c'è pure questo · della narrazione · il mondo dalla mia stanza · whatever

Breve esempio di come gli pseudo intellettuali di questo Paese creino il mito del radical chic (assist alla barbarie)

Allora, viene fuori che la sentenza di cui tutti parlano, con le sottigliezze che a noi non professionisti della Legge sarebbero forse sfuggite comunque, dice una cosa diversa da quella strombazzata nel titolo del link e nell’articolo che anche io ho pubblicato su Facebook, riguardo una poveretta che ha subito uno stupro di gruppo dopo essere stata spinta ad ubriacarsi, sottigliezza che cambia nei fatti la sentenza da noi percepita, ma cambia poco il risultato che personalmente mi scandalizza e cioè una condanna a soli tre anni. Un errore nel quale si casca facilmente visto come è proposto l’articolo, scelta evidentemente fatta per avere più effetto e per avere più collegamenti alla pagina web. Il fatto però crea un fenomeno ancora più strano e che mi fa capire ancora una volta perché questo Paese non abbia veramente speranza e perché per chi è arrivato al governo è stato FACILISSIMO creare il mito e l’odio verso il “radical chic”.

Infatti adesso scorrendo i social leggo status e commenti, purtroppo da parte di gente che pur stimo e “di sinistra” che su una faccenda veramente grave in sé ha da dire e commentare e stra-commentare: “che grulli, hanno mal interpretato la sentenza, imbelli, lasciamo perdere che i tipi che hanno più volte lacerato e sfondato la fanciulla abbiano preso solo tre anni ma vi rendete conto (grasse risate o occhietti al cielo) che questi sciuocchi avevano capito che il giudice non aveva riconosciuto l’aggravante del fatto che la avessero fatta ubriacare?” E via risatone e pacchette bonarie sulle spalle di chi ha letto e mal interpretato un articolo, ripeto volutamente fuorviante, accanimento status dietro status verso lo sberleffato del momento, con l’atteggiamento che non coglie la sostanza perché il punto è mostrare la loro superiorità vs una plebe che non capisce.

Attenzione: NON se la prendono con il giornale/giornalista che ha creato l’equivoco ma con chi ha capito male e che spesso cretino non è: se poi legge la sentenza integralmente dirà pure, come unica cosa che intelligente persona possa commentare:

“Ah, ecco, una delle solite cagatelle di giornalisti alla ricerca d’effetto, resta pure il dato che, li mortacci loro: solo tre anni e a girarci pure tanto intorno? COME AL SOLITO?”

Qualche anno fa ho realizzato un corto per un film collettivo sulla Carta dei Diritti Umani e l’argomento a me affidato riguardava le ragioni per cui una percentuale spaventosamente alta di donne che hanno subito violenza decida poi di non denunciare. Ho letto decine di atti di processi e, appunto, sentenze, veramente spaventose. Da una di quelle ho tratto spunto e tratto anche le parole davvero utilizzate durante un processo dal risultato iniquo ed inaccettabile e, vi assicuro, non siamo lontani dal testo paventato da quel titolo e quello cui l’articolo allude.

Non è fantascienza, è già accaduto.

Si può aver frainteso un titolo volutamente ambiguo perché semplicemente non è nulla di nuovo e c’è chi ne è stanco.

Quindi risultano mostruosi quanto l’orrore di questi stupratori che di fatto la fanno franca, sia un Tribunale che nello svolgere le proprie mansioni ancora una volta non sa dare loro pena più severa, che giornalisti che distorcono una notizia per avere più contatti, ma ancora di più gente che del tutto indifferente alla vittima della faccenda, la strumentalizza ancora una volta con ulteriore leggerezza e superficialità, per salire ancora una volta in cattedra e scrivere status saccenti sui social e mostrare a tutti quanto loro siano più intelligenti e sul pezzo.

Ecco perché la cosiddetta sinistra ha dato un assist meraviglioso ai barbari e consegnato loro il Paese: continuiamo a guardare il dito e non la luna. Facciamo i maestrini dall’alto del nostro account Facebook o Twitter fottendocene della sostanza e delle vittime.

E intanto quelli si pigliano tutto.

La Luce

c'è pure questo · della narrazione · il mondo dalla mia stanza · Uncategorized · whatever

MESSAGGI DA UN RAGAZZO CHE AMAVA LA POLITICA NEL 1974 (del linguaggio e della conoscenza)

Sto leggendo da qualche tempo i quaderni privati di un ragazzo, italiano, ventunenne nel 1974, poi diventato giornalista, per un lavoro che stiamo facendo relativamente al 25 aprile portoghese e questa lettura che sta andando avanti parallelamente alle vicende politiche italiane, si è rivelata una sorta di epifania, per me.

