LA VIA DI MEZZO ( e della sindrome di Filini)

 

Ognuno ha il suo carattere e il rispetto di tutti significa accettare gli altri con le loro differenze, i loro difetti, le loro peculiari caratteristiche. D’altronde se c’è una cosa che mi ha insegnato la vita è saper amare le persone anche con i loro difetti. L’amico ipocondriaco che ti aiuta a conoscere una vasta gamma di malattie meglio di un programma di realtime, il parente maniaco dell’ordine che ti allinea forchetta e coltello mentre li disponi sul tovagliolo, quell’altro che parla solo dei chilometri che fa di corsa ogni giorno, l’amico che ha l’alito pesante, si accetta tutto. Difetti e nevrosi, perché finché non si diventa pericolosi per sé o per gli altri, un essere umano non è un essere umano se non ha conosciuto una nevrosi.

Quello che è più faticoso da mandare giù sono i fondamentalisti in genere, sia quelli di argomento serio che il fondamentalista faceto, quelli per cui il SI riflessivo – o il NON SI riflessivo – (si fa, non si fa, per chi non mastichi nozioni speculative) diventano legge matematica.

Lì ti senti autorizzato a farti fremere il sopracciglio.

Ci sono poi quelli che diventano fondamentalisti anche nelle loro nevrosi. Va bene che dobbiamo vivere come se fossimo sempre in Diagnosi impossibili e va bene che no, non hai l’influenza ma sei affetto da spolisite mucilliginosa, ma quando questo diventa che vai in giro con la mascherina asettica come Michael Jackson e dai la mano con i guanti, esageri. Va bene che teniamo tutto in ordine ma se mi metti in fila per due i pisellini nel MIO piatto, forse dobbiamo farci vedere da uno bravo.

Ma la cosa più grave è il fondamentalista (parliamo sempre di fondamentalista faceto) convertito.

Qualcuno ricorda quella storia della sorella di Charlie Brown che ha paura di andare all’asilo? Strisce e strisce di lei che tenta disperatamente di costruire pretesti, tesi sociologiche, ricatti pur di non andarci e poi quando ce la trascinano torna felicissima e dopo aver raccontato per ore le cose fichissime che hanno fatto dice: “Non capisco quelli che non vogliono andare all’asilo, e quei genitori che glielo permettono? A calci, bisogna farceli andare, costringerli, farceli andare!”

O anche la barzelletta del “sono dieci minuti che sono bianco e già i negri mi stanno sul cazzo”? Ricordate?

Il fondamentalista faceto convertito può essere un incubo. Mettiamo l’amico che conosci da sempre come l’amico nichilista, più comunemente definibile come depresso, forse anche un filino menagramo. Quello che se tu parli di qualunque cosa ti risponde spalle basse, sguardo spento, cucchiaino che gira lento nel caffè come in un film francese anni ’60: “Mah, tu credi, a me non sembra, andrà male, finirà, non c’è speranza, tu credi nella gente, ah, a te piacciono le feste, perché ancora credi nell’amore, come puoi amare il colore rosso, che compri il biglietto della lotteria a fare tanto è una truffa, perché secondo te quello nell’ozono è solo un buco? Non capisco cosa ci trovi di bello nell’allegria, l’allegria è tentare di sfuggire alla morte.” Sì, insomma, quello.

Voi avete imparato a volergli bene, quel suo vivere con gli occhiali d’osso ormai vi fa tenerezza, sapete già che se siete giù o avete dubbi sul vostro taglio di capelli NON è la persona giusta con cui prendere un caffè, avete imparato a essere impermeabili al suo cupo e costante pessimismo, alle sue t-shirt con scritto “tanto moriremo tutti”, avete anche imparato a inghiottire i suoi rimbrotti quando avete tentato di tirarlo su (“ma che dici, che ne sai, se dico che non c’è niente da fare non c’è niente da fare”) e avete anche imparato a rispondere “Sì, è vero, in fondo stiamo su una palla che galleggia nel nulla e forse presto un meteorite ci distruggerà e quindi…” insomma è lui, è fatto così.

Mettete che un giorno quello scopra gli antidepressivi.

Non ve lo dice subito, ma per prima cosa cominciate a notare che sorride molto e senza ragione e vi dite “boh, vedi, sta reagendo un pochino” ma poi egli viene assalito da una strana sindrome, una specie di valanga, un fiume in piena e voi siete esattamente sulla traiettoria della sciara di fuoco:

la sindrome di Filini.

(intendo ragionier Filini, il tizio con gli occhiali della saga di Fantozzi)

Improvvisamente, dopo magari decenni di conoscenza a tenergli la manina e non potervi mai permettere di usare espressioni come “sono felice” “ti vedo bene” “mi pare che ci sia una gran bella giornata” egli ti travolge con: ehi, ehi, ehi! Famo, annamo, che ci fai lì, ti va di andare a giocare a tennis, andiamo a ballare, facciamo l’alba mangiando cocomero? Nooooo??? Ma che peso che sei, che palla al piede, ma quanto sei vecchia, ferma, infelice, daaaaai, andiamo, andiamo, facciamo, facciamo, ti va di vedere un film con quelli che sparano? Tre film di seguito? Una spaghettata, un pigiama party? Daaaaaiiiii! Pesantona!! e tu, attonita, riflettendo su quante gru hai noleggiato nel tempo per alzarlo da una sedia, dici: ok sono contenta per te, però no, grazie, continuo a vivere nella mia serena via di mezzo e soprattutto:

vacci piano con quella roba.

 

sally_brown1

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osservatrice conto terzi
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