la fatina dei capelli grigi (ovvero di quella mattina in cui trovi il primo)

I  bambini piccoli scoprono di esistere quando si guardano le mani e i piedi. Dicono: Oh, guarda ‘sti cosi! Ma che, sono miei?

Passi la vita a guardarti per verificare non solo come sei, ma soprattutto come cambi. La prima parte dell’esistenza la trascorri a pregare di crescere ed ogni segnale in questo senso è motivo di orgoglio.

Da piccoli ci fanno vivere con gioia e senso di festa una delle cose più cruente che la natura abbia pensato per la nostra metamorfosi: la caduta dei denti. Cioè, a pensarci, non è proprio una cosa così idilliaca e siamo ben strani noi umani a dire “che tenerezza” dei bambini a cui mancano gli incisivi, cosa che ci guarderemmo bene dal pensare di un vecchio sdentato.

Il bambino lo freghi con la storia del topino/fatina per cui al tuo cambiamento si associa una questione di commercio bello e buono.  Quanto ti porti ti porti, vieni comunque pagato bene a fronte di un dente usato.

Una mia amica riconosce a suo figlio CINQUE euro per ogni dentino (topino/fatina capitalista).

Io già mi strappavo il dente al primo tentennamento in mezzo a fiumi di sangue per qualche misero spicciolo, fossi stata bambina oggi per cinque euro a dente avrei comprato le pinze.

Comunque.

Una mattina ti guardi e dici: Oh, le tette. (se sei femmina, nel caso contrario vuol dire che devi metterti a dieta). Oppure: Oh, un pelino di barba (nel caso sei maschio, sennò inizia a preoccuparti).

Anni di terrore, poi,  attendendo i paurosi amici del mattino dell’adolescenza: Cazzo, un brufolo.

Il vero giro di boa, il momento terrifico della tua vita che in base al Dna e al tuo fototipo può arrivare a 25 come a 45 anni è:

MA QUELLO E’ UN CAPELLO GRIGIO!!!!

Ti alzi la mattina, ti fissi negli occhi sonnosi, pasticci le labbra appiccicate, apri l’acqua con gestualità rituale ma un taglio di luce illumina una cosa strana sui tuoi capelli.

Pensi: polvere. Fai per toglierla ma non va via.

Svegliandoti un po’ di più ti avvicini allo specchio, lentamente, trattenendo il fiato.

Poi, quando sei vicinissima, lo tiri con due dita:

E’ PROPRIO UN CAZZO DI CAPELLO GRIGIO!

AAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH.

Sudi, appoggi le mani al lavello per trattenere il capogiro di incredulità.

Non sta accadendo a te. E’ solo un brutto incubo e ora ti sveglierai.

Ti dici: ma non è un capello grigio, deve essere una di quelle malattie per cui vanno via i pigmenti. E’ qualcosa che ho mangiato.

Poi pensi: forse è un capello biondo molto chiaro. No, ecco, è biondo cenere.

Ti riavvicini di nuovo, più coraggiosa, prendi uno specchietto e insieme la lente di ingrandimento per guardare meglio.

Non è proprio grigio, dai, è beige.

Ti siedi di nuovo sul bordo della vasca da bagno e vedi la tua vita passarti davanti. Calmi il battito del cuore e ti dici che sopravviverai, basta che non ne arrivino altri. E’ sicuramente un capello grigio dovuto ad uno spavento, come la mamma di Demoniache presenze, e ti ricordi che due giorni fa tuo marito ti ha fatto prendere un colpo entrando in casa a sorpresa. E’sicuramente stato quello.

Mentre vai per strada camminando in slow motion – la vita non è più la stessa e mai più la sarà dopo che un capello grigio è entrato nella tua testa – guardi con sguardo tenero, distaccato, i giovani, pensando “Ehh. Che bei tempi…” provi una certa vicinanza con la novantenne che porta a spasso il cagnolino e le fai uno sguardino d’intesa. Ma lei pensa tu voglia rubarle la borsa, per cui la stringe a sé e aizza il cane che ti ringhia.