Un ragazzo di ventun anni interessato alla politica prende appunti nei suoi quaderni personali con un linguaggio che oggi appare forbito, colto, nonostante un gergo che oggi può farci tenerezza e ricordare alcuni dialoghi di Ecce Bombo, e parla di avversari politici, di paura del fascismo, di speranza per il popolo, argomentando politicamente, mostrando conoscenza ed è evidente, soprattutto, un certo orgoglio – non certo vanità, dato che non sapeva che un giorno avrebbe fatto leggere questi quaderni a registi o scrittori – per la conoscenza dei testi, per l’aver studiato su libri e preso informazioni in prima persona in viaggi effettuati in situazioni a dir poco precarie, per vedere con i propri occhi.

Qualità che non poteva che farne un giornalista.

Leggo questi quaderni tra ammirazione e tenerezza, poi scorro i social mentre aspetto che bolla l’acqua per cucinare o mentre sto al bagno (lì dove è possibile sopportare tanta superficialità) e leggo il linguaggio non solo dei gregari dei politici ma dei politici stessi che adesso ci governano.

Nota a margine: li chiamo gregari perché altra cosa che noto da anni è che chi decide di seguire un politico che come unico argomento abbia l’individuazione di un un nemico, l’unico sentimento che conosca è l’odio, (mascherando con furbizia il proprio costante incitamento all’odio accusando l’altro di odiare e parlando di se stesso come dispensatore di baci e di amore), quello che possa mai per assurdo scegliere di seguire una persona così non è un cittadino che condivide un ideale politico, ma un gregario mai stato abbastanza in gamba da essere capobranco o leader di qualcosa nemmeno nel proprio condominio, quindi cerca un capobranco che ne faccia le vendette. Non un politico che ne rappresenti ideali, che di fatto non ha, nel corso del dibattito politico ma appunto un uomo forte che ammazzi di botte chi non la pensa come lui.

Come le bestie.

Osservo e paragono questo linguaggio incredibile, che sicuramente avrebbe sconvolto o forse sarebbe stato accolto con incredulità dall’uomo civile del passato, per non parlare di un potenziale uomo evoluto del futuro (sempre se riusciamo a sopravvivere a questo momento senza tornare allo stadio degli scimpanzè che si picchiano per avere più banane).

Tu sei un politico professionista, uno che, come ci si aspetterebbe in una democrazia dai tempi della polis greca, dovrebbe essere più colto, più edotto della cosa politica, più saggio, più sereno dell’uomo medio e a quell’uomo medio che spera di attrarre e persuadere al suo pensiero, dovrebbe fungere da esempio.

In un sistema politico democratico, l’uomo politico professionista ha come primo principio morale il “non sono d’accordo con la tua idea ma morirei purché tu possa avere la libertà di affermarla”, nonché la sua prima preoccupazione – anche solo per i principi della morale kantiana – dovrebbe essere che anche o forse persino soprattutto chi non lo abbia votato possa però essere un minimo soddisfatto, forse persino stupito e compiaciuto nel potersi dire di aver sbagliato opinione, che insomma quella minoranza, sia essa enorme o di un minimo scarto, che non lo ha votato veda rispettate anche le sue esigenze, istanze e opinioni.

Quello cui invece ci troviamo di fronte.

Politici che parlano come ragazzini di sedici anni in piena crisi ormonale, mettono foto con il pollicione alzato, una birra in mano, la torta di compleanno.

Parlano dei risultati ottenuti sempre e solo con un tono indispettito, un vocabolario ripetitivo che fa sospettare che nella loro vita quotidiana non conoscano più di trecento parole del nostro meraviglioso e ricco dizionario, in ogni caso con il tono di chi deve costantemente fare la boccaccia al “nemico” a “quell’altro” che tanto sta lì a rosicare, a prendere maalox perché si rode di invidia (nemmeno fossimo sedicenni che si contendono il premio reginetta del ballo), insomma non si tratta di avere idee diverse e/o opposte ma di invidiare, rosicare mentre l’altro ci fa marameo.

Chiunque non sia d’accordo con “loro” è del PD, il branco non conosce altra realtà sul pianeta che l’essere “loro”, il “loro branco” da una parte,  e di contro IL PD.

