Non supportare gli studenti oggi significa non avere mai più una cura

Partiamo dalla premessa che non sono una complottista, credo assolutamente nell’esistenza del Virus Covid-19, sono consapevole della sua gravità, credo assolutamente nella medicina quindi spero fortemente che il vaccino ci aiuterà a risolvere il problema di questa pandemia o epidemia che dir si voglia. Lo chiarisco per sgombrare il campo, dato che una massa di idioti il cui unico scopo in vite evidentemente troppe noiose pare essere la sindrome della Signora in Giallo che scopre perennemente ciò che gli altri non sanno e quello che dei non ben definiti “loro” non dicono, tale scopo ridicolo e i pregiudizi che ne conseguono, tolgono a ogni essere ragionante del pianeta il diritto di analizzare i fatti, a volte di dissentire.

Soprattutto se, come nel mio caso, il pensiero, la riflessione sui fatti è più che altro sociale, filosofica, non tanto per l’avere una Laurea in Filosofia ma perché cercare di comprendere la psicologia e l’animo umano, così come anche il comprendere come funzioni la società, riferiscono al lavoro che ho scelto.

Quella dei ragazzi che protestano perché vogliono andare a scuola e che manifestano, scioperano per il diritto all’Istruzione che viene in questo momento loro negato da parte non solo del nostro governo, ma anche di altri governi in giro per il mondo che non stanno garantendo più questo diritto delle prossime generazioni, è una questione che mi fa riflettere soprattutto quando leggo i soliti commenti in giro sui soliti famigerati social culla dell’Oklocrazia, da parte di generazioni molto attaccate alla propria pellaccia, come al solito generazioni estremamente egocentriche che insultano dall’alto dei loro trenta, quaranta, cinquanta, sessant’anni e oltre, i ragazzi che vorrebbero andare a scuola ma chiedono anche di poter avere una vita sociale, avere il diritto alla loro gioventù.

Fa rabbia a me personalmente perché io personalmente ho una morale per cui penso che l’essere umano, come tutte le altre specie, dovrebbe avere come istinto etico di base quello di proteggere più la generazione futura che la propria vita, perché c’è un momento nell’esistenza in cui la nostra vita e le nostre occasioni le abbiamo avute e dovremmo invece sforzarci a garantire le migliori basi per la generazione futura. È un istinto che dovremmo avere non solo per i nostri figli (e parlo da persona senza figli) ma in generale per le generazioni future, invece vedo che l’essere umano rimane l’animale più egoista tra ogni specie, dato che pensa quasi sempre più al contingente e al suo momento, alla sua personale vita che ai propri figli e al futuro della propria specie.

La situazione ecologica del pianeta non sarebbe quella che è, d’altronde, se non fosse così.

Persino i politici pensano più al guadagno e alla loro poltrona che al futuro dei loro stessi figli, il discorso è autoevidente.

Detto questo, anche in questa situazione stiamo macchiandoci dello stesso enorme peccato morale che è alla base dell’indifferenza delle sorti del pianeta.

Stiamo pensando più al contingente che non alla generazione futura e quindi alla società futura. Stiamo pensando alla sopravvivenza dell’oggi e non a quello che stiamo distruggendo per un eventuale domani, se ci sarà un domani e non è un dubbio dato dall’esistenza di un Virus, ma per via del tempo che rimane a questo pianeta, appunto, a causa della nostra totale indifferenza al grido degli scienziati in merito (in tal caso siamo sordi perché non sembra riguardare, oggi, la nostra pellaccia, quindi i moniti di politici sensibilizzati sull’argomento e scienziati non contano).

Ce ne freghiamo dei nostri figli e pensiamo al nostro oggi, al nostro potere, ai nostri territori, alle nostre sicurezze, come per esempio accade durante le guerre quando per ragioni assolutamente ridicole si mandano tranquillamente a morire i giovani.

E pure con la retorica del giusto sacrificio.

Dunque sgombriamo il campo da un grossissimo equivoco di fondo rispetto a chi ci governa, in Italia e nei Paesi in cui si sta commettendo questo immenso pasticcio ideologico, “morale”.

I governi non ci chiedono di stare in casa, non impongono i lockdown perché sono “preoccupati per la nostra salute”: i governi non sono mai preoccupati “per la salute dei cittadini”, sgombriamo questa visione da Libro Cuore e ragioneremo più lucidamente.

