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#iorestoacasa, perché al di là dell’hashtag di tendenza la fate tanto lunga

A parte gli scherzi. Vi leggo che questo stare in casa vi mette in condizione psicologiche da galera, tra il fingersi entusiasti, disperarsi nel cercare costantemente cose da fare, ammettere di non riuscire a leggere.

Io ho passato in casa la maggior parte della mia vita, gli anni per gli altri belli della vita io non potevo uscire. No “non volevo”, non potevo.

Da bambina passavo ore e ore e ore in casa, aspettavo i giorni di scuola come occasione per uscire, l’estate perché si andava in campeggio e poi in Finlandia, per vedere qualcuno ma per il resto soprattutto nei mesi in cui non si poteva pagare danza, che era comunque due volte a settimana, da che tornavo a casa all’una e poi tutti i week end non potevo uscire, per ragioni che chi conosce la mia storia, sa.

Penso di aver sviluppato i miei poteri per il fatto che non volevo annoiarmi. Certo c’era mia sorella e quando avevamo età più contigue giocavamo ma poi abbiamo avuto età in cui non facevamo cose insieme. Anche se poi lo stare io in una stanza a leggere, scrivere, dipingere, lei in un’altra a fare le sue cose e mamma in camera da letto al buio perché stava male, il mondo fuori che sentivo correre, le persone parlare per strada, magari c’era il sole e io mi sedevo sotto la finestra tra la finestra e la tenda grande e spessa con cui dovevamo tenere fuori “gli altri” e così avevo il sole sul viso e ascoltavo la musica nel walkman, per me sono ancora oggi una paradossale memoria di felicità, di amore.

Stare sola con me stessa è poi diventata la condizione in cui sto forse meglio, da giovane ho avuto problemi a concepire la convivenza, con il mio amore è felicità stare in casa insieme perché siamo simili, passiamo ore senza parlare perché lui lavora ad un computer, io ad un altro, poi leggiamo, facciamo le nostre cose (e ne abbiamo talmente da fare, in casa, che in questi giorni non notiamo grandi differenze) chiacchieriamo tanto a colazione, a cena, la sera guardiamo dei film o delle serie commentandole che neanche la Gialappas, non avendo figli si fa l’amore quando ci va e magari si sta a letto a parlare dei film, gli spettacoli e le mille idee di quello che compone il nostro lavoro.

Io ho imparato, da quella mia infanzia, che uscire, fare cose fuori, vedere gente, è bello ed ha senso quando non è la regola, non è ciò che compone la base della nostra identità e implica la maggioranza del nostro tempo. Voler sempre uscire, vedere gente tutti i giorni, e gli aperitivi, e le feste, e le cene, sono un modo per stordirsi rispetto a se stessi, si cerca qualcosa che “distragga”.

Stare in casa, soli o con chi amate, evidenzia senza sconti chi siete veramente e chi avete scelto per condividere la vita. Se vi confonde, vi annoia, vi mette ansia, non vi basta chi avete accanto, non riuscite a fare tutte quelle cose che avete il tempo di fare e normalmente riuscite, è un’ottima occasione allora di una sana e sincera analisi di voi stessi, del problema che avete con “quell’unica persona con cui dovrete comunque fare sempre i conti”, cioè voi stessi, come diceva Socrate e con cui stare soli evidentemente non vi piace, vi mette ansia, vi mette alle corde magari portandovi a chiedere se il leggere, il fare le cose che dite vi piacciono non facciano parte di un personaggio che adesso non ha pubblico e infatti lo cercate costantemente sui social? Che vi accorgete che la persona che avete accanto, i figli che avete, non sono poi così centrali come dite, quando recuperate questa lucidità da post sbornia da un’esistenza che riempite di un milione di cose, incontri, impegni, che dite improrogabili, necessarissimi, e che invece fanno parte di un necessario stordimento?

Da come vi leggo si vede, dal di fuori, una crisi di identità da cui secondo me, per i più autocritici e consapevoli sarà forse caso di partire, una volta fuori. Quando ero giovane e stavo a casa per scelta tra i miei libri e “le mie cosette” come le chiamavo e mi rimproveravano di essere un topo da biblioteca nella mia “tana”, io tiravo sempre fuori questo:

“Mi chiedi che cosa, secondo me, dovresti soprattutto evitare?

La folla. Non puoi ancora affidarti ad essa tranquillamente..

Quanto a me, ti confesserò la mia debolezza: quando rientro non sono mai lo stesso di prima; l’ordine interiore che mi ero dato, in parte si scompone. Qualche difetto che avevo eliminato, ritorna. I rapporti con una grande quantità di persone sono deleteri: c’è sempre qualcuno che ci suggerisce un vizio o ce lo trasmette o ce lo attacca a nostra insaputa. Tanto più è la gente con cui ci mescoliamo, tanto maggiore è il rischio.” Seneca, nelle Lettere a Lucilio.

Approfittiamone per affrontare un bel mostro, in questi giorni, accettiamo chi siamo e se non ci piace, cambiamolo.

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La deriva del Titanic

A me, da sempre, la realtà dei 5stelle ha ricordato quella situazione paradossale in “Vivere!” , il film di Yímòu, quando durante la Rivoluzione Culturale i ragazzini, nel loro furore ormonale del “mettiamo in galera i vecchi, i professionisti, i professori”, ci sbattono anche i dottori. E quando in ospedale una donna sta per morire di parto e loro non sanno cosa fare, perché non sono ancora arrivati fin lì con gli studi, ci provano pure a riprendere dalla galera un medico ma quello ormai era praticamente morto di fame, e si strozza con un panino. E muore anche la donna, ovviamente.

È vero quello che dice la Arendt, ogni nuovo arrivato sente il dovere di mettere in questione il mondo così com’è, ma quel che è vero rispetto all’accusa di barbarie, che se da una parte è veramente folle proporre e votare chi ha come unico argomento una presunta onestà (che peraltro non c’è) come dato preferibile alla professionalità, dall’altra è vero che è barbarie la prepotenza dei toni, delle pretese che tutto e tutti, persino la Costituzione, si pieghino a quel che si desidera, battendo i piedini, stizziti.

Quello che spaventa, dal punto di vista della Storia sono l’incoerenza e la morale a doppio binario (massacrare verbalmente l’avversario per il peccato A ma se vien fuori che anche tu hai commesso il peccato A, urlare- perché il punto è comunque mantenere livorosi i toni- alla macchina del fango, etc) quello che spaventa non è che un movimento strampalato e privo di esperienza e professionalità politica e un insieme di partiti fascistoidi abbiano le suddette caratteristiche ma che la maggioranza degli italiani li abbia votati.

Quindi la maggioranza degli italiani È così, non ha gli strumenti per ravvisare le lacune e la pericolosità della prepotenza, per capire che è sbagliato, non è da fichi, non è da onesti, non è da “voler cambiare in meglio il mondo” la mancanza di rispetto, Socraticamente parlando, delle Leggi e Istituzioni del Paese in cui si vive, e non criticano toni e termini livorosi, no, anzi.

Perché come é evidente dal qualunquismo e dalla violenza che si notano già nel piccolo dei battibecchi sui social, questa percentuale di italiani che invece di aver disprezzo e paura di questi bulli, li sostengono, SONO così.

In questi giorni ho letto di gente che scriveva “vedrete cosa vi faremo! vedrete adesso come epuriamo anche la stampa!” e frasi da picchiatori fascisti, vedi quelli che ad un tentativo di dialogo sul piano politico sanno rispondere solo “eallorailailpd/ealloraivecchipartiti”, insomma a me davvero spaventa quel che è questo Paese e come risponderà la Storia a questo caos.

Storicamente ad una simile inettitudine politica per un popolo così impreparato e che scambia la rabbia per interessi personali con sdegno politico, non c’è che una conseguenza possibile, una dittatura.

Così magari ricominciamo la ruota, perché poi arrivino quelli che oggi hanno dieci anni e si ritroveranno ventenni in un regime, studieranno, capiranno, accuseranno il qualunquismo e la superficialità dei loro genitori e faranno la lotta per ricreare una nuova democrazia con una prima generazione con sufficiente cultura politica.

Chi però non conosce la Storia ma vive di caccia al nemico, superficialità, centro commerciale e serata di salsa merengue, chi ha talmente frustrazione da sostenere quello che urla e dice parolacce giusto perché urla e dice parolacce come tu avresti tanto voglia di fare, perché non sai che ci sarebbero altre soluzioni, cosa vogliamo che possa fare, di diverso.

Quindi dobbiamo prepararci a tempi veramente spaventosi, pronti al fatto che quando il Titanic affonderà questi spareranno a tutti in testa per prendersi le scialuppe. Per primi a quelli che ora sono lì a difenderli manco fossero i gattini che pubblicano sui social.