che vedo compiersi, più pragmatica, che Vi riguarda, Voi alle prese con la gestione del Paese, mi è accaduto di farci i conti stamattina quando mio marito mi ha letto la notizia su gente che nel Sud Italia ha assaltato un supermercato, pensavo perché stanca di stare in fila, invece è accaduto perché non avevano soldi per fare la spesa, e ieri ho visto le immagini di quella coppia di commercianti disperata davanti ad una Banca perché non hanno più soldi, ad un certo punto un cittadino uscendo dalla Banca ha dato loro qualche banconota piegata, per pietà, un dono caritatevole che forse oggi ti mette il piatto in tavola ma che uccide la tua dignità e ho visto sempre ieri che in Cina migliaia di persone hanno aggredito i poliziotti che tentavano di fermarli mentre andavano al lavoro, al lavoro santoiddio, non a fare una passeggiata, volevano solo andare a lavorare e guadagnare.

Ebbene ho visto un’altra nemesi di cui i politici sono responsabili.

Abbiamo costruito, nell’ultimo secolo, una società capitalista, consumista, fondata sul lavoro, sfruttato, mal pagato, mal distribuito.

In questo Paese, nello specifico, nessun governo mai dal dopoguerra, ha voluto affrontare davvero il fatto che la violazione più grave del diritto di un uomo libero è negargli la dignità del portare il pane a casa.

Questo Paese non può, adesso, fingere di essere una nazione scandinava o qualunque nazione in cui la situazione messa in piedi in questa emergenza è gestibile perché non hanno i nostri scheletri negli armadi, questo Paese più di altri, per la sua Storia, non può non ascoltare la lezione che questa nemesi universale ci sta dando: non possiamo più funzionare, mai più, come si è fatto fino ad oggi.

Non ho bisogno di scomodare il Dio in cui credete, o quello in cui credo io, per vedere che se non cambiamo adesso, ora, subito, contando anche possibili perdite sul campo perché questa, come state dicendo tutti, è una guerra, significa una ancora più grande catastrofe futura.

La catastrofe di oggi ce l’hanno donata i noi stessi di ieri, prima di tutto – pragmaticamente – l’aver ignorato colpevolmente che questo è un Paese fondato sul lavoro sommerso, lavoro a nero a giornata, che è quello con cui mangiavano le persone che hanno cominciato le loro proteste ieri.

Non potete non tener conto che non potete permettervi il panico di andare avanti a braccio, di tirare a campare sui numeri settimana per settimana, gestire l’oggi, perché continuate a seminare male anche il futuro.

Quello che state facendo come politici, come governanti un po’ ovunque, è farvi guidare e farci accettare soluzioni che nascono dalla paura, quella di cui parlava ieri il Papa.

Parlando secondo quello che è il mio, di credo, forse pragmatico, insegna che, davanti alla paura, noi esseri umani possiamo reagire – come tutti gli animali – in maniera ancestrale,  reagire per ogni animale può significa scappare, congelarsi, forse combattere con violenza. Ma noi abbiamo il dono, come umani, del poter dare una risposta.

La risposta è razionale, non dettata dalla paura, analizza i dati soprattutto in vista del loro rapporto causa-effetto.

Ci state chiedendo a tutti di reagire, non di rispondere e cosa gravissima, state reagendo Voi.

Vedo in tutto questo una reazione di paura, che infatti ci fa, per la nostra umana debolezza, approdare adesso agli dèi, a chiedere soccorso, forse pure a fare ammenda battendoci il petto, ma non a fare i conti con le conseguenze di azioni precedenti e soprattutto non rispondendo con risposte nuove a situazioni nuove ma tentando di applicare reazioni vecchie a situazioni nuove.

Non possiamo permettercelo e soprattuto non potete permettervelo Voi, nel Vostro ruolo.

Io vi chiedo, come cittadina, visto che per mia scelta o meno (sicuramente per la mia scelta di accettare le Leggi di un Paese democratico) governata da Voi, di avere la forza morale e prendervi la responsabilità di mettere sul piatto della bilancia, come uno stratega di guerra, il bene futuro, non solo quello presente, di una popolazione che ha bisogno della vita, della salute ma anche della dignità, del pane non elargito per elemosina.

Stiamo pagando la nemesi, la retribuzione karmica, dell’ieri non solo per i morti sul campo di questo orribile invisibile mostro, ma per un potenziale esercito che rischia di morire anche peggio, magari giovane e senza neanche l’onore delle armi di morire con dignità, da un immediato domani.

Dovete prendervi la responsabilità di pensare ad un sistema che permetta alla gente non solo di stare bene in salute, (e anche in questo come sa bene paghiamo l’altra nemesi, quella politica nazionale del non aver mai investito decentemente nella nostra Sanità, quella scientifica mondiale, di aver avuto la hybris di non investire più nella epidemiologia pensando che tanto a noi non ci sarebbe capitato) ma bisogna permettere al popolo di stare bene e in salute lavorando, vivendo, prendendosi se è il caso la responsabilità personale di rischiare di ammalarsi.

Non si può pensare di passare da una gestione politica, ripeto, decennale e con chiunque sia passato al governo, in cui non si è avuta cura della salute e della vita di nessuno, lasciando che intere città si avvelenassero, che cadessero operai dalle impalcature come foglie, ad un paternalismo che ci mette in camera nostra mentre fuori infuria il bombardamento senza avere un piano e/o senza renderci partecipi.

Vi prego,  che siate credenti o meno, se sia per le Leggi degli uomini o per quelle degli dèi, non seminate nuove catastrofi future per non avere colto la lezione.

Non dateci solo i numeri dei morti in battaglia e vaghe notizie su quel che sarà, non togliete alla gente il poco che ha costruito per campare le proprie famiglie, siete lì per questo, ci siete voi e non noi, dovreste essere quelli che non cedono al panico e alla confusione di chi ha paura, Voi non potete avere paura e, considerandola da credenti o meno, prendiamo atto che ogni scelta e azione di oggi, scrive il nostro domani.

Dovete darci un piano, e che tutto non sia assolutamente e mai più, come prima.

Scusate la lunghezza, non mi aspetto risposte ma quel che lasciamo scritto se non altro rimane per il futuro.

Buon lavoro.