della narrazione · il mondo dalla mia stanza · L’Aliena · whatever

L’aliena

Essere alieni sul pianeta Terra è complicato: siete quattro gatti nell’Universo, un meteorite potrebbe farvi fare la fine dei dinosauri in qualunque momento, una vita dura meno del battito di ciglia di un buco nero (molto meno) ma non fate che scannarvi per idiozie senza fondamento, nate solo dall’immaginazione e dalla paura, distruggete la casa in cui vivete per poi accampare diritti di confini su un pianeta che state distruggendo.

Peraltro, passate il 99% del vostro tempo, ripeto, così esiguo, a far del male ai vostri simili fosse pure per mancargli semplicemente di rispetto, e fate lo stesso con ogni cosa che abbia vita ma allo stesso tempo non fate che cercare altre forme di vita nell’Universo: per fare che, distruggere anche noi, dirci di tornare a casa nostra? Vorrei davvero lasciarlo questo pianeta, se non fosse che ho trovato la mia anima gemella e una vocazione che non mi dà scampo lo farei.

Ma soprattutto perché, come vedete dalle immagini, è difficile farla finita con una tuta spaziale.

c'è pure questo · della narrazione · di cinema · il mondo dalla mia stanza · whatever

L’equivoco del #successo

Sempre sull’ossessione della fama e l’equivoco del successo.

Chi decide di dedicare la sua vita a qualcosa di complesso e totalizzante come il prestarsi ad una forma d’arte, e lo fa in vista dell’essere un giorno “ricchi e famosi”, a mio avviso parte malissimo.

Prestare la propria intera vita, (dato che ogni mestiere legato alla creatività è un legame diabolico e una vocazione che non fa sconti) ad una vocazione ha il suo senso nella fatica stessa e nel percepirsi come uno strumento, nella rabbia e nel piacere del personale miglioramento, nell’umiltà quando si dà al mondo il prodotto finito e si sa che il mondo ha il diritto di farlo a pezzi ma tu, mentre lavori sei solissimo, merito e colpe sono solo tuoi.

Il merito tentano tutti di espropiartelo, le colpe sono tutte tue, questo lo sai e lo accetti.

A me irrita quando la gente stolta la mette sul piano di fama e successo, perché oggi come oggi significa metterla sul piano della foto 2: essere famosi per essere famosi, che tutti ti conoscano e, attenzione, che pur ti odino e insultino ma il dio algoritmo ti benedice famoso purché se ne parli.

Non è nemmeno questione d’essere amati, o bravi in qualcosa ma essere famosi.

Quindi, per l’Arte, oggi il “non essere famosi” sta diventando, speculativamente parlando, sintomo del fare bene e reale garanzia di eternità?

Il successo andrebbe inteso come forma del verbo succedere, nell’Arte: volevo realizzare quest’opera, è successo, riuscire a fare questo difficilissimo passo per cui ho buttato sangue, è successo.

Quel per cui tutti quelli che perseguono la fama è e rimane come sempre la paura atroce della morte e dell’oblio ed è umanamente tenerissimo il fatto che non ci si renda conto che niente ci salva dal Tempo implacabile, non certo il fatto che tutti ci conoscano e nemmeno forse un’opera che attraversa i secoli.

Quel che ha sempre irritato gli dèi e acceso la loro invidia rimane il fatto che non siamo immortali ma i nostri istanti di soddisfazione e la dignità dei pochissimi istanti di una piroetta che finalmente è riuscita per poi essere già pronti a sudare e farci male per il prossimo passo per la sola gioia degli spettatori e nient’altro pur sapendo che un giorno spariremo per sempre loro non sanno come ottenerli. È solo il saper di sparire per sempre e avere poco tempo che li rende veramente eterni.

c'è pure questo · della narrazione · il mondo dalla mia stanza · whatever

I demoni e Babbo Natale

Ho ostilità da sempre verso i cartoni animati, mi fanno una certa impressione, il fatto che ci siano delle figure che parlano e si muovono come fossero reali ma in realtà sono disegnate.

Così come non ho alcuna simpatia, come chi mi conosce sa, verso bambole e giocattoli.

Ho passato la vita a cercare di ricostruire dove possa essere il trauma che mi fa detestare tutti questi simboli e passioni dell’infanzia.

Mia madre una volta mi ha detto che forse è dovuto ad un cartone animato in bianco e nero che ho visto da piccola, e che ha detto mi aveva impressionato.

Invece ultimamente comincio a pensare che sia dovuto a un fattore di cui sono convinta, ho scoperto da un mio vecchio diario, da sempre.

Che dal punto di vista pedagogico, penso sia sbagliato e crudele crescere i bambini con la convinzione di un mondo protetto, difeso, colorato e posticcio. Personalmente, credo che in me possa essere scattato un qualche senso di tradimento rispetto a quegli stilemi di cui ti circondano da bambino.

Sono sempre stata convinta, anche nella vita adulta, che sia meglio essere molto chiari ed espliciti e prepararci sempre al peggio. Cosa di cui mi convinco sempre di più, osservando adesso, da adulta, tutta una generazione di bambini di cui ricordo l’infanzia, e di cui osservo il nevrotico egoismo, individualismo, rabbia feroce e spesso immotivata, aggressività e violenza perché il mondo non è il parco giochi personale che si aspettavano.

Forse, come avevo scritto in una mia tesina di pedagogia che riguardava i bambini in varie epoche, dovremmo cominciare ad essere più sinceri e realistici con i bambini. Saper distinguere più o meno da subito nei nostri racconti e rapporti con loro, ciò che fantasia e ciò che invece la realtà.

Più mi guardo intorno, più mi rendo conto che le persone più capaci di amore, di empatia, con reale comprensione di far parte di un Tutto, di capacità di percepire il proprio ruolo della rete di Indra, sono persone che hanno avuto un’infanzia più dura, o comunque con genitori che per certi versi li hanno “protetti“ meno seppellendoli in una sorta di mondo di Oz, prolungato spesso in modo inverosimile.

Tutta questa delicatezza, questo filtrare la realtà con un setaccio a maglie strettissime, secondo me non fa poi tutto questo bene all’adulto futuro e al ruolo che avrà per la società, ed è una convinzione ormai nettissima che ho maturato non tanto per gli studi che ho fatto, per l’osservazione.

Tutto questo per consigliarvi di essere subito molto chiari: Tesoro, Babbo Natale non esiste e noi non c’abbiamo un euro per i regali. Non sentitevi in colpa, almeno un domani non vi accopperanno di notte per averli illusi.