Senza nemmeno riflettere sul fatto che se tutta la gente che non è d’accordo con “loro” fosse del PD, questo famigerato PD avrebbe stravinto. Intendo: se la matematica non è un’opinione, sommando le percentuali ottenute alle elezioni da Lega, M5s, PD e quel magma per “loro” oscuro di altri, se non esistesse quel magma nel quale sono convogliati tutti gli altri voti, allora o “loro” avrebbero vinto con l’80% dei voti, o il PD avrebbe fatto almeno il 40%.

Ma non ci arrivano, perché non ragionano. Non ragionano perché quel che conta è litigare, aver ragione,  quel che conta nell’agone è aver l’ultima parola e possibilmente chiudere con il marameo gna gna gna di cui sopra.

Il linguaggio e la postura sono, come ho già notato precedentemente, da talent show, da talk show del pomeriggio.

È tutto un insulare senza prima leggere cosa abbia realmente scritto “quell’altro” nei commenti relativi a post e status puerili e superficiali di questi nostri politici contemporanei oggi al governo.

Questa infinita campagna elettorale trascinata su un terreno così squallido e volgare mi conferma che quelli che hanno vinto, hanno vinto proprio perché il cittadino medio italiano è diventato un qualcosa di quanto più lontano ed alieno rispetto al ventunenne del 1974 di cui sopra, un ragazzo che leggeva libri di pensatori, di politici, di statisti, che aveva ancora negli occhi le macerie del dopoguerra, consapevolezza di parenti morti al fronte, di vicini di casa dei genitori deportati nei campi di concentramento e quindi cosciente, nonostante i pochi giovani anni, dei pericoli che possono causare qualunquismo e superficialità.

E soprattuto del farsi gregari.

Nessuno di questi gregari si accorge né è in grado di avere il pensiero critico per valutare il fatto che la questione delle barche che arrivano in Italia al momento è davvero l’ultimo dei nostri problemi, in questo Paese, che non c’è nessunissima crisi immigrazione, che questa gente che arriva sulle nostre spiagge non è né la minaccia, né la ragione del progressivo impoverimento di questo Paese né tantomeno dell’Europa.

Che non sono poche migliaia di persone, in un Paese di 65 milioni di persone, ad aver creato o creare il nostro progressivo collasso.

L’italiano medio contemporaneo che non sa avere altra funzione né dare altro valore alla propria esistenza che quella del gregario, non usa la politica perché conscio dei propri diritti e doveri di cittadino ma perché è infantile ed egoista e se alla politica guarda (perché fino a qualche tempo fa se ne disinteressava totalmente) è perché ha ravvisato in questi nuovi figuri apparsi sulla scena qualcuno che possa portare avanti ideologicamente il loro egoismo, dare un valore socialmente e moralmente accettato al loro costante livore e fastidio di non essere il centro del mondo; questo cittadino è uno che non conosce altra forma di dialogo che la litigata in piedi tra il pubblico, il pettegolezzo tra due tizi chiusi nella casa del Grande Fratello, non conosce altra modalità di scelta tra una cosa e l’altra che il televoto.

Non segue idee ed ideologie ma è fan o follower di uno che urla più forte e gliene dice quattro, peraltro con la volubilità del bambino capriccioso, infatti basta poco e costoro cambiano tizio da seguire e da amare.

Cosa che ai politici contemporanei che ci governano in questo momento è ben chiara ed ecco perché tentano di aggrapparsi agli unici ideali che questa categoria di persone conosca, che sono appunto l’egoismo e la ricerca del nemico, la frustrazione di un mondo che non è il parco giochi che sembra loro essere per quelli che vivono una vita di lustrini e successi, e che vorrebbero tanto per se stessi.

Semplificandola: questo genere di persona non ce l’ha con chi ha il Rolex e l’attico perché ritiene che il mondo sarebbe più giusto con una più equa distribuzione delle ricchezze, o perché pensino che quelli dovrebbero pagare più tasse o perché pensino che non è giusto che qualcuno abbia tanto e tanti non abbiano niente.

Il punto è che a possedere Rolex ed attici vorrebbero essere loro e per non mettere in dubbio le proprie azioni, capacità o scelte, se ce l’ha un altro e non io sicuramente l’altro chissà cosa abbia combinato di ingiusto e immeritevole, sicuramente lui non ha merito e ciò che io vorrei ce l’ha lui è dato dal suo essere un infame e io un “puro”.

