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Io, l’influenza e gli archetipi

Ho sempre avuto pena e preoccupazione verso quelle donne un po’ Atena un po’ Estia che difendono il patriarcato, che si autosabotano mettendosi nelle ultime file lasciando il palco ai maschi, dando ragione a chi vedono come il capo pur contro altre donne, intervenendo infatti in un dibattito solo se c’è da difendere i maschi dalle accuse di un’altra donna; quelle, le donne protettrici del patriarcato, che spesso se chiedi si dicono persino femministe ma se coinvolte in ruoli decisionali o di una forma di potere dicono cose come:”sono come un uomo/lavoro come un uomo” o persino nel privato:”ah, io scopo come un uomo, guido come un uomo”, scimmiottando quindi il peggio delle loro proiezioni inconsce di cosa un uomo dovrebbe essere, come dovrebbe essere e soprattutto le ragioni per cui, ammettono, il parametro del giusto e del bene è lui e noi non possiamo, al più, che imitarlo se vogliamo essere rispettate.

È un tipo psicologico studiato e ben preciso che io, molto Artemide, reggo a malapena, perché le donne patriarcali senza sapere di esserlo, sono donne spesso non intelligenti come l’archetipo Atena, purtroppo e quindi ottuse e mi manda ai matti la loro non consapevolezza di quanto grave sia il loro comportamento per il genere, quanto umiliante la loro fierezza nel loro scimmiottare archetipi maschili che ritengono positivi.

Io però quando ho l’influenza sono proprio come un uomo.

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Donne smemorine che tagliano il ramo su cui sono sedute

Ieri sera su Netflix ho recuperato un film, “Suffragette”, che ritenevo necessario vedere, anche perché amo moltissimo Carey Mulligan.

Bene.

Vorrei fosse proposto come Cura Ludovico alle donne di destra, alla Meloni, a Barbie-Santanché per tacere della casalinga che hanno messo alla Commissioni Diritti Umani.

E poi proiettato d’obbligo nelle scuole (senza cura Ludovico, per carità)

Per un essere umano di sesso femminile dimenticare cosa siano state le lotte, i sacrifici, le umiliazioni di quelle donne e soprattutto non sapere cosa sarebbe la nostra vita oggi senza di loro, è criminale.

Cosa sarebbe la nostra vita:

– le sopracitate politiche mai al mondo starebbero facendo il lavoro che fanno. Diremo in coro: meglio! No, perché io da donna desidero che loro abbiano il diritto di farlo e

– io il diritto di VOTARE contro di loro

– nessuna di noi potrebbe lavorare se nate in famiglia agiata, fare al massimo le lavandaie ad un terzo della paga maschile e il doppio delle ore, se povere

– non avremmo diritti legali, saremmo “niente” come viene detto nel film, se il nostro capo in lavanderia ci molestasse

– non avremmo diritti sui nostri figli se nostro marito ci buttasse in mezzo ad una strada

– dico buttasse in mezzo ad una strada perché tutti i soldi di casa sarebbero suoi per Legge, anche quelli portati da noi, anche fosse una nostra dote milionaria:

– non potremmo avere un conto in banca, firmare un assegno

– la proprietà sarebbe di nostro marito

– scelta medica su nostro stato di salute ci sarebbe negata.

E altre cosette sul piano sociale che è inutile aggiungere.

Prego ravvisare nell’elenco sopracitato alcuni punti che vi suoneranno familiari:

È davvero finita quella lotta?

Oppure quello che sta accadendoci intorno e, in modo grottesco, spesso sostenuto anche da donne di destra che poverine, sono come quello che taglia il ramo su cui siede, non sta arrotolando indietro il nastro del Tempo, con la certezza di riportare tutto a quelle case non tue, figli non tuoi, soldi non tuoi, corpo non tuo?

Vogliamo veramente essere così distratte?

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Lo strano fenomeno della Donna-Pagliaccio

C’è questo fenomeno che mio marito ed io chiamiamo la pagliaccite acuta e che colpisce le donne di un’età che solitamente parte dalla linea d’ombra, circa i quarant’anni, quindi non proprio una crisi di mezz’età, una cosa diversa e solitamente ad esserne colpite sono le donne di sinistra.

Le donne di sinistra colpite da pagliaccite, una volta magari note per vestirsi femminili, con tacchi o anche scarpe basse ma jeans carini, gonne o vestitini in foggia umana, ad un certo punto temendo forse di apparire delle signore – quali diventiamo ci piaccia o no – nel tentativo di apparire giovanili ma con un certo stile ecosostenibile e di sinistra, cominciano ad indossare strane scarpottone piedose, pantaloni a quadrettononi un po’ pallottosi, immancabile gilet e sciarpotta cucita a mano dalle detenute di un carcere lontano, cappellazzi sformati di tela e bracciali con fiorotti di tela.

Sono questi sintomi evidenti di pagliaccite che spesso si accompagnano con vistosi interventi di ritocchini al viso con un filo di labbrotto un po’ gonfiato ma quel tanto per non sembrare di destra, un filo di filler al nasolabiale ma evitando il botox che fa Santanché.

Vittime della pagliaccite sono anche molte attrici che hanno superato la linea d’ombra e che si presentano persino ad eventi mondani non con una scarpetta e un vestitino o un bel completuzzo sobrio che sarebbero magari più d’uopo, ma in tenuta pagliacciosa e atteggiamento abbinato: zampe un po’ larghe, gestualità da Hemingway meet Coco Chanel ubriaca, risata grassa e incredibile capacità di fingere di non vedere la ventenne in tubino al ginocchio e tacco 12 accanto a sé, che porta un look che forse dovrebbe esserle di ispirazione (ma si noterebbe la differenza).

La pagliaccite è subdola e spesso si manifesta da un giorno all’altro senza preavviso ecco perché nel fare nuovi acquisti la donna che attraversa la linea d’ombra deve fare attenzione: vi attira un pantalone o una gonna rotondosi e sformati, magari in lino o lana grezza, quadrettoni? Cercate nell’armadio quel vecchio gilet con i fiori di pezza? Invece di guardare stivaletti di cuoio e scarpe normali vi attirano scarpotte da Topolino meglio se in tre colori di cuoio tra cui il rosso?

Attenzione: potrebbe essere pagliaccite.

Mio consiglio: avvisate un vostro caro e prima di fare acquisti e/o comporre un outfit per uscire, consultatevi, fatevi accompagnare.

Fate lunghe immersioni in analisi di foto di donne adulte non colpite da pagliaccite, osservate le linee degli abiti, dei cappotti, dei jeans umani, delle gonne, degli chignon, dei capelli naturali con le loro trezzette grigie. Ricordate che nulla vieta di mantenere il look che avete sempre avuto e che corrisponda alla vostra personalità: siete sempre state rock? Siete sempre state eleganti? Siete sempre state sportive?

C’è modo di rimanere se stesse adattandosi al fatto di essere – finalmente- delle signore ma di sicuro non siete mai state dei pagliacci.

Quindi, a conclusione della terapia ripetete a voce alta più volte: sono una donna, non sono una ragazza ma soprattutto non sono un pagliaccio.