Il qualunquismo di chi lo definisce buonismo 

Mi deprime molto leggere in giro commenti e opinioni a proposito dello sgombero violento dei migranti da piazza Indipendenza, va detto che non è un copyright romano perché è successo qualcosa di simile a Bologna, ma mi deprimo ogni volta che mi rendo conto di quanto poco spessore abbia il pensiero della maggioranza, quanto sia raro il meraviglioso pensiero critico, quello che insieme alla capacità di comprendere la Bellezza fa sospettare che l’Uomo potrebbe veramente avere qualcosa di divino. Definire banalmente “buonismo” quello di quanti si stringe il cuore a vedere alcuni esseri umani che cacciano a colpi di idrante altri esseri umani, è davvero da qualunquisti. È ovvio che qui non ci sono buoni o cattivi, la gente che è arrivata qua e si mette con tutte le sue valigie in una piazza perché non sa dove andare, non è “buona”, i poliziotti cui é stato detto di scacciarli “a qualunque costo” non sono “cattivi”. Nè lo è chi ha dato quell’ordine, chi ha dato quell’ordine è molto poco intelligente, non solo perché non ha saputo trovare un’idea migliore ma, non si rende conto di aver sì innescato una miccia. 

Andando oltre il discorso, corretto, che molti fanno sulle responsabilità occidentali nell’aver affamato e sfruttato questa gente, parliamo solo nei termini di puro pensiero astratto della situazione. 

Simuliamo scenari. 

È ovvio, nell’evidenza di un “non buonismo” nell’analisi della faccenda, che sicuramente se fossimo noi a star scappando dall’Italia, dall’Europa, magari perché fino al Mediterraneo le terre si fossero glaciate tipo nel finale di The day after tomorrow, nel Sud del mondo non ci aprirebbero le porte di casa loro a braccia aperte, non sono “loro” buoni, “noi” cattivi né viceversa. L’uomo da che se ne trovi traccia sulla Terra è territoriale, dalle caverne in poi ti spaccava il cranio a clavate se gli invadevi il suo spazio. 

Per me non c’entra nemmeno la paura del terrorismo: è un’angoscia atavica quella che getta i più nel panico a vedersi arrivare folle di persone sul proprio territorio, e poi così diversi per colore, lingua, come vestono. È un istinto atavico e antico: vattene barbaro chi sei, qui è mio, non ti voglio. 

Ma nei secoli e millenni, pur senza mai farsi mancare le guerre, passando per milioni di orrori, ignorando di base principi buddisti o cristiani di compassione, rete di Indra, fratellanza, arrivando al punto più basso dei campi di concentramento, alla perdita della pietas e alla cecità del non vedere nell’altro tuo fratello, sorella, figlio o madre, passando però nel contempo e in contrasto con questo orrore, per l’invenzione della poesia , della musica, della scultura, in tutto questo noi a un certo punto sembravamo aver fatto uno scatto nella nostra evoluzione da animali su due zampe e con il pollice opponibile a qualcosa di più divino. Noi abbiamo pensato a cose come la convenzione di Ginevra, nel 1947 Maritain ha scritto una bibbia laica dove finalmente il Buddha, Gesù e i più grandi pensatori della Storia trovavano definizione in trenta punti universali che per la prima volta forse hanno fatto sospettare che l’Uomo sia davvero vicino al divino, e quella bibbia laica si chiama carta dei Diritti Umani. 
Non si contesta l’atavico istinto al vai via qui è mio, ed è ovviamente complicato pensare a come e dove accogliere-in un Paese in difficoltà e crisi come è qualunque Paese europeo al momento – gente disperata tra cui ci sono buoni e cattivi, gente bella e lo stronzo del villaggio, persone come noi, insomma. Secondo me, pochi forse nessun aspirante terrorista ma mi basta immedesimarmi in una o uno che veda sua madre sbattuta per terra da un potentissimo getto d’acqua per non aver problemi a dire che forse io, trattate così davanti ai miei occhi le persone che amo, lo diventerei. 

La carta dei Diritti Umani ha stabilito per dogma la dignità, il rispetto. 

Quel che stringe il cuore, a parte l’istintiva umana empatia per persone come noi così disperate, e persino per quei poliziotti tra cui di sicuro c’era chi non si divertiva affatto, è la consapevolezza della nostra regressione a barbari, alla incapacità di trovare soluzioni che salvino la dignità e il rispetto e chi ha una testa pensante sa anche che nessuno davvero nel mondo porge l’altra guancia. Non lo faremmo nemmeno noi, se ci chiudessero la porta in faccia e anzi ci prendessero a calci mentre chiediamo aiuto perché ci insegue l’assassino, qualunque faccia questi abbia, guerra o fame. Non c’entra una mazza il buonismo.

Informazioni su anneriittaciccone

osservatrice conto terzi
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