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Tipi Psicologici e animali da Cinema

Quando mi capita di passare ai Festival, soprattutto quello di Venezia che ovviamente per i professionisti del Cinema italiano è più di casa, osservo (ma poi come sempre) la gente che passa. Sono ormai un paio di decenni che questo è il mio ambiente di lavoro e ci ho visto invecchiare, imbiancare, plastificare, ma la cosa che sempre più mi fa tenerezza sono i tipi psicologici.

Quando ero giovanissima e mi sono affacciata a questo mestiere ho capito subito che il volerlo fare, per Autori e Attori, ci divide in categorie nette: chi ha bisogno di riconoscimento, quindi soffre il complesso di non essere considerato abbastanza, da una parte, chi è malato del risultato, quindi sempre più maniacalmente studia Cinema, vuol sapere, ritiene di non fare abbastanza, dall’altra.

Lo so, ogni appartenente al mondo del Cinema sta dicendo “ecco io appartengo al secondo gruppo”.

No.

Non è vero.

Perché si vede.

C’è, nel primo gruppo, il fatto che sei vestito in modo diverso da come ti incontro a Roma, caracolli in modo diverso, fingi di non volerti far notare mentre fai la qualunque per farti notare. Non saluti alcuni, pietisci il saluto di altri; se capiti in qualunque contesto in cui sei coinvolto, ci tieni immensamente a far finta di non volerlo far notare, quando è tanto più sano e sicuramente appartenente al secondo gruppo psicologico, che tutto sommato si diverte perché chi davvero del contesto se ne frega perché è concentrato si diverte, il dire yeee, sono qua, figo, fosse pure che vinci la Coppa o parli ad un convegno sulla pellicola 16mm, invece che fingere che per te è tanto normale e te ne freghi dei complimenti. Se non sei coinvolto in nulla e sei semplicemente lì per fare networking (che il primo gruppo finge di non fare quando in qualunque ambiente di liberi professionisti è importante e non c’è niente di male) fanno di tutto per apparire precipitati lì per caso, un po’ come la storiella di chi ancora dice di aver vinto un provino perché accompagnava l’amica. Vedendoci invecchiare quelli che circoliamo da un po’ e osservando i nuovi arrivati vedo che la netta distinzione rimane, sempre uguale, riconoscibile, tenera.

Forse, in attori/attrici d’età, con il ritocchino di troppo e il “look” un po’ troppo “young” diventa a rischio The Wrestler, registi appena arrivati sul pianeta che fanno la camminata Fellini, registi e sceneggiatori d’età che si siedono in modalità Hollywood, la faccenda sfiora il patetico ma tant’è.

Noto o non noto, sulla cresta o sul fondo che tu sia in questo specifico momento di una ruota che gira inesorabile, appartieni al primo o al secondo gruppo, e si vede.

Come in tutto il resto del mondo oltre il nostro microcosmo ci dimostra che la psicologia dell’animo umano ruota tanto intorno all’illusione che non sia chiaro ciò che siamo e sentiamo, attraverso i nostri comportamenti.

Basta osservare.

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Limitare il diritto di parola e l’oklocrazia

Della comunicazione e dubbio sul diritto di parola.

Da quando ho imparato a scrivere ho sempre scritto molto, adoravo scrivere per raccontare, poi ho scoperto l’immagine e la danza e mi è venuto il dubbio che un’immagine, o il corpo, non comunichino alla fine in maniera più violenta delle parole.

Poi c’è stata la Filosofia e mi ha fatto comprendere che le parole sono illusorie, mezzi per esprimere concetti che puoi condividere veramente con l’Altro solo se alla fine l’Altro condivide il tuo livello di conoscenza.

Le parole, insomma, in una società tribale e primitiva, non persuadono.

Mai come in questo periodo ho riflettuto, speculativamente, sul bisogno di comunicare, il bisogno di dire la propria che ci hanno fatto scivolare in un’era antropologica nuova, con i social, tanto da illudere anche chi non dovrebbe aver diritto di parola, di fare la differenza, influire sulle regole del mondo.

Mi spiego.

La democrazia è il punto più elevato della civiltà umana, ma come sappiamo (temo in sempre molti meno) suffragio universale non significa diritto di parola a prescindere, una società in cui tutti parlano di tutto pur non avendo conoscenza di nulla si chiama oklocrazia, darle spazio significa correre il rischio di creare un tale caos da aprire la porta alla tirannia: storicamente il caos e l’anarchia hanno creato le condizioni per cui il tiranno di turno ha potuto asserire: “vedete, da soli non ce la fate”, presupponendo che il popolo sia una massa di bambini stupidi non in grado di auto governarsi.

Ed è un po’ così: il popolo non è un bambino stupido se non quando un sistema propagandistico non ce lo faccia diventare, ma il popolo è spesso disinformato e si convince che dare in mano la guida a quello che si pensa abbia le reali informazioni in mano sia la soluzione, si illude che quello che segue stia realmente dando retta alle sue parole, alle opinioni espresse sui social, ma non è così.

Non è una comunicazione che funziona in un sistema di vasi comunicanti, la comunicazione funziona solo nella direzione aspirante tiranno verso allocchi, usati come carne da cannone per i propri scopi.

Ma gli allocchi non capiranno mai né potranno ammettere di esserlo anche perché una presunta libertà di parola, in realtà bocche come cloache che vomitano volgarità, li illude di essere liberi e partecipi.

