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Non veniamo a dare ciò che avanza ma a condividere ciò che abbiamo

“Non veniamo a dare ciò che avanza ma a condividere ciò che abbiamo”, questo concetto con cui si sono presentati è la spiegazione semplice del perché ho capito di essere una persona di sinistra.

Non si “decide” una cosa del genere, ad un certo punto si “sa”. E non perché lo fossero i miei ma perché ad un certo punto, sicuramente per i valori per cui mi hanno cresciuta, capisci che lo sei, tra le tante ragioni, anche perché sicuramente è facile fare “beneficenza” quando ne hai che ti avanzano, dura è spartire il poco che hai pur a rischio di restare senza o rinunciare a ciò che ami.

Il pluricitato papà aveva delle rigidità ai miei occhi insopportabili, quando ero piccola in un mondo capitalista. Una volta ricordo che in una discussione al campeggio spartano in cui ci portava d’estate, sentii qualcuno dirgli: “Va bene allora ti sta bene metterti in fila per la carta igienica con uno Stalin che ti comanda”.

E lui ha risposto: “Se c’è uno che comanda non è comunismo applicato ma il comunismo è stato un pretesto per un totalitarismo, in ogni caso è molto più facile che ti trovi in fila per la carta igienica in un mondo capitalista, con la differenza che in fila ci sarà chi è pronto a menarti per prenderla a te, e in un mondo comunista invece è più probabile che ve la spartite”.

L’ideologia comunista e la sua inapplicabilità, la sua utopia, mi sono chiari dopo anni di studi e osservazione ma ho compreso di essere una persona irrimediabilmente di sinistra per questo valore fondante. La condivisione, la solidarietà e non perché sono pronta a dare i miei avanzi o ciò che non mi costa granché, il saper rimanere coerente con la sollecitudine anche quando sto rischiando di persona e ho mille problemi e paure.

Non è retorica dire che mi hanno commosso le immagini dei medici di Cuba. Con tutte le critiche e le contraddizioni, con tutta la consapevolezza di un’estetica romantica eccessiva di ciò che certe rivoluzioni hanno generato, vedendo intanto la gente che qui fa la fila per la carta igienica, nel sospetto e nel livore dettati dalla paura esattamente come previsto da quello strampalato capocantiere che mi ha generato, non è stato possibile non commuovermi un pochetto.

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