Ti rifletti nello specchio alle spalle del panettiere e ti pare di essere un capello grigio con i piedi.

Tutti intorno a te non stanno mica aspettando il loro turno per il pane, no. Si guardano tra loro e bisbigliano “Hai visto quella, ha un capello grigissimo”.

Umiliata, esci dalla panetteria con una mano sulla testa.

I capelli, per una donna, sono una cosa talmente importante,  come sappiamo sono infatti al centro dell’interesse di tutti, dalle varie religioni ai pubblicitari. Diciamo che i capelli in genere, come insegna Sansone, hanno la loro parte nella nostra identità.

Prima mi sono cuccata il trauma della bionda naturale che scurisce e va bene, passi. Ti rassegni.

Essere bionda per una ragazzina e poi in Sicilia, è una responsabilità. Affina l’ingegno, perché passi molto tempo sui libri pesanti e a vedere film muti per dimostrare che non tutte le bionde sono stupide.

Poi scurisci e passi molto tempo a pensare che però era fico essere bionde e li tingi.

Sempre nella ricerca di un’identità tricologia quando vuoi dire al mondo che sei una fottutissima ribelle, li fai pure rosso fuoco; quando vuoi dire al mondo che non è che siccome sei femmina non sei affidabile come regista, te li tagli corti corti – per poi piangere due giorni, sommessamente. Insomma, mettetela come vi pare è sempre una faccenda di capelli, possiamo nasconderci dietro tutte le pippe mentali, filosofiche, femministe, intellettuali, ma non c’è donna al mondo che non sia uscita una volta dal parrucchiere con la voglia di uccidere.

D’altronde, come ha detto Lidia Ravera, negli anni ’70 forse non avrebbero fatto le occupazioni se non fosse stato inventato lo shampoo secco.

Due anni fa un parrucchiere mi fa: ma scusa perché tingersi i capelli quando non hai nemmeno un capello grigio? L’ho guardato malissimo, lo sguardo recitava: perché a venticinque anni dovrei avere un capello grigio, stronzo?

Però ho pensato, in effetti… mi godrò questi… dieci? venti? anni liberi da ricrescite, fughe dal parrucchiere quando proprio non hai tempo, roba chimica sulla testa. Non avrò mai più pensieri, vedendo film come “Cast Away”, del tipo “Certo, che disastro restare su un’isola deserta, pensa la ricrescita…”.

E ti senti vaporosa e naturale.

Poi arriva LA mattina del capello grigio. Dici: no, non vale! Il capello grigio no!

Nei giorni a venire ti ci abitui. Il capello grigio brilla lì tra i tuoi, sfacciatissimo.

Come un tempo avevi il terrore che proprio il giorno della festa tanto attesa ti arrivasse un brufolo sul mento, sbirci i capelli con una certa apprensione.

Alla fine ci fai l’abitudine. Cominci a pensare che in fondo quel capello biondo cenere chiarissimo ha un suo charme. E’ vero che sull’uomo fa subito George Clooney e sulla donna barbona abbandonata, ma non è detto. Nel mondo della moda, dai, il capello grigio a volte è un vezzo. E quei punk che se li facevano apposta?

Decidi che quando ne noterai altri tre o quattro ti dirai che in fondo sei stata bionda, sei stata rossa, li hai avuti corti o scoppiati come Robert Smith.

Ti preparerai a  una nuova era, anche stavolta ti inventerai qualcosa.

Mi piacerebbe però che ci fosse la fatina dei capelli grigi, almeno in questa storia potrebbe esserci un margine di guadagno.

Informazioni su anneriittaciccone

osservatrice conto terzi
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2 risposte a la fatina dei capelli grigi (ovvero di quella mattina in cui trovi il primo)

  1. Mimosa Martini ha detto:

    Adesso ti sentirai dire che se te lo togli ne cresceranno 7 al suo posto. Io potrei farti il contraltare della femmina dai capelli neri. E che ha cominciato ad avere prestissimo una prima ciocca bianca. E’ vero , i capelli sono un fatto antropologico fondamentale.
    Mimo

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