Lezioni di comunicazione #2: come evadere la posta di lavoro

Tempo fa ho dedicato un post ad un argomento delicato e molto sentito nel nostro Paese, una caratteristica che ci riguarda quasi esclusivamente, un fenomeno unico e facente parte del nostro tessuto culturale e della nostra tradizione. Il non risponditore giammai richiamatore (qui).

Questi è una figura che ho studiato e analizzato nella sua manifestazione professionale, dato che mi è stato fatto notare che il non risponditore giammai richiamatore è creatura che si esprime anche nella vita privata. Amici che non rispondono mai agli sms, uomini o donne che si vorrebbero frequentare che non rispondono, essi non rispondono nemmeno ai tempi di What’s up, quando una notifica inchioda chiunque: lo hai letto ma non rispondi a bella posta.

Da questo punto di vista non posso essere di grande aiuto. Personalmente nella vita privata non ho mai cercato chi era evidente che non mi volesse, foss’essa una questione di amicizia o di presunta attrazione. Noi misantropi doc già c’abbiamo il problema di interagire con chi ci piace, figuriamoci se ci mettiamo a impazzire con quelli a cui non piacciamo abbastanza.

Ho passato ore, mesi ed anni a cercare di convincere l’amica o l’amico che interpretava a modo suo l’evidente disinteresse altrui (“ha paura di amare”, “mi sta mettendo alla prova” “gli ricordo suo padre, ecco perché non mi richiama”) del fatto che siamo sette miliardi e nessuno, davvero nessuno al mondo merita che noi si sprechino radicali liberi e neuroni nel desiderare un rapporto con qualcuno di sfuggente o non-contento-quanto-te d’avercelo, un rapporto.

Quindi questo è un altro discorso. Lì, decidere di farti capire che ho voglia di vederti quanto di mangiare uno yogurt magro al limone non rispondendo a chiamate e messaggi da ogni tipo di piattaforma, è una scelta personale e forse non è giusto entrare nel merito. Se poi non capisci, il problema forse è tuo.

Ma sul piano professionale, come analizzavo in quel molto amato e molto letto post, è veramente incredibile che, nel 2013, in un mondo che corre, un mondo che dovrebbe essere veloce e che proprio in quanto veloce ha alla base stessa della sua esistenza economico/professionale il principio della ruota che gira – chi ha bisogno di te oggi, potrebbe benissimo diventare la tua ragione di vita domani, anche se oggi ti sembra la più inservibile delle persone – insomma è incredibile che da aver bisogno dell’idraulico a interagire con certi collaboratori, a  proporre il proprio lavoro o aspettare risposte in merito, sia come lanciare una sonda verso VY Canis Majoris, sapendo che non solo è quasi impossibile che vi siano altri esseri senzienti da quelle parti, ma che in ogni caso passerebbero secoli per avere una risposta.

Sul piano del lavoro, spesso appunto anche tra collaboratori che in teoria hanno lo stesso scopo, nel nostro Paese succede che la comunicazione abbia natura satellitare. Inteso come quando l’inviato risponde all’Australia e, dopo la fine della domanda da studio, fissa per eterni istanti un punto davanti a sé prima di rispondere, come se ci mettesse un pochino a capire.

Sarà che, pur avendo una doppia natura siculo-finnica, dal punto di vista professionale sono parecchio nordica, se uno mi scrive un sms, una mail o quel che l’è – oggi arriva tutto sullo stesso device, pur tu avessi il cellulare più scalcinato, le mail le ricevi – rispondo in tempo reale, qualunque cosa io stia facendo tranne che mi trovi in aereo, al cinema o teatro.  Se sto al circo, se si tratta di lavoro, rispondo. Fuori dall’aereo, dal teatro o dal cinema, quando riaccendo rispondo subito.

Se non è complicato per me che a quanto pare brillo per distrazione e viaggi mentali tra le nuvole, figuriamoci se possa esserlo per altri super organizzati professionisti.

Se è di una prestazione professionale che hai bisogno, metti un idraulico, puoi morire annegato in casa tua per il cesso che perde, manco venissero gratis.

