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(Caro Franceschini ti spiego perché devi combattere perché Cinema e Teatri riaprano quando apriranno le chiese) Eroi bistrattati, sacerdoti perseguitati, corpi martoriati, di sicuro dimenticati

Sto veramente male per il mio settore. Quando ero adolescente e sognavo di lavorare nel Cinema, nel Teatro, insomma nel comunicare Bellezza con la narrazione per immagini e parole, creare catartiche eterotopie di evasione, fosse per riflettere, avere il pretesto per piangere per un dolore, fosse per ridere e dimenticare il dolore senza distruggersi il fegato, per dare al mondo quel che un cinema o un teatro hanno dato a me letteralmente salvandomi la vita, mai avrei pensato – non fino ad un famoso giorno in cui reggevo l’ombrello ad un attore su un famoso set – che il mondo potesse essere tanto cieco ed ingrato verso questo settore.


Ci sono entrata, studiando molto (non ho mai smesso) partendo dalla gavetta, ma dovendo costantemente difenderlo dai barbari.


Ho dovuto sentir dire che con la Cultura non si mangia, che noi siamo “inutili”, che siamo un settore “superfluo” fino ai “ma con la tua bella Laurea potresti trovare un lavoro” detto pure dopo aver fatto quattro film da Regista, firmato sceneggiature per colleghi, firmato spettacoli andati in turnée in tutta Italia ma soprattutto aver pagato tantissime tasse, perché del nostro settore si ricordano solo per le percentuali dei nostri guadagni da dare allo Stato.
Contando che non abbiamo alcun benefit, noi partite IVA delle “creazioni artistiche”, e non avremo pensione.


Ma paghiamo le vostre.


Ora, al di là del trattamento come sempre demmerda di (anche) questo governo (anche) in questa emergenza, in cui parlano del riaprire teatri e discoteche “come le sale da ballo e le discoteche quindi luoghi di divertimento” a babbo morto, dimostrando la (solita) ignoranza abissale nel non comprendere che teatri e cinema NON sono “luoghi di divertimento” ma per tutti voi e anche loro, grandiose teste di k, corrispondono da almeno 2500 anni a templi e chiese perché è lì dentro, luoghi di rituale collettivo, che le nostre anime e menti si nutrono dei principii morali, persino in un film di Checco Zalone ciò avviene, principii grazie ai quali evitiamo di diventare dei totali barbari con la clava; la catarsi e l’evasione in un luogo deputato NON SONO “lo stesso che vedere una serie-un film sul divano di casa” (e lo dico da amante delle serie ma appunto è come la differenza tra pregare da solo a casa e pregare con gli altri in parrocchia/tempio etc, sono rituali di cui l’umano necessita) AL DI LÀ DI QUESTO che capisco ci voglia un filo di cultura e preparazione in più di chi vive per cucirsi al sedere tutt’altre poltrone – e chi lavora nel mio settore non porta abbastanza elettori, perché questo siamo noi idioti che andiamo dietro questo o quel partito: massa numerica da usare come carta igienica – ecco, ciò che mi fa male, malissimo, in questi giorni è vedere: film di colleghi costretti allo streaming, colleghi con film bloccati, teatri chiusi, spettacoli saltati. Per quelli che normalmente ci rispondono, e trovano la mano per mettere firme che fanno la differenza tra la vita e la morte dei nostri progetti dopo mesi, la situazione attuale è pretesto per perdere ulteriore tempo (a loro gli stipendi arrivano ma c’hanno da montare il Lego del figlio o il nipote), colleghi di varia professione che mettono annunci tipo vi faccio lezione di recitazione online, vi faccio lezione di scrittura online, vi sistemo i temi dei vostri figli.
Gente grande e con una carriera, che sta tentando di capire come mettere insieme pranzo e cena dopo anni di studi, gavetta, lavoro, risultati, che sta tentando di inventarsi come sopravvivere.


Ma Cristo Santo quando la smetterete di trattarci come gente che non merita di essere seppellita in terra consacrata, considerare le attrici alla stregua di prostitute e noi creatori di mondi come gente che tanto se diverte e deve esprimersi?
In un’era come questa siamo i vostri psicologi a buon prezzo, i vostri animatori e i vostri sacerdoti, volete avere un minimo di cura e rispetto per le centinaia di migliaia di lavoratori che compone il nostro settore?


