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Giuseppe Conte sta dando fuoco alle vostre case e nessuno potrà tornare indietro nel Tempo per salvarvi

Mi spiego perché, seriamente, sono preoccupata e ci tengo a spiegare bene, a prova d’aborigeno, perché dovremmo esserlo e per cosa suono l’allarme da due mesi.
Non ho mai espresso dubbi sulla necessità di trovare iniziative di buon senso da prendere per la salute, è un altro discorso e quel che qui è stato fatto non era assolutamente l’unica né la miglior soluzione ma appunto è un altro discorso, ma per le modalità di questo già improbabile governo e improvvisato Presidente del Consiglio che stanno approfittando di un dramma tremendo, e non per costruire chissà quale impero tirannico, ma solo per ignoranza ed Ego smisurato, senza considerare che pericoloso precedente stanno creando per chi invece le cattive intenzioni le ha e governerà domani. E sappiamo benissimo chi governerà domani. Questo buffo e confuso uomo con la nostra complicità sta facendo per loro un’ottima prova generale.
Non pensiamoci al sicuro da capovolgimenti improvvisi della realtà che conosciamo, la privilegiata realtà democratica in cui siamo cresciuti, per un Virus.

Quello lo domineremo.

Ma possiamo perdere tutto ciò che ci ha dato la fortuna di crescere in un mondo libero a causa dell’Arma di Distrazione di Massa che è diventata l’idea e il pretesto che offre questo Virus.

Possiamo perdere tutto, per noi e i vostri figli.

Altro che aperitivi e accordi di corridoio per fare le scarpe a qualcuno nel lavoro, movide e feste fichissime.

Tutto.

La libertà nei termini di questa prova generale in cui dai domiciliari si passa alla Libertà vigilata, in cui accettiamo e facciamo battute ridanciane su uno che dice: “non è consentito fare feste private in casa e, attenzione, noi vi controlliamo!”

Conte non è fascista, non è nulla.

Ma altri lo sono e altri di questa docilità approfitteranno.

Da due mesi scrivo delle mie preoccupazioni per la democrazia sui social, per via dell’adagio studiato all’Università:
“I filosofi e gli intellettuali si ergono per primi quando è a rischio la democrazia.”
Sono solo laureata in Filosofia, non sono un filosofo, uso l’intelletto ma non sono un intellettuale.


Ma mi sono schierata subito dall’apparente parte del torto, per quanto poi tantissimi mi scrivono rigorosamente in privato e spaventati che ho ragione, perché ho aspettato un giorno, poi due, tre, che filosofi ed intellettuali si ponessero a barricata davanti alla nostra democrazia, ma non è successo.
Forse dimostrando che non ce ne sono, davvero non ce ne sono, nel nostro Paese?

Ora, non vi sembra strano che, con tutti voi – non io, pochi altri ed io no – distratti da “come funziona non funziona il Virus, paura di morire, veder morire”, intanto si sia consumata un’erosione progressiva dei nostri diritti e nessuno, in Parlamento, tra i partiti, tra appunto i cosiddetti intellettuali si sia girato un attimo a dire: “…ehi aspetta va bene tutto ma mica si può fare – soprattutto- DIRE così”.


Nessuno.


Ripeto: non è questo tipo di cui ora sembrate dimenticare le origini, la testa di legno dei 5stelle perché Di Maio non poteva fare il Presidente del Consiglio pena perdere il sostegno della Lega, ed ha portato questo tipo buffo con un CV falso su cui abbiamo fatto succosi meme e intanto questo chiedeva permesso a Di Maio per parlare e noi giù a ridere.


Proprio perché è inebriato di Ego e goffo che dobbiamo essere terrorizzati dal suo muoversi come un elefante in un negozio di cristallo dentro la Costituzione e le basi della democrazia per DOPO, per quelli che le cattive intenzioni le hanno eccome; per i precedenti giuridici, legali e persino sociali che stiamo permettendo si donino loro.


Non può non esserci chiaro.
Non può più farci vigliacchi e silenziosi spettatori.