Come dice Yuval Noah Harari in uno dei suoi bellissimi scritti, in generale i governi del mondo occidentale contemporaneo “democratico” non si differenziano da altri fondati su sistemi tirannici se non perché hanno alla base esigenze dettate dal capitalismo, dal consumismo, quindi se per altri tipi di governo mantenere in vita il popolo è dettato dal bisogno di avere molti contadini o operai, o soldati, per i nostri governi è necessario avere un gran numero di consumatori ed elettori.

La morale non c’entra niente.

Tanto che, sempre citando Harari, ci sarà da preoccuparsi quando, sostituiti da macchine e Intelligenza Artificiale in tante funzioni pratiche, le “persone” non serviranno più.

In questo momento i governi si preoccupano di fermare tutto e chiuderci in casa perché non hanno posti sufficienti negli Ospedali per accudire un gran numero di malati tutti insieme.

Quindi chiariamo il primo equivoco ideologico che ha ricaduta moralista su quelli che sbraitano sui social: non siamo in una situazione in cui i governi fanno qualcosa per noi, per il nostro bene, siamo noi che ci sacrifichiamo e siamo sacrificati per facilitare la vita a chi ci governa.

Non è per la nostra salute e benessere ma per diminuire la pressione su di loro e le loro responsabilità.

Sgombriamo il campo anche da un altro passaggio da Libro Cuore della attuale retorica: non lo facciamo neanche per i medici e gli infermieri subissati dal numero di malati, perché sono esausti e via dicendo. È inutile continuare a insistere sui numeri, i malati sono tantissimi, tantissimi i morti ma, non per dare assist ai complottisti, siamo comunque lontani dal numero di malati e morti che impegnano strutture e personale medico ogni anno, ancora continuano a non raggiungere il numero di morti per cancro, incidenti, e persino per le conseguenze dell’HIV.

È che questi malati arrivano tutti insieme e medici e infermieri sono sacrificati da un sistema sempre stato sbagliato: non sono abbastanza, non c’è stata alcuna preparazione per fronteggiare una epidemia, come ha sottolineato ogni epidemiologo fin da principio, per la nostra illusa presunzione per cui si è immaginato che le nostre generazioni non avrebbero mai dovuto affrontarne una.

Il gran numero di laureati in Medicina e infermieristica in questo Paese, la Laurea se la rimira appesa al muro.

Non abbastanza Ospedali, non abbastanza personale. Dunque anche Medici e Infermieri, direttamente o meno, lo fanno per i governi, il sacrificio, per mettere una pezza alle loro mancanze e per ammirevole senso di responsabilità ma chiedere al cittadino di sacrificarsi “almeno per loro” è un ricatto morale estremamente scorretto.

Non è il governo che fa qualcosa per noi, quindi, ma siamo noi, tutti noi, che risolviamo problemi per loro, sacrificando in primis i nostri figli e la società futura.

Punto.

Aggiungiamo ancora, se vogliamo guardare questa situazione tentando di elaborare una teoria della Giustizia e della morale, che tutto quello che si sta facendo in questo momento, penalizzando i giovani, non la si sta facendo per il bene della società e della collettività.

Altro pasticcio teorico e ideologico, tanto che mi stupisce che si usino queste espressioni e concetti.

Se si stesse veramente ragionando intorno al bene della società e della collettività, fiumi di inchiostro sono stati versati su carta e ancor prima su papiro, sul principio per cui “il bene della società” non va mai calcolato o valutato in base alla contingenza, dunque al momento presente ma in base a quello che si sta costruendo per il futuro e qui torna il discorso per cui togliere il diritto all’Istruzione ma anche alla formazione umana (che passa per la socialità, l’esperienza con l’altro da sé, lo sport) ai bambini e ai ragazzi oggi significa star seminando qualcosa di catastrofico per il futuro.

Punto.

Non è opinabile e non è fantascienza.

Chi conosce la Storia e chi conosce l’evoluzione antropologica, sociale, sa bene che è così ed è da dementi girarci intorno con osservazioni che malcelano un egoismo di base, dettato da una irrazionale ed egocentrica paura.

Non che ci si possa fare niente, a noi non è dato il potere ma almeno siamone consapevoli e quindi fortemente complici, sosteniamo queste sfortunate generazioni immolate sull’altare delle esigenze di una politica zoppa e di una generazione uscente egocentrica ed egoistica come non mai.