E scusate se per una volta parlo degli artisti, visto che quando si parla dell’elettricista e del macchinista allora sì, ok, pronti a dire che sono lavoratori come un operaio Fiat e allora sì, certo…
Ma tesori de zia, chi crea, scrive, dirige, fotografa, fa scene e costumi e gli attori, gli at-to-ri, sono lavoratori, siamo lavoratori che spesso è il primo motore grazie al quale un lavoro esiste e se voi avete ancora dei rituali in cui alleviare le vostre complicate vite.


Questo costante umiliarci e bistrattarci da parte della politica quando poi, Ministri e Presidenti sono i primi a correre scodinzolanti sui carpet e alle prime, i primi ad accaparrarsi i meriti per i Premi dati “all’Italia” e io ho sempre voglia di urlare “non all’Italia, demente, a lui! a lei! che si è fatto/a il cosiddetto per anni tra umiliazioni, attese, pazienza, fatica e angoscia e probabilmente a questo momento ci è arrivato con l’esaurimento nervoso, ma che c’entri tu e che c’entra l’Italia!” ché quasi sempre l’Italia e tu classe politica di turno avete tentato di sabotarla, quell’impresa, e se non ci fosse stato un gruppo di pazzi determinati a farla non avrebbe visto la luce e tu a mettere lo smoking e importunare le attrici.


Dunque io in questa pandemia che forse ci siamo veramente meritati e avremmo meritato l’estinzione ma questo virus non è mai stato il caso (e lo sapevano) la cosa per cui sto peggio è l’ennesima conferma della (solita) indifferenza per questa salvifica, protettiva religio che chiamo “il mio settore”, la pena per i colleghi e la pena del confermarmi che niente, nemmeno l’Apocalisse fa capire agli ottusi ciò che, nel mondo umano, davvero conta e andrebbe protetto. Almeno rispettato.

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NOI CHE RUOTIAMO INTORNO A UN BUCO NERO (il mio mestiere in questo Paese farebbe venire i brividi a Einstein)

Il tempo è una cosa preziosa, preziosissima. Avrete sicuramente fatto almeno una volta nel vita quel giochetto, anche solo per memorizzare Storia, di tracciare una linea retta che va dal 2.500 AC al 79 DC, oppure dal 1922 al 1968, per rendervi conto che la nostra vita personale è un puntino nel puntino, una caccola nel continuum del grandioso viaggio che è la Storia dell’umanità.

Ecco perché non ritengo sia giusto perdere tempo e far perdere tempo alla gente.

Sono sempre stata talmente ossessionata dalla preziosità del mio Tempo tanto da non aver mai avuto un vero hobby e non conoscere il concetto di “passatempo”, se amo giocare a scacchi è perché lo considero un allenamento per affrontare il mondo, quando mi sono fissata con il cubo di Rubik ne ho trovato la soluzione per vincere dei soldi in una scommessa.

Tutto il mio Tempo deve servire per migliorare, crescere, essere felice e utile agli altri, fine.

Quindi se c’è una cosa a cui sto MOLTO attenta è non fare perdere Tempo agli altri. Spesso questo significa una brusca schiettezza, spesso la gente può offendersi, ma io non ti faccio perdere tempo, su questo puoi stare tranquillo.

Nel mio lavoro – ma forse questo accade un po’ in ogni settore in questo nostro folkloristico Paese – c’è invece una fortissima tendenza a considerare il Tempo in modi che avrebbero pettinato i capelli ad Einstein.

Quando ho iniziato questo mestiere mi sono scritta, nel mio decalogo di vita stampato sopra il letto, tra le altre cose: Ricorda che chiedere e proporti è il tuo lavoro, e ascoltarti e risponderti quello per cui i tuoi interlocutori vengono pagati o grazie al quale trovano ciò che gli serve e guadagnano.

