Nuove forme di comunicazione. Lezione #1

E’ di moda una nuova forma di comunicazione umana, e mi stupisce assai che la sociologia, la psicologia e l’antropologia non vi stiano dedicando convegni e pubblicazioni.

Dopo la supercazzola oggi vige, almeno in Italia, nata da certa politica, la

RISPOSTA A CATSO.

Non va appunto confusa con la supercazzola, ergo come ricordiamo dalle performance geniali del grande immortale Tognazzi il mettere insieme parole senza senso, un grammelot che sembra un discorso ma in realtà è solo accozzaglia di termini inventati, supportati da un linguaggio gestuale significante sottotesti tipo “non puoi capire/ ti spiego dopo”.

La risposta a catso, nuova forma di comunicazione sulla quale sto per scrivere un saggio e raccogliere quindi materiale ed eventuali pubblicazioni, mi si è rivelata durante una puntata di Gazebo, mentre mostravano un dialogo tra Francesca Pascale  e un ragazzo che le chiedeva “Com’è infilarsi nel letto di un potente?” tipo.

Me lo sono poi confermato guardando la celebre scaramuccia tra Fazio e Brunetta, e persino in una litigata che ho colto per strada tra un conducente di autobus e uno che aveva lasciato il Suv in doppia fila paralizzando di fatto il traffico di tutta Roma nord-est.

La risposta a catso ha radici nel teatro dell’assurdo, nella poesia futurista e negli appunti di Leary e Alpert  sugli esperimenti con l’Lsd.

La risposta a catso è usata con gli stessi scopi della supercazzola, ovviamente, così come della risposta effetto-a-specchio, nella quale ci esprimiamo fin da bambini. (Un esempio: “Non hai finito la carne” “E tu, allora, l’hai finita?” “Hai rubato dal paniere delle offerte!” “E tu, che ti porti a casa la carta igienica dei bagni della sacrestia?” ) ma di queste forme di fuga dal confronto la risposta a catso ne è evoluzione genetica: non voglio rispondere alla tua domanda, non voglio spiegare, ma invece di dire cose senza senso o rigirarti la frittata, ecco che io ti dico qualcosa di argomento talmente tanto lontano, oppure talmente tanto inverosimile (per l’appunto, rivelo che la Pascale ha risposto – a un uomo sui trent’anni che le ha fatto la sopracitata domanda: “Lei si è infilato nel letto di un potente?”) che l’altro rimane lì spiazzato, smarrito come davanti ad un dialogo di Ionesco, gli omini nella centrale del suo cervello cominciano a sbattere contro il lobo temporale, disperati, buttano per aria gli archivi cercando freneticamente mentre urlano: “Che c’entra?  Che c’entraaaaaa?” , e quei secondi di black out della centrale operativa del suo cervello sono lo spazio in cui l’interlocutore sfuggente si infila, ti punta il dito come si fosse appropriato della tua pistola alla Bruce Willis con il cattivo e dice:

HA! ECCO!

Si crea un tale vuoto cosmico di senso nello stadio quantico dell’esistere, una tale frattura tra lo scorrere logico delle dimensioni dell’universo che quei secondi non li recuperi nemmeno con un classico “…non sta rispondendo alla mia domanda” o con un – francamente ingenuo – “…non ho capito che c’entra” perché il risponditore a catso prosegue con la stessa identica forma di comunicazione.

Un esempio chiarificatore, di dialogo con un risponditore a catso:

– Abbiamo scoperto che sei tu che hai rubato la marmellata! –

– L’auto non aveva gli abbaglianti, e tu? eh? Tu? –

Smarrimento, tilt nella centrale operativa, pupille dilatate, blocco delle funzioni fisiologiche in cui si inserisce:

HA! ECCO!

POI NON DITE!

Finalmente:

– Ma che c’entra, non ho capito…-

– Perché è vero che tutti quelli che dicono quanto sono carini i pulcini, alla fine il pollo lo mangiano, eh? Lo man-gia-no! –

– …. –

– Eh, he, he, sì, caro mio. Come se non … vabbè, lasciamo perdere. –

Se invece l’interlocutore del risponditore a catso dovesse ribattere un:

– Non hai risposto alla mia domanda! –

Potrebbe andare così:

– E tu? tu hai risposto alla mia domanda, eh? –

– …quale domanda..? –

HA! ECCO!

Insomma, non se ne esce.

Ecco perché urgono, necessari, corsi di aggiornamento nella nuova forma di comunicazione.

Se volete davvero trovare una qualunque forma di dialogo con i risponditori a catso, imparate l’elasticità dell’interlocuzione.

Imparate anche voi una serie di risposte a catso, a chi ti chiede “Ma come hai parcheggiato,eh?” rispondete, che so: “E tu? come hai parcheggiato, eh?” anche se quello sta transitando con il bus, oppure: “Ancora crediamo alla favola della equa distribuzione dei beni nella società occidentale!”

Anche se, personalmente, penso che l’episodio più bello che mi sia mai stato raccontato in merito alle difficoltà di comunicazione sia quello del padre di un mio amico che davanti ad una signora petulante, a un certo punto ha fatto la seria e precisa imitazione d’uno scimpanzè, saltandole intorno e grattandosi la testa.

Quel che conta è lo spiazzamento.

spiazzamento

Informazioni su anneriittaciccone

osservatrice conto terzi
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