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più difficile da rintracciare del Papa

Quando sparisci per un po’, o forse meglio dire quando diventi sempre meno sociale e non hai questa voglia di rapporti bulimici al di fuori del tuo cerchio magico di affetti, la prima cosa che fa chi con te ha rapporti occasionali – solitamente per chiederti qualcosa – se non rispondi subito alle telefonate dato che non usi cucirti lo smartphone sull’avambraccio ergo sta in un punto della casa in cui non lo senti, se non sei lì attaccato a whatsapp o messanger e quindi non rispondi in tempo reale, la prima cosa che fa il contattante è reagire offendendosi, coprirti di tiratine d’orecchie e rimproveri.

Ma se non è per lavoro, campo in cui il primo segnale di professionalità è la certezza e tempestività della risposta, diversamente sei un dilettante, mi spiegate perché se non si è amici per la pelle, se non si è parenti consanguinei comunque al momento in contatto per organizzare la festa a sorpresa per un altro consanguineo o un fiore che non marcisce per un morto, mi spiegate perché dovrebbe essere lì sull’attenti per voi la persona che contattate sporadicamente e possibilmente per chiederle qualcosa dal favore all’informazione, al comprare un biglietto per un vostro evento, al fare massa ad una vostra presentazione, al fornire un vostro testo, prestazione professionale gratuita salvo farvi venire i cinque minuti di competitività schizofrenica e aver quindi fatto perdere solo il tempo altrui, e mai, non so, offrire qualcosa che faccia piacere allo sporadicamente e utilisticamente contattato, perché, dico io, si dovrebbe pretendere che quello/a sia lì pronto/a a rispondervi a vostro piacimento e interesse?

Una persona che non è lì sull’attenti a rispondere entro 24 ore ma nemmeno sette giorni, non è “sparita”, “introvabile” “più difficile da contattare del Papa”: si sta facendo l’affarazzi sua o magari ha tanti di quei problemi per testa che un “ma va tutto bene, hai bisogno di qualcosa?” potrebbe essere una ipotetica considerazione non del tutto da scartare.

(da “Breve guida per considerare che anche l’altro è un essere umano e non un juke box” Anonima, secolo XXI)

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