Perché io ho faticato molto, essendo una che trova il disturbare un peccato da girone dantesco dell’inferno, a capire che proporsi, mandare CV, i propri soggetti etc, fa parte del lavoro e che quelle persone – quasi sempre di una maleducazione che manco un boia che ti mette il cappuccio sul patibolo – che stanno lì a rispondere ai telefoni, sono lì per questo. Così come non avrebbero nemmeno un lavoro, se non perché hanno cercato o incontrato una o più galline dalle uova d’oro o anche solo saporite, quelle persone che nei cinque minuti o cinque anni in cui hanno un po’ di potere in mano, o quelle che hanno fatto le tre lire che immancabilmente gli vedrai perdere nel giro di due film. Anche se si sentono in cima al mondo quando tu cominci a essere in giro da più di vent’anni non ha nemmeno senso che gli dica “eh, quanti ne ho visti passare dal podio dei premi alle scatole portate via dall’ufficio per andare in uno più piccolo”, non ha senso ricordargli che devono la loro stessa esistenza al fatto stesso che esistono autori, attori e tutta la filiera di chi costruisce un film, dato che loro da soli, pure quando ti sderenano con i loro guizzi creativi imbarazzanti, quei “e se lui fosse il fratello” con cui rischiano di spappolarti una sceneggiatura quasi perfetta perché la cosetta artistica devono dirla pure loro, laddove non sono capaci a scrivere un sms alla moglie o al marito per dire che faranno tardi a cena, mentre tu hai perfettamente chiaro che ci fa un mestiere creativo non è capace a fare il mestiere del trova-soldi e passa-carte, anzi non sai nemmeno fare quadrare il bilancio di casa e certi discorsi intorno ai tavoli di mogano proprio non li capisci, quindi il bisogno è reciproco,

BENE

una volta che questa consapevolezza ce l’hai e hai anche quel poco di curriculum che determina che sei un professionista che si propone o propone i suoi lavori, che aspetta una risposta e se ti servo bene, sennò ciao, pazienza

ECCO

diventa comico o irritante a seconda della giornata del ciclo in cui ti trovi, quando – e questo credo che esista solo in questo lavoro – diventi personaggio inconsapevole del seguente, frequente teatrino:

Tu, o spesso il tuo agente, ti trovi/si trova ad un assemblamento di persone che lavorano nel Cinema, dicasi prima di un film, convegno sulla crisi del cinema dal 1895 a oggi, evento benefico a favore della foca monaca in cui un certo regista mette lì con finta vaghezza il trailer del suo film che di tutto parla tranne che della foca monaca

O ANCHE

tu, o meglio il tuo agente chiami periodicamente per chiedere cosa succede, cosa si muove, chi gli serve e perché

BENE

Esso/a, il produttore/produttrice/impiegato Major magari ti dice:

Sai stiamo cercando delle patate arrosto con rosmarino.

Tu, o il tuo agente, gli si risponde:

Ehi, ma io HO delle patate arrosto con rosmarino, vuoi che te le porti? (o Ehi, ma un mio cliente ha le migliori patate arrosto con rosmarino del pianeta, te le portiamo?)

Lui/lei dice:

Ok

Con il suo bicchiere di prosecco in mano, o al telefono in viva voce dal suo ufficio.

Dunque tu e il tuo agente prendete la teglia di patate arrosto, la cominciate a scaldare e intanto iniziate la vostra replica  nell’altro teatrino del:

PRENDERE UN APPUNTAMENTO

che in Italia è peggio che chiamare il Papa, anche perché il Papa ormai ti chiama lui alle ore più impensate e pure a casa.

Le segretarie, appunto spesso delle tipe educate come un leone a cui hanno appena dato un calcio nelle palle, sciorinano il repertorio: “Non c’è, è in Nepal a fare meditazione. Chi è? Vuole lasciare detto? Ha il suo numero di telefono?” / “Non c’è, è a una proiezione, non so quando torna. Chi è? Vuole lasciare detto? Ha il suo numero di telefono?” / “C’è, ma è in riunione, ora non posso passarglielo. Chi è? Vuole lasciare detto? Ha il suo numero di telefono?”

Quando finalmente ottieni un appuntamento – che non è detto, eh? Magari non lo ottieni mai, ma finora di avere un appuntamento, magari dopo quei – giusti-  dodici/ quattordici mesi in cui hai detto solo due volte: “Ma veramente eravamo d’accordo, mi aveva detto che cercava patate arrosto, e gli dovevo portare le mie..” insomma, ogni tanto alla fine ci riusciamo.

Arrivi, magari fai anticamera più che altro perché la segretaria non ti caga, ma come potrebbe visto che sta firmando una ricevuta di DHL e contemporaneamente passando una telefonata, mica è un supereroe poverina, quindi non ti dice ne ah né bah e tu stai in piedi ondeggiando come l’avatar di un videogioco che sta aspettando che tu decida cosa fargli fare. Ti gratti anche la testa.

Poi ti nota, ti chiede nervosamente chi sei, ti trova sull’agenda – e la cosa un po’ la irrita – ti dice “Ok, di qua”, e ti porta nella stanza di

qualcun altro.

