L’UTENTE DA VOI CHIAMATO IN QUESTO MOMENTO NON E’ DISPONIBILE (sociologia dell’homo reperibilis)

Ieri stavo al computer, in teoria lavorando, di fatto distraendomi su facebook – tanto più mi si vede sui social netwotrk, tanto più vuol dire che sto tentando di scrivere: una persona dalla concentrazione oscillante come me ogni tre pagine deve distrarsi e il social network previene il fumo accanito, diversamente mi metterei in finestra a fumare – insomma, stavo su facebook, e improvvisamente, a distanza di pochi secondi, squillano il mio cellulare (ufficiale) e il telefono di casa. In fondo allo schermo del computer, fuori fuoco, la schermata aperta di skype emetteva il suono che annuncia un contatto che si connetteva. Da grigio con la crocetta sopra, diventava verde: disponibile.

Mi sono resa conto che la mia postazione, per diverse ore della giornata è questa:

 

-Telefono cellulare personale:

numero che ho da sempre, cioè dal mio primo cellulare, oggi la sim di quel numero sta su un blackberry dove ricevo anche le mail dei miei due indirizzi di posta elettronica, blackberry da cui seguo i social network quando mi annoio sui bus, o in qualche sala d’attesa, o sul treno se c’è troppa gente per leggere cose serie. (altra mia idiosincrasia: se chiacchierano tutti non posso entrare nel mondo di un romanzo o peggio ancora leggere un saggio di Foucault. Per me è come vedere un film con quelli dietro che chiacchierano e su un autobus non posso fare “Ssshhhhhhhhhhhh”).

Ma il mio numero ufficiale non è molto conveniente per chiamare, come la metti la metti il gestore non ha contratti così validi quanto quello del:

-Cellulare alternativo.

In comune con mio marito, che ha accettato la proposta di un altro gestore d’un contratto vantaggioso per le chiamate. Quel numero alternativo però non lo comunichiamo ufficialmente perché appunto è un telefono che rimane spesso in casa o non si sa chi di noi lo abbia con sé.

-Numero fisso.

Quello alla fine non te lo togli. Da fisso a fisso conviene, poi avendo noi parenti tra Finlandia e Portogallo, mamma, zii etc, un numero fisso lo devono pur avere.

Oggi come oggi ho anche

-l’Ipad,

che per ora uso più che altro per lavoro e sta sostituendo blackberry per le situazioni bus/attese/treni di cui sopra.

Non sono una persona che soffra di quel tipo di solitudine per cui devo stare sempre con qualcuno accanto, oppure che se sta sola in casa si attacca al telefono per chiacchierare, detesto chiacchierare al telefono, già skype ha più senso, almeno vedi la persona in faccia, ma di fatto chiacchierare lo intendo vedersi, togliersi dagli impegni per dedicarsi, per quell’ora o due che siano, a quella persona. Una passeggiata, un caffè in un posto carino o a casa, quel che l’è.

Ma chiacchierare a distanza mi è più complicato.

Comunque. Appunto non ho tutti ‘sti telefoni e mezzi di comunicazione in essere perché abbia un impulso costante a comunicare. Né sono un chirurgo, per quanto il pronto intervento amico in difficoltà dalle mie parti è aperto giorno e notte.

Anzi sono un po’ l’incubo di molti perché spesso il mio cellulare ufficiale lo tengo silenzioso, se sento arrivare un sms non mi precipito a rispondere, al telefono fisso non rispondo quasi mai perché ho il terrore dei call center, su skype metto invisibile, quando sono al computer più che altro lo accendo perché, mi dico, metti che s’affaccia mia sorella, ma non mi piace chattare e  non voglio apparire maleducata digitando degli scusa c’ho da fa’

E’ che noi tutti, ormai, siamo