BISOGNA STARE ATTENTI A CIO’ CHE SI DESIDERA (del giorno in cui il mondo si svegliò e mancava qualcosa)

Una mattina il mondo si è svegliato e non si è accorto subito che qualcosa non andava. Che qualcosa fosse sensibilmente cambiato nel tran tran della vita quotidiana.

La gente si è svegliata, ha fatto pipì, colazione, dato da mangiare al gatto.

Non si è accorta, ad esempio, che sulla scatola dei biscotti c’era scritto solo “Frollini” oppure “Biscotti secchi”. Non si chiamavano più “Macine”, “Pan di stelle” ma solo biscotti alla panna o biscotti al cioccolato.

Dietro la scatola c’erano scritti solo gli ingredienti.

Non c’era scritto niente tipo: “Rendi più bello il tuo risveglio con una coccola di dolcezza”. Niente.

Solo gli ingredienti.

La gente andò al lavoro, a scuola, e non fece caso al fatto che non ci fossero cartelloni pubblicitari colorati, solo scritte che dicevano “compra questo, compra quello”.

Alla radio davano solo notiziari.

Poi non fecero caso che anche alla televisione davano solo notizie, c’erano dei talk show, certo.

Non si erano accorti che non c’erano più sale concerto, non c’erano più teatri, non c’erano più musei, gallerie d’arte, non c’erano più cinema, non c’erano più romanzi o raccolte di poesia.

Non si erano resi conto che non c’erano film da guardare, né nei cinema né in tv, né fiction, né spettacoli, né concerti, sparite le opere d’arte, spariti i dischi, i cd, i brani su iTunes, spariti video su youtube, spariti persino gli spot, spariti gli slogan, spariti i disegni, i romanzi, persino i racconti, sparite le poesie e i graffiti degli artisti di strada.

Gli uomini non capirono cosa fosse accaduto: era sparita ogni traccia d’arte e creatività, dissolti o risucchiati da chissà quale varco spazio temporale tutti i lavoratori della cultura, dello spettacolo, dell’intrattenimento, tutti gli artisti.

Gli abitanti del pianeta Terra parevano inizialmente essersene dimenticati.

Era successo che gli dèi avessero, finalmente, c’è da dirlo, dato retta alle intense preghiere di quanti chiedevano con tutto il cuore che ci si liberasse da quelle masse di magnoni mangia pane a tradimento, quella gentaglia che invece di diventare adulta e darsi da fare produttivamente nel mondo concreto e reale non faceva che cazzeggiare; avevano pregato fino a far diventare bianche le nocche delle mani di far sparire quelli che non smettevano di “mettere le mani nelle tasche dei cittadini” per pagare i loro stupidi film, i loro spettacoli, concerti, mostre. Molti uomini avevano pregato di poter smettere di assistere a un flusso di denaro utile a foraggiare ‘sta gente che pensava solo a spendere soldi per dar voce ai propri capricci, nutrire la propria arroganza e riempirsi la pancia. Tanto si sapeva, erano solo menzogne quelle accampate da questi mangiatori di caviale dalle vite privilegiate: nessuna opera rientrava mai dei soldi impropriamente spesi, nessun Premio era mai un reale riconoscimento al valore di quel che fosse stato fatto ma un patetico scambio di favori tra gente collusa e in cattiva fede.

“Basta con questo schifo” pregavano quegli uomini “…ci sono cose molto più importanti a cui pensare, cose serie, molto serie.”

Gli esseri umani avrebbero finalmente smesso di soffrire assistendo allo scempio compiuto da questi fannulloni nevrotici che in più non facevano che schiaffare in faccia ai più sfortunati una vita di red carpet e lustrini, di puro divertimento per se stessi scandalosamente remunerato e che osavano pure chiamare “lavoro”,  tristi mercenari indifferenti alle fatiche di chi davvero lavora, chi davvero porta qualcosa alla società e si occupa di cose serie, molto serie.

Ecco che le preghiere di quei retti uomini furono esaudite.

Accadde però un fatto strano. Nel giro di poche settimane gli esseri umani cominciarono a manifestare chiari segni di squilibrio. Non avevano gli strumenti per capirlo ma mancavano loro le canzoni, mancava loro ridere delle battute di un comico, piangere per un film, mancava vedere un quadro, mancava loro sentire una frase che non fosse solo “compra la pasta” ma che persino nel proporgli di comprare la pasta stimolasse l’immaginazione.

Privata dello stimolo all’immaginazione improvvisamente nessuno sognò più.

Nessuno aveva voglia di migliorare la situazione in cui la sua nascita lo avesse destinato, nessuno ebbe la sensazione che qualcuno ne comprendesse le ingiustizie subìte o il dolore, nessuno poteva più nemmeno spettegolare o sognare di poter un giorno avere la vita di qualcun altro. Non c’era che lavorare, mangiare, dormire, fare sesso per procreare, alla fine la gente non aveva nemmeno voglia di conoscere, di sapere, di studiare. Voleva solo avere delle cose, mangiare a più non posso, possedere più degli altri. La gente diventò sempre più violenta, più egoista. Decisamente infelice.

Privata dell’immaginazione la gente cominciò piano piano a dimenticare la morale, perché nessuno lo aveva compreso prima:  la morale ha a che vedere con la Bellezza.

Bastò davvero poco e la gente alla fine non si innamorò nemmeno più.

Perché anche innamorarsi è qualcosa che si impara dalla Bellezza.

Passò ancora meno prima che i potenti si accorgessero che persino l’economia mondiale si accartocciava: la gente non usciva più e ci si rese conto con stupore che quella robaccia che un tempo avevano chiamato arte o intrattenimento, di soldi ne portava, eccome.

Quei pochi che gli dèi avevano condannato a ricordare che era un loro desiderio che si era deciso di esaudire, tentarono di porre rimedio, qualcuno tentò di ricordare come si scrivesse un verso, una scena, come suonasse la musica.

Ma gli dèi si sa, sono categorici e la volubilità umana già di suo li irrita parecchio: non tornano sulle loro decisioni.

Era stato richiesto che gli esseri umani dimenticassero come riconoscere e raccontare la Bellezza, eccoli serviti. Finalmente potevano guardare il deserto che avevano immaginato.

Quando ancora sapevano immaginare.

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osservatrice conto terzi
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