I politici contemporanei che oggi ci governano hanno capito bene la psicologia di questa categoria umana.

Dunque piuttosto che proporre reali e concrete idee per migliorare la vita di tutti i giorni dei cittadini, Sanità, Scuola, trasporti e soprattuto più lavoro per tutti, un futuro per i più giovani, tutto si riduce alla creazione di nuovi antagonisti, come si fosse nella writers room di una scarsissima soap opera, nemici e armi di distrazione di massa che vanno dallo straniero a quelli con il Rolex e l’attico, sperando così di pilotare l’odio sociale che nasce dalla frustrazione di cui sopra verso obiettivi diversi che non siano ciò che veramente serve a rendere migliore un Paese.

Perché sfugge, ai gregari, che non sono “quelli di sinistra”, “quelli del PD” ad avere la vita ricca e dorata che loro stessi sognano bensì una classe sociale che ben si distribuisce tra le appartenenza politiche.

Pensare che esistano davvero i “radical chic con il Rolex e l’attico” è un’idea talmente infantile che le prime volte che ho letto queste affermazioni ho riso di cuore, hanno il sapore della favola dell’Unicorno e la superficialità del “signora mia” in fila alla cassa del supermercato.

E invece no, l’ideazione di un simile antagonista ha avuto immediata presa tra i gregari, la massa di bambini genericamente arrabbiati su cui questi politici contano corrono dietro a questa insana idiozia con la cecità di quelli che correvano con i forconi dietro una poveretta accusata di stregoneria solo perché aveva un neo strano.

È la stessa ignoranza, la stessa totale mancanza di un pensiero critico, di buon senso o logica. Non dico di Cultura perché siamo arrivati al paradosso che la rifiutano, anche se oggi l’accesso alla Cultura sarebbe aperto a tutti, perché persino l’aver Cultura è diventato un difetto e un problema, come nei periodi più bui della nostra Storia. Millenni per arrivare a capire che solo l’avere una Cultura rende le persone libere di avere un pensiero critico, personale, che l’aver Cultura consente, tra l’altro, un’evoluzione umana adulta verso il saper scegliere ideali e non persone, capire chi tenta di usarti e di fregarti.

La più grande vittoria di un Sistema Politico che, mondialmente, vuole far tornare i cittadini da persone pensanti a sciocchi gregari e che è in atto da decenni, è quella cui stiamo assistendo.

Non ne ho trovato uno, in questo fiume di incredibili commenti e frasi sgrammaticate e deliranti, che rispondesse mai seguendo un ragionamento, facendo una citazione che possa darci la speranza di un libro letto, un’informazione approfondita. È tutto un rosicate, morite, state soffrendo eh? Zitto che sei del PD, Pddini schifosi, tieniti tu i negri a casa, pigliati il maalox, però bacioni. Non una sola argomentazione politica, non un accenno di saggezza.

Poi passo agli appunti di questo ragazzo del 1974 e mi sembra di saltare da un pianeta ad un altro, non mi chiedo come siamo arrivati a questo perché sarebbe un’affermazione naive: conosco la Storia e ho sempre seguito con attenzione quello che succedeva nel mondo quindi non posso dirmi stupita.

Ma è come un doccia scozzese, un vero trauma, passare da tanta civiltà e passione politica, anche quando  con un ingenuo ottimismo verso l’umanità, a questo collettivo urlare volgare e pieno di odio.

Siamo un mondo, nel nostro caso un Paese, nel bel mezzo di una tristissima caduta libera e personalmente non vedo più alcuna speranza.

E ci tengo a dire che questa preoccupazione, questo dispiacere per i cittadini del Paese in cui vivo, non è “rosicamento”, è l’ultima traccia che rimane in me di pietas che non so negare neanche verso chi non la pensa come me. Mi dispiace davvero, perché la Storia e persino un documentario sulla fauna insegnano che i gregari sono sempre i primi a pagarne le spese quando il capobranco decide chi si deve salvare e chi no, quando tutto precipita.

silhouette of child looking on window blinds
Photo by Johan Bos on Pexels.com
c'è pure questo · della narrazione · il mondo dalla mia stanza · whatever

Siamo tutti i Terroni di qualcuno. (se il mio Sud perde memoria e dignità il mio Nord ne soffre)

Sono mezza finlandese e mezza siciliana, due estremi opposti che – come ho già detto – hanno fatto sì che io abbia sempre avuto un senso di non appartenenza e allo stesso tempo di doppia appartenenza.