È questo che dovrebbe spaventare come prospettiva futura, le cause che stiamo mettendo e possono avere effetti devastanti e invece noi ridiamo e facciamo meme, stiamo scrivendo con le nostre manacce una pagina di Storia che rischiamo ci rinfaccino come generazione di deficienti totali ma niente, non reagiamo, lobotomizzati e con la nostra App come un braccialetto elettronico.


E ancora niente, fare spallucce e risatine e “uuhh che esagerata!” come è già successo e, paradossalmente, nella mia stessa famiglia e meno male che poi chi ci ha rimesso dagli “uuhh che esagerazione, passerà”, dal campo di concentramento ci è tornato vivo.
A quel punto è sempre troppo tardi, prima si pensa che a noi non può capitare.


Avete presente quell’esperimento sociale, mettono dieci persone in una sala d’aspetto, le riprendono con telecamere nascoste.
Poi fanno entrare puzza di fumo, le persone che aspettano leggono riviste un po’ si guardano intorno, un po’ si guardano tra loro ma nessuno dice niente perché tutti aspettano che ci sia un primo parlare.
Bene, il tempo minimo in cui qualcuno in quest’esperimento ha cominciato a parlare e preoccuparsi è stato di circa un quarto d’ora. Un quarto d’ora.
Significa che se fosse stato un incendio reale, non avendo avuto nessuno il coraggio di dare l’allarme in tempo, sarebbero morti tutti bruciati.

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(Caro Franceschini ti spiego perché devi combattere perché Cinema e Teatri riaprano quando apriranno le chiese) Eroi bistrattati, sacerdoti perseguitati, corpi martoriati, di sicuro dimenticati

Sto veramente male per il mio settore. Quando ero adolescente e sognavo di lavorare nel Cinema, nel Teatro, insomma nel comunicare Bellezza con la narrazione per immagini e parole, creare catartiche eterotopie di evasione, fosse per riflettere, avere il pretesto per piangere per un dolore, fosse per ridere e dimenticare il dolore senza distruggersi il fegato, per dare al mondo quel che un cinema o un teatro hanno dato a me letteralmente salvandomi la vita, mai avrei pensato – non fino ad un famoso giorno in cui reggevo l’ombrello ad un attore su un famoso set – che il mondo potesse essere tanto cieco ed ingrato verso questo settore.


Ci sono entrata, studiando molto (non ho mai smesso) partendo dalla gavetta, ma dovendo costantemente difenderlo dai barbari.


Ho dovuto sentir dire che con la Cultura non si mangia, che noi siamo “inutili”, che siamo un settore “superfluo” fino ai “ma con la tua bella Laurea potresti trovare un lavoro” detto pure dopo aver fatto quattro film da Regista, firmato sceneggiature per colleghi, firmato spettacoli andati in turnée in tutta Italia ma soprattutto aver pagato tantissime tasse, perché del nostro settore si ricordano solo per le percentuali dei nostri guadagni da dare allo Stato.
Contando che non abbiamo alcun benefit, noi partite IVA delle “creazioni artistiche”, e non avremo pensione.


Ma paghiamo le vostre.


