Perché S.B. le spara così grosse (scoop sulle reali ragioni dell’uso del paragone nella retorica berlusconiana)

E’ stata scoperta la ragione per cui il famigerato e tanto chiacchierato Silvio Berlusconi, fu Cavaliere, le spari così grosse.

Egli è noto infatti per una serie di paragoni che, negli anni, ha portato ad offesa altrui e soprattutto a difesa di se stesso, paragoni che hanno di volta in volta scandalizzato non solo l’opinione pubblica tutta, ma intere razze, popoli, generi sessuali, religioni.

Ricordiamo, così, a grosse linee, una serie di episodi celebri in cui il noto uomo prima d’affari, poi di politica e di affari, ha fatto parlare di sé per paragoni quanto meno particolari.

– Nel 1994, anno della sua discesa in campo nel panorama politico italiano, egli si definì L’UNTO DAL SIGNORE. Berlusconi si paragonò in quell’occasione ad un Santo, un profeta. Cosa che lasciò perplessi molti, ma non suscitò grandi rimostranze, al più ilarità.

– Saltiamo al 2003, quando accadde questo:

Quivi il suddetto Berlusconi paragonò Martin Schulz, tedesco, ad un KAPO’. Si inizia a intravedere già da qui una certa ripetitività verso un periodo storico preciso, e un particolare rapporto tra chi perseguiti chi.

Sempre procedendo a grandi linee,  nel 2011, parlando dei suoi rapporti con le cosiddette “olgettine” egli disse di se stesso: “Sono come la CARITAS”, paragonando la sua elargizione in denaro a favore di procaci giovani fanciulle, agli aiuti che la Associazione Umanitaria citata porta in paesi in cui la gente pesa due chili e muore con le mosche negli occhi, dove altre saltano su mine che nel migliore dei casi li lasciano senza arti, e via discorrendo.

Ma è nel 2013 che assistiamo ad un’accelerazione di paragoni, a volte davvero coraggiosi e spregiudicati: a maggio Berlusconi si paragona ad ENZO TORTORA, ad agosto per via del caldo arriva a paragonarsi a GESU’, a ottobre frena le pretese e dice prima di essere trattato come ALDO MORO e poi marcirà in galera come TIMOSHENKO e nel frattempo alcuni dei suoi seguaci più prossimi, da tempo contagiati da questa tendenza irrefrenabile al paragone, a settembre paragonavano il loro Vate a NELSON MANDELA.

Finché il 6 novembre dello stesso anno Berlusconi sposta la sua crescente addiction al paragone anche ai suoi figli: essi sarebbero come gli EBREI PERSEGUITATI DAI NAZISTI. Raffronto che in qualche modo festeggia i dieci anni dal celebre episodio con Schulz, ammiccando a quel riuscitissimo ed elegante parallelo.

E’ stato però appurato che questa forma di drammatica dipendenza dal paragone nasce da un Virus che Berlusconi avrebbe contratto durante una vacanza in un paese esotico:

la metaforite.

La metaforite è una malattia subdola, a quanto pare si contrae mangiando pitone cotto male, il virus entra nell’organismo ospite di soppiatto e si annida nell’amigdala. Si manifesta a tratti, un po’ come l’herpes simplex che ti acchiappa quando hai le difese immunitarie basse e sei sotto stress, un po’ come la malaria torna almeno una volta l’anno.

Il soggetto non riesce più a frenarsi dal fare metafore ma non metafore semplici, bensì metafore shockanti, metafore che fanno arrabbiare qualcuno.

I primi segnali si confondono con una  più normale tendenza alla versificazione, solitamente però priva di talento: ad esempio i malati di metaforite tendono a scrivere brutte canzoni in cui sfogare le metafore basiche, quelle tipo i tuoi occhi sono come stelle, il tramonto sembra un dipinto. Figure retoriche e raffronti banali, insomma.

Ma il metaforizzato sente l’irrefrenabile impulso a fare metafore esagerate, meglio se offendendo qualcuno, tende molto facilmente a paragonare se stesso a Dio, Napoleone e/o altri grandi eroi del passato.

Con il tempo il malato di metaforite perde sempre più il rapporto con la realtà nonché il limite tra reale e fantastico. In poche parole, alle cazzate che dice comincia a crederci per primo.

L’accelerazione dell’impulso irrefrenabile e la crescente surrealtà del paragone utilizzato sono condizione normale del malato posto in stato di stress, non è il caso quindi di allarmarsi eccessivamente e ci si deve preparare a sempre nuove ed apparentemente folli metafore.

Voci di corridoio dicono che egli abbia pronti i seguenti paragoni:

Kunta Kinte strappato alla sua terra

Simba legittimo erede del Re Leone usurpato del potere

Cenerentola maltrattata da matrigna e sorellastre

La particella di sodio nell’acqua minerale particolarmente pura, che è stata abbandonata da tutti.

Pare che l’unico modo per fermare i momenti di crisi acuta sia urlare loro: “Se mio nonno c’aveva le ruote, era un autobus!”

Li manda in tilt.

Informazioni su anneriittaciccone

osservatrice conto terzi
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