Quando ero ventenne, alle origini della Lega Nord e dei suoi accoliti feroci contro il terrone e la gente del Sud Italia in generale, mi trovavo vicino Verona, in un Bar, c’erano questi tizi che dicevano cose tremende contro i siciliani cercando la mia complicità (ero molto bionda e alla solita domanda sul mio strano nome avevo risposto “è finlandese”), insomma dicevano: la gente del sud puzza, sono inferiori, imparentati con i negri quindi inferiori, hanno le fronti basse, vanno ancora in giro sull’asino, in Calabria si inculano le capre, poi Bossi che ha la compagna siciliana, ah dovrebbe tirarla giù per la scale quella terrona. Io me li ascolto con calma poi dico: mio padre è siciliano e fino a poco tempo fa vivevo a Messina, ci sono cresciuta.

Reazioni confuse, non imbarazzate ma smarrite, si saranno detti: che fare, picchiarla? Insultarla?

Ma io ho incalzato: però sono nata a Helsinki, di nazionalità finlandese e doppia cittadinanza.

Quindi per me siete tutti terroni. Per me, gli italiani dalle Alpi in giù – perché più a Nord di voi mica stiamo a guardare il pelo – sono ladri, mafiosi, stupratori, voi dei contadini ignoranti e allevatori di maiali, puzzate di maiale e di nebbia.

Silenzio agghiacciato.

Qualcuno ha tentato dei “mafiosi sono al Sud”, io, decisa: no,no lo sono tutti gli italiani, per chi vive nel vero Nord.

C’è sempre qualcuno più a Nord.

Questa simpatica e assurda conversazione in cui questi signori di Verona hanno assaggiato la sensazione che si prova quando qualcuno ti infama solo sulla base di ignoranti pregiudizi e idee surreali, mi torna in mente spesso, visto che si trattava di incalliti leghisti, da quando è iniziata la follia dell’appoggio del Sud d’Italia a Salvini e alla Lega.

La mia parte terrona soffre per la mancanza non di memoria ma di dignità dei miei conterranei e vicini che si comportano come quegli amanti patetici che, maltrattati e presi a calci, sono pronti a strisciare ai piedi del carnefice non appena quello o quella fa una carezzina e un complimento.

La mia parte nordica prude di disprezzo per la ragione di cui sopra, con l’aggiunta del sospetto che vi sia anche o invece una profonda stupidità in chi possa mai cascare in una così penosa trappola: davvero puoi essere così scemo da pensare che quelli improvvisamente vi vogliano bene e che non vi stiate facendo beceramente usare per i loro interessi e porci comodi?

Ma allora c’hanno ragione, siete cretini.

Combattuta tra questi sentimenti mi sale la rabbia da una parte e mi si spezza il cuore dall’altra nel vedere questa gente semplice e credulona che si affolla su pulmini e monta bancarelle come ad una fiera di piazza, con su scritto Sicilia, Calabria, Molise, a farsi usare dalla demagogia e dalla retorica del ragazzone del Nord che sicuramente, tornato a casa sua, continua a dirne che puzzano e si inchiappettano le capre.

Ma è il minimo che ci si possa aspettare, la perdita della dignità, in questa politica ormai da talk show dopo pranzo per signore, in cui se tenti un dialogo con il ragazzone chiedendo chiarimenti su questioni politiche quello non risponde e invece si scatenano come velociraptor gregari in difesa del capobranco, urlando ben protetti dietro nickname cose come“torna al PD”mentre il ragazzone risponde di persona solo agli insulti di tono violento, usando lui una finta serenità e invitando l’insultante a prendere il maalox (insomma interviene di persona solo per il gnegne), e quando tu rispondi ai gregari spiegando che il mondo politico italiano non è Amici di Maria di Filippi in cui “tieni” per uno o per l’altro, non ci sono Lega/5Stelle vs PD e basta, che c’è chi segue idee e non persone, ergo che un cittadino con una cultura politica adulta non casca nel culto della personalità, che ci sono molte altre realtà tra loro e il PD, non sanno più che rispondere.

Ma sono gregari di un capobranco che non si basa su una “cultura politica”,checché ne dica tutto ruota intorno alla divisione della realtà in un noi e loro, nord e sud, dentro e fuori, sopra o sotto.

Senza considerare il pericolo di una tale logica visto che siamo sempre gli altri, i diversi, i terroni di qualcuno.