Ora, al di là del trattamento come sempre demmerda di (anche) questo governo (anche) in questa emergenza, in cui parlano del riaprire teatri e discoteche “come le sale da ballo e le discoteche quindi luoghi di divertimento” a babbo morto, dimostrando la (solita) ignoranza abissale nel non comprendere che teatri e cinema NON sono “luoghi di divertimento” ma per tutti voi e anche loro, grandiose teste di k, corrispondono da almeno 2500 anni a templi e chiese perché è lì dentro, luoghi di rituale collettivo, che le nostre anime e menti si nutrono dei principii morali, persino in un film di Checco Zalone ciò avviene, principii grazie ai quali evitiamo di diventare dei totali barbari con la clava; la catarsi e l’evasione in un luogo deputato NON SONO “lo stesso che vedere una serie-un film sul divano di casa” (e lo dico da amante delle serie ma appunto è come la differenza tra pregare da solo a casa e pregare con gli altri in parrocchia/tempio etc, sono rituali di cui l’umano necessita) AL DI LÀ DI QUESTO che capisco ci voglia un filo di cultura e preparazione in più di chi vive per cucirsi al sedere tutt’altre poltrone – e chi lavora nel mio settore non porta abbastanza elettori, perché questo siamo noi idioti che andiamo dietro questo o quel partito: massa numerica da usare come carta igienica – ecco, ciò che mi fa male, malissimo, in questi giorni è vedere: film di colleghi costretti allo streaming, colleghi con film bloccati, teatri chiusi, spettacoli saltati. Per quelli che normalmente ci rispondono, e trovano la mano per mettere firme che fanno la differenza tra la vita e la morte dei nostri progetti dopo mesi, la situazione attuale è pretesto per perdere ulteriore tempo (a loro gli stipendi arrivano ma c’hanno da montare il Lego del figlio o il nipote), colleghi di varia professione che mettono annunci tipo vi faccio lezione di recitazione online, vi faccio lezione di scrittura online, vi sistemo i temi dei vostri figli.
Gente grande e con una carriera, che sta tentando di capire come mettere insieme pranzo e cena dopo anni di studi, gavetta, lavoro, risultati, che sta tentando di inventarsi come sopravvivere.


Ma Cristo Santo quando la smetterete di trattarci come gente che non merita di essere seppellita in terra consacrata, considerare le attrici alla stregua di prostitute e noi creatori di mondi come gente che tanto se diverte e deve esprimersi?
In un’era come questa siamo i vostri psicologi a buon prezzo, i vostri animatori e i vostri sacerdoti, volete avere un minimo di cura e rispetto per le centinaia di migliaia di lavoratori che compone il nostro settore?


E scusate se per una volta parlo degli artisti, visto che quando si parla dell’elettricista e del macchinista allora sì, ok, pronti a dire che sono lavoratori come un operaio Fiat e allora sì, certo…
Ma tesori de zia, chi crea, scrive, dirige, fotografa, fa scene e costumi e gli attori, gli at-to-ri, sono lavoratori, siamo lavoratori che spesso è il primo motore grazie al quale un lavoro esiste e se voi avete ancora dei rituali in cui alleviare le vostre complicate vite.


Questo costante umiliarci e bistrattarci da parte della politica quando poi, Ministri e Presidenti sono i primi a correre scodinzolanti sui carpet e alle prime, i primi ad accaparrarsi i meriti per i Premi dati “all’Italia” e io ho sempre voglia di urlare “non all’Italia, demente, a lui! a lei! che si è fatto/a il cosiddetto per anni tra umiliazioni, attese, pazienza, fatica e angoscia e probabilmente a questo momento ci è arrivato con l’esaurimento nervoso, ma che c’entri tu e che c’entra l’Italia!” ché quasi sempre l’Italia e tu classe politica di turno avete tentato di sabotarla, quell’impresa, e se non ci fosse stato un gruppo di pazzi determinati a farla non avrebbe visto la luce e tu a mettere lo smoking e importunare le attrici.


Dunque io in questa pandemia che forse ci siamo veramente meritati e avremmo meritato l’estinzione ma questo virus non è mai stato il caso (e lo sapevano) la cosa per cui sto peggio è l’ennesima conferma della (solita) indifferenza per questa salvifica, protettiva religio che chiamo “il mio settore”, la pena per i colleghi e la pena del confermarmi che niente, nemmeno l’Apocalisse fa capire agli ottusi ciò che, nel mondo umano, davvero conta e andrebbe protetto. Almeno rispettato.

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Prova di tenuta della nostra democrazia: una proposta dadaista per il 25 aprile.