Se sono tuoi referenti che devono darti un’informazione per andare avanti – non andare avanti – come andare avanti  su qualcosa, rispondere ad una cortese mail di proposta professionale, tu ti metti lì e aspetti un riscontro. Quello che loro, gli incapaci di prontezza, i manina-mozzata della risposta scritta, l’orecchietto-sfondato del rispondere al telefono, quasi sempre chiamano feedback per fa’ i moderni, peccato che per quanto quello sia moderno nel definirla, la risposta non arrivi mai oppure prima di riceverla  fai la muffa, invecchi, ti scorre avanti una vita, ti costruiscono un palazzo davanti.

E cosa ti dice l’italiano professionista della ceppa che non risponde alle mail o alle richieste di informazioni suddette quando li stani o ti arrabbi perché ti ha fatto perdere tempo prezioso, costretto a imparare l’uncinetto dato che senza quella risposta non sapevi se e come andare avanti?

SCUSA, NON HO AVUTO TEMPO DI RISPONDERE.

Allora, considerando la modernità dei tempi, considerando che i devices di cui ormai tutti siamo riforniti, palmari più o meno fighetti che mai mancano nel corredo del perfetto professionista molto impegnato, i miei studi hanno rivelato che vi è, in ognuno di questi,  una funzione molto utile a parte la macchinetta fotografica con cui fotografare il tramonto e metterlo su twitter,  e questa misteriosa quanto sorprendente funzione è = imposta mail. Con pochi semplici mosse puoi ricevere le tue mail di lavoro sul palmare. La cosa veramente pazzesca è che è come ricevere degli sms o messaggi What’s up: pensate che si può rispondere come fosse un sms! Pochi typetypetype sui tasti et voilà! Hai risposto!

Alcuni studiosi americani hanno fatto degli esperimenti, prima su delle scimmie e poi su delle cavie umane (un gruppo di volontari scelti e suddivisi per varie classi sociali, per età, sesso, religione e squadra del cuore) e hanno individuato una serie di momenti in cui chiunque avrebbe  il tempo per disbrigare anche i messaggi inevasi di lavoro, e non solo commentare la foto del grosso pesce pescato dal cugino e postato su facebook. Momenti in cui, anzi, si può unire l’utile del fingersi professionisti sempre sul pezzo ed affidabili, al dilettevole dell’avere qualcosa da fare, tenere la mente allenata, e, in un caso, concentrarsi al meglio:

ascensorementre si sta in ascensore, soprattutto se con estranei, e si può così evitare l’imbarazzo dei mezzi sorrisini, nonché di fissare il soffitto dell’ascensore stesso muovendo i piedini come a inseguire una musica fantasma. (se è da soli è evidente che non si può perdere l’occasione di controllare allo specchio se non sia rimasto del prezzemolo tra i denti)

 

 

 

 

taxiin viaggio in taxi, così si evita di litigare  con il tassista sul rigore rubato che la vostra squadra non avrebbe meritato.

 

 

 

 

bambina-posseduta-parrucchiere-candid-camera-paura-video-300x187dal parrucchiere/barbiere , quando la mente è troppo stanca di seguire le vicende di Belen e di Antonella Clerici sugli stropicciati giornali che vi passa la shampista, nonché dover discutere con il parrucchiere/barbiere di cosa abbia fatto al viso Simona Ventura.

 

 

zombie_water

 

 

al cesso quando fate la cacca, che sono spesso momenti in cui stranamente ci si esprime molto bene e concentrarsi su altro può risolvere tanti problemi che arricchiscono i produttori di yogurt.

 

 

 

Ecco quindi che gli studiosi americani hanno dimostrato che i professionisti di ogni settore che lasciano inevase mail e messaggi, che non rispondono a chi attende da loro una risposta non sono esattamente maleducati o gente che sfida il tremendo potere della malanova di chi aspetta una risposta, lo studio ha dimostrato che in un’analisi incrociata delle capacità di gestire la propria professionalità e come essa vada espletata da parte di molti professionisti italiani appartenenti a vari settori e le scimmie, se la sono cavata meglio le scimmie.

 

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osservatrice conto terzi
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