Aggiungo elementi per i più legnosi che non abbiano ancora visto la freccia semantica Istruzione-tutela dei giovani=futuro.

Inutile che ricordi cosa sia significato in termini di beneficio per la società il miglioramento della diffusione dell’Istruzione nel nostro mondo occidentale, inutile che ricordi la storia personale di mia nonna siciliana che piangeva perché per la cultura del Sud dell’epoca non era previsto che una ragazza completasse gli studi fino all’Università, o che citi la tanto osannata (in altre circostanze) Malala e la sua battaglia per andare a scuola, inutile che ricordi gli sforzi in Sud America di Tina Modotti ed altri che andavano a insegnare a leggere e scrivere ai contadini raggiungendoli nei campi perché consapevoli che una vera libertà di pensiero si basa sull’istruzione, inutile ricordare che ancora cento anni fa si combatteva perché consapevoli che la Rivoluzione più importante e il più grande beneficio per il futuro risiede nel consentire il diritto all’Istruzione a tutti.

L’atto più democratico, l’atto più civile che ha differenziato la nostra società che definiamo migliore, che consideriamo migliore di quelle precedenti e forse a tutti gli effetti era migliore in questo senso, è stato stabilire e difendere questo diritto e non è solo quindi il progresso di Scienza e Medicina che ha radicalmente cambiato la nostra società perché ci hanno allungato la vita, ce l’hanno resa più comoda, ma anche e forse soprattutto la capillare diffusione di un’Istruzione che andasse oltre il saper leggere e scrivere ma che portasse più persone possibili fino all’Università, moltiplicando le possibilità di eccellenza in ogni campo.

Anche e soprattutto nella Scienza, nella Medicina.

Proprio in questi giorni ho visto una bellissima docuserie su Netflix sui chirurghi più famosi del mondo. La consiglio vivamente, soprattutto la puntata sul più grande neurochirurgo del mondo, che risiede in America ma è messicano, il dott. Alfredo Quiñones-Hinojosa.

Un chirurgo che opera cervelli da chiunque altro considerati inoperabili.

La sua storia fa pensare a due concetti.

Il primo, un po’ fuori tema ma che mi piace sempre ribadire, riguarda il fatto che colui il quale oggi salva moltissime vite, era un clandestino messicano che ha scavalcato il muro a diciannove anni e che in sette anni è passato dall’essere un bracciante clandestino ad Harvard, passando per scuole serali che ha voluto ostinatamente fare e si è pagato faticosamente da solo, ci insegna che magari su uno dei barconi che i nostri politici non vogliono fare attraccare nei nostri porti, c’è il futuro dottore che salverà la vita a un loro figlio o loro stessi, ma l’altro principio in tema è che se questo ragazzo oggi uomo non avesse potuto, grazie al suo coraggio e determinazione ed essere riuscito ad arrivare in un Paese dove il diritto all’Istruzione era più accessibile, perché un Paese meno povero, un Paese che se non altro investe nel futuro cercando e premiando il merito e l’eccellenza, oggi non avremmo questo grande chirurgo e quindi molte vite in meno.

Dunque, per concludere, sgombriamo per favore il campo da pretesti e giustificazioni morali per imporre un sacrificio che è immorale e sicuramente in contraddizione con quella che sarebbe la natura della nostra specie, accettiamo che lagne, insulti e lamentele lanciate a questi ragazzi da leoni da tastiera che scribacchiano commenti seduti sulla tazza del cesso, nascono da una innaturale, malata forma di egocentrismo dato dal panico e dalla paura. Per se stessi, solo e unicamente per la propria vita e benessere.

Se non altro ragioniamo su questi punti, visti da un punto nel futuro o nell’Universo considerando quella che Maritain definiva morale autoevidente, se non altro per evitare di renderci ridicoli.

La ribellione di questi ragazzi nasce da un istinto sano e giusto, le suddette considerazioni magari non ce le avranno presenti ma è la natura umana, la nostra intelligenza che ci piace pensare essere dono divino, che crea in loro questo istinto, questa consapevolezza inconscia di avere diritto, per certi versi questo umano dovere, quegli umani che, citando Hannah Arend arrivano nel mondo per creare qualcosa di nuovo, sanno di essere vittima di una mostruosità morale, una devianza di specie, con oltretutto la beffa di essere rimproverati e additati sulla base di principi ridicoli e filosoficamente sbagliati, del tutto sbagliati.

Pubblicato da anneriittaciccone

osservatrice conto terzi

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