Non lo sto proponendo sperando possa essere colta, ma vediamo,  perché non ne avrei la forza politica, ma visto che in questi giorni proseguono continue diatribe sui social – l’unico posto che sia rimasto per confrontarsi con altri esseri umani – tra chi, tra persone più sveglie e infatti anche Filosofi si è accorto che c’è un vizio di forma spaventoso e pericoloso che, come ha segnalato subito Yuval Noah Harari, contraddice i principi della democrazia e quindi semina humus e presupposti per la morte della democrazia; e chi non riuscendo a capire il principio logico alla base di questa preoccupazione, attanagliato dal sentimento più fecondo per le dittature e i totalitarismi (la paura) non sa fare altro che rispondere: “E allora quale sarebbe la soluzione?” senza essersi accorto di stare agendo e reagendo come quanti hanno accettato dittature spaventose e totalitarismi che nessuno di noi ha mai vissuto: non mettere in dubbio l’operato di chi comanda. Perché, ripeto, di questo si tratta, qui ci comandano di non fare una passeggiata, di non aprire il nostro negozio, di non fare due chiacchiere a due metri di distanza e con la mascherina, in un parco.

Continuano a trattarci da cretini che non si saprebbero regolare, insultandoci tra noi dalle finestre peggio di chi dalla Germania dice che se arrivano dei miliardi di euro qui, ci metterebbe le mani la Mafia. Ci offendiamo, essendo noi gli italiani dei palazzinari post guerra, dei soldi rubati per un presunto Ponte sullo Stretto che mai si è fatto né si voleva fare (cavallo di battaglia delle rabbie di mio padre, messinese), dei soldi imboscati rubando appalti, degli accordi mafia-Stato, etc, invece di fare pippa e appunto pretendere di dimostrare che non siamo sempre gli italiani spaghetti mandolino ma che appunto, la nostra “nuova primavera” sarebbe quella di dimostrare di saper essere ragionevoli, basta che non ci privino dei fondamenti della democrazia. E se invece accettiamo e anzi chiediamo che siano i militari a imporci di non uscire perché da soli non ce la faremmo, stiamo implicitamente ammettendo che i tedeschi hanno ragione e questa ragione non è più debole puntando il ditino ancora sporco di moccio nel dire: “E… e… e allora voi con la Volksvagen, eh? E voi con il nazismo?”

Se se sei ladro e a dirtelo è un magnaccia non è che sei meno ladro.

Allora ammettiamo che abbiamo nel DNA la necessità di una bella dittatura, però avvisate chi non ne ha la propensione in tempo, costruitevi il vostro bel totalitarismo ma appunto date alle persone libere il tempo di andarsene.

Il mio motto da anni è “quanto mi scoccia aver sempre ragione “(cit. Jurassik Park) e mi è stato attribuito, non me lo sono preso io, perché i miei parenti più stretti sono sempre stati impressionati da quanto abbia avuto ragione in passato ma, come ho detto più volte, pochi mi danno retta.

Anche qui, in questa situazione in cui fortunatamente sono meno che sola, ma in cui se anche un Filosofo che solitamente la gente di sinistra adora e ammira come Massimo Cacciari, dice “non si possono trattare così gli italiani, non si può sommergere la gente di retorica e non spiegare il piano” etc, improvvisamente persino per quei suoi un dì sostenitori è diventato “un pazzo, un idiota, stare dentro gli sta facendo male, si desse una calmata” perché anche quelli che si sono sempre dichiarati di sinistra, ergo con il principio fondamentale e inalienabile della Libertà come base di vita, al punto da dire che Libertà è anche scegliere come morire (vedi battaglie sull’eutanasia, barricate per il diritto del papà della Englaro di staccarle le macchine etc) adesso saltano su come moderni e tecnologici picchiatori fascisti contro chi osi avanzare il dubbio – avanzare dubbi contro l’operato del governo è l’altro pilastro della democrazia, nota bene – che questa non sia l’unica via.

Non mi ripeto sul fatto che si bevano la teoria del modello italiano applicato ovunque come detto nel precedente post (non è vero affatto) laddove se mostri loro le prove urlano con le bavine ai lati della bocca: “tanto anche lì fra qualche settimana moriranno a migliaia!” che poi NO, non è vero, non è vero che siamo due settimane avanti nel futuro di Paesi che, avendo adottato la soluzione soft stanno avendo risultati simili ai nostri se non meno morti, semplicemente perché hanno Sistemi Sanitari che funzionano.