E non si accorgono che non sono liberi e non si stanno minimamente auto governando anche se la facciata è quella della democrazia.

Ecco perché a chi insulta, fomenta, minaccia, esprime opinioni lesive dei diritti di una società democratica andrebbe immediatamente tolto il diritto di parola dato dai social.

Per il nostro stesso bene.

Abbiamo bisogno di comunicare e abbiamo bisogno di illuderci di fare la differenza ma fare la differenza come cittadini di una società democratica non la si fa in un carnaio di opinioni stupide alimentate da ignoranza e leggende metropolitane che sporcano il clima quotidiano in cui viviamo, alimentano la follia del singolo; il cittadino di una società democratica fa la differenza con il voto, e il suo voto è veramente libero e adulto se procede prima studiando le idee, poi ascoltando.

Quello che ci sta completamente fregando il presente e il futuro è tutto questo parlare e aver perso la capacità di studiare e ascoltare, soprattutto non aver coltivato idee, da decenni, scambiandole con opinioni. Un carnaio di opinioni sconsiderate è oklocrazia.

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Il futuro che ho visto

Quando mi dicono che prevedo il futuro per via di una bisnonna sciamana o per via di un calcolo delle probabilità inconscia dato dal QI alto, faccio notare che basta studiare la realtà e, al solito, osservare.

Tutto ciò che sta accadendo in politica, non solo nel Paese in cui vivo, ma parlo del Paese in cui vivo per stringere il campo, se fosse una sceneggiatura di un film, dati i personaggi coinvolti non poteva che andare come sta andando.

Peraltro un articolo del Sole 24 ore che ho pubblicato su Facebook in autunno prevedeva esattamente queste tappe.

E quindi non può che finire come gli osservatori dicono da mesi, anni, dal 2008, per l’esattezza. Quando abbiamo capito quanto grave fosse la faccenda Lehman Brothers, in molti abbiamo detto, voilà, torneranno i fascismi.

Perché la gente semplice, poco attenta alla politica, se ne interessa solo se coinvolta nella strategia della paura. Allora volta l’attenzione alla “politica”, vista in tempo contemporaneo un po’ come un contest in cui si vota il miglior venditore di sogni e chi tranquillizza di più l’angoscia.

La gente semplice non ha gli strumenti per capire che ciò che viene loro detto non torna, né quando gli si prospettano dei babau, (pensiamo a Farenheit 9/11 di Moore riguardo i chilometri di spiagge vuote e un solo poliziotto a guardarle perché NON c’era pericolo) né quando gli si promettono soluzioni che non sono oggettivamente realizzabili.

Chiunque potrebbe fare il “politico” alla Salvini o alla Di Maio/ Di Battista: basterebbe avere la faccia tosta e la mancanza di preoccupazione per le conseguenze a lungo termine del minacciare un pericolo che non c’è e promettere sogni irrealizzabili, dallo sconfiggere la povertà a più cotillons per tutti.

A questo proposito non vorrei essere nei panni dei 5stelle che, un anno fa, con un più del 30% hanno aperto la porta al vampiro che si presentava con una percentuale di voto risicata, gli hanno dato strumento e palcoscenico perenne per una campagna elettorale costante grazie alla quale adesso li tiene per le palle, se non si fa come dice lui può far crollare il governo quando vuole.

Ma la faccia della medaglia di una comunicazione basata sulle grandi promesse, la paura e le grandi emozioni, sullo spacciare la spontaneità con sincerità, la “semplicità” con comprensione della massa e la sicurezza come il principale problema quando non è vero, creando un contesto tribale e da pettegolezzo da quartiere, è che non può reggere.

La vita è fatta di giornate e quando ci si accorge che ‘sto benedetto babau non arriva mai, che comunque hai pochi soldi e non lavori, che comunque sì, fantastico che tu sia “uno di noi” ma tu comunque stai sempre in giro a fare il ganzo io continuo a non mettere insieme gli spicci per una pizza fuori almeno una volta al mese, allora basterà il prossimo pifferaio magico che dice che la colpa è di quello prima e che ora, invece, ci pensa lui.

Ecco perché andrà avanti male per anni, e non lo leggo dai tarocchi o nella sfera di cristallo. Andrà avanti male di imbonitore incapace a imbonitore incapace finché la massa, la sua maggioranza, non si prenderà la briga di studiare, informarsi e sviluppare un pensiero critico in seguito al quale arriverà all’età mentale adulta, quando si vota chi dica cose sensate e credibili e soprattutto che non si voti il “chi” perché un tizio che strilla più forte, ma un collettivo “chi” di persone che abbiano un’idea a cui partecipi attivamente.

Non si delega, ci si prende la responsabilità e non si vota una persona ma un complesso di idee credibili.

Ma per arrivare a questo dobbiamo aspettare la generazione successiva, quelli che votano adesso hanno perso l’occasione di non apparire dei deboli manipolabili agli occhi della Storia, l’ignoranza non si batte facilmente e quindi quella che si prospetta per i tempi a venire è un’epoca di sempre più fame e povertà, e per chi le cose le vede e sa, un’epoca di resistenza morale in cui cercare di tenere vivo il mondo e non farlo distruggere troppo fino a che non lo prenderà in consegna una generazione più illuminata e preparata.