Non la persona che ti ha detto vorrei le patate arrosto, no. Uno, o una, che nemmeno ti dice di che si occupa e quale sia il suo ruolo in tutto questo, spesso sospetti che chi hai davanti sia il signor Beppe che ha appena aggiustato i condizionatori o Miriana, la collaboratrice domestica rumena che arrotonda un po’ :

“Senti, ti va di guadagnare trenta euro in più al mese? Ok, devi solo metterti lì e verranno delle persone e tu devi annuire, fingere di capire e poi devi imparare a memoria questo:

Tu sai quanto sia difficile in questo momento piazzare le patate arrosto? Ah, la nostra azienda ci ha rimesso le penne, con le patate arrosto. No, no, noi patate arrosto ora niente. Ci sta la crisi, lo sai? E sai quanto costano le patate arrosto? No, no, niente patate arrosto per noi. Se vuoi le assaggio, lasciale pure, ma no, niente patate arrosto qua.”

E tu, ha senso che risponda: scusi, signora Miriana, perdoni signor Beppe, ma io stavo bella tranquilla a casa con le mie patate arrosto, a quest’ora in TV ci stava una puntata eccezionale di Maniaci del Pulito, fra dieci minuti mi partiva una lezione di Yoga che adoro, ma io qua, che mi ci avete fatto venire a fare?

Mica ho chiesto “ti prego, pigliati ‘ste patate arrosto sennò tuo figlio che ho rapito all’asilo (ecco la foto di lui) gli taglio un orecchio!” Ho chiesto: “Cosa ti serve in questo momento?” E quello/a ha detto: “Stiamo lavorando sulle patate arrosto”.

Allora mi dirai io le tue patate arrosto non le voglio, so io a chi chiederle, io non le voglio nemmeno assaggiare, mi dirai le assaggio e mi fanno schifo,

MA COSA MI DICI A FARE CHE CERCHI PATATE ARROSTO TI DICO SE VUOI TI PORTO LE MIE E TU DICI SI’ CERTO MI FAI PERDERE SETTIMANE SE NON MESI PER VEDERCI PERDO LA PUNTATA CLOU DI MANIACI DEL PULITO E YOGA PERCHE’ E’ OVVIO NIENTE E’ PIU’ IMPORTANTE CHE  CERCARE LAVORO E TU STA CAZZO DI PATATA MANCO LA VUOI?

Ma perché la gente pensa che solo il suo, di Tempo, sia prezioso, al punto che invece di mandarti affanculo di persona lo fa fare a Mirana e Beppe, e non capisce che tra questuanti e professionisti c’è una enorme differenza, che cercare qualcuno o qualcosa di interessante sarebbe il tuo lavoro, proporci il nostro, che non puoi sapere a priori chi ha la cosa interessante, e che cosa mi fai venire a fare soprattutto quando quel che volevi da me, ME LO HAI DETTO TU!  M’hai detto voglio le patate, te le porto e mi dici “Uffa, che mi fai perdere tempo a fare proponendomi patate?”

Questa cosa in più di vent’anni che faccio questo lavoro, l’ho vista spesso, mi è capitata con gente che poi magari, inaspettatamente persino per me, otto anni dopo mi sono ritrovata poi a chiedere aiuto a me o a qualcuno che mi stava accanto, perché di quanto vorticosamente giri la ruota della fortuna, cosa che sapevo già a cinque anni perché me lo spiegava nonna e per cui personalmente mantengo un atteggiamento stabile sia nei cinque minuti di gloria che in quelli di sfiga, pare si dimentichino tutti.

Che poi probabilmente non è nemmeno quello, è che questa gente non solo non è tanto intelligente, furba insomma, da sapere che è sempre meglio rispettare tutti foss’anche per un principio di convenienza, ma soprattutto ha un’idea tutta sua della Scienza: pensano che il Tempo che gira intorno a loro sia quello terrestre e noi tutti giriamo intorno al buco nero. E chi ci ammazza a noi? Stiamo qua, non c’abbiamo un cazzo da fare, laddove a volte pur di non perdere tempo per qualcosa di totalmente inutile, persino una bella puntata di Maniaci del Pulito è più utile. Per esempio sapere come pulire una cappa aspirante in cucina in pochi minuti.

Anche se poi quei trenta euro a Miriana magari fanno tanto comodo.

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