Ma appunto il fuoco di questa riflessione è l’effetto spaventoso, da tsunami dopo il terremoto, sul rapporto del cittadino, psicologico, comportamentale, rispetto ai principi di base faticosamente conquistati poco più di settant’anni fa, quelli della democrazia.

Molti non vedono, non si rendono conto, di quanto sia pericoloso e potenzialmente irreversibile quello che abbiamo concesso.

E quindi ecco la proposta dadaista che faccio: in questo gioco dello spingere sempre in là la data della nostra Liberazione, totalmente in mano del governo, anche se è evidente dalle quotidiane conferenze stampa della Protezione Civile che ogni volta venga fatta la domanda allo scienziato di turno presente, sulle ragioni per cui si tenga ancora oscura tale data, visto che siamo sotto il rapporto 1 a 1 che ci avevano promesso essere l’obiettivo, tali scienziati distolgono lo sguardo, guardano Borrrelli che immagino li fulmini con gli occhi, e balbettano dei “non sta a me” (quindi è evidente che sanno che potremmo tranquillamente passare alla fase due anche oggi, ma non osano perché ormai è il governo che comanda a capriccio suo); non è chiaro perché visto che nel Sud Italia nonostante non solo non ci sia stata la paventata ecatombe post “fuga dei terroni”, anzi si sta a livello di contagi e morti inferiore alle morti per nocciolino di ciliegia rimasto in gola, non si possa differenziare la data di Liberazione, ma poiché stanno litigando con Confindustria e le fabrichètte del Nord Italia padrone ed operoso, deve essere punito anche il Sud e tenuto in ostaggio…

Bene, facciamo un esperimento voi che dite che non è vero che non siamo più una democrazia?

Hanno già detto che ci terranno in ostaggio persino per la data che ci aveva liberato da tutto questo, il 25 aprile.

Circa un anno fa Lorenzo ed io eravamo a Lisbona, insieme ad un gruppo di attori italiani e portoghesi per fare uno spettacolo sul loro 25 aprile e mi sembra incredibile che ad un anno di distanza il mio 25 aprile sia connotato da uno stato di Polizia. Quel che ha suggellato il loro 25 aprile sono state le proteste, massicce, incuranti del pericolo, in cui si pretendeva di riprendersi la Libertà e la democrazia. Il titolo dello spettacolo che abbiamo scritto Lorenzo ed io, e lui ha messo in scena in modo commovente è “O povo tem sempre rãzao”, perché è al Popolo, al Popolo è basta che va chiesta ogni scelta, non si prendono decisioni senza il popolo, non si patrocina il popolo, per nessuna ragione al mondo.

Fondamento della democrazia è quindi il diritto alla protesta, migliaia di persone si sono fatte sparare addosso tra operai e suffragette, per conquistare questo diritto.

Ci organizzassimo, con enorme ed esagerata tutela della nostra salute, con mascherine e tute bianche da RIS di Parma, (bianche, non rosse sennò pensano che andiamo a stampare soldi alla Zecca) o anche caschi di astronauta a me tanto cari, e andiamo davanti a Montecitorio, come una coreografia, tutti a due metri di distanza l’uno dall’altro con cartelli che dicono “io questa soluzione non l’ho votata quindi tu mi dai una data o pretendo che l’isolamento sia una scelta da portare in referendum” o qualcosa del genere, che succederebbe secondo voi?

La nostra salute sarebbe tutelatissima, ci siamo auto-organizzati perché lo sia.

È nostra la salute e ce la gestiamo da persone adulte: lo sappiamo che non possiamo stare vicini ancora per un po’, lo sappiamo che dobbiamo proteggerci.

Ma vogliamo il rinnovo dei voti sanciti dopo quel 25 aprile costato sangue e giovani vite, lo vogliamo adesso, quando sembra molto plausibile che in maniera subdola vi stiate tirando indietro e senza il nostro permesso.

Io voglio la prova che quella mia e di tante persone pensanti sia solo una preoccupazione infondata.

Lo sapete cosa accadrebbe: ci arrestano.

E se ci arrestano non siamo più in una democrazia.

PUNTO.

E non ci sarebbe veramente più altro da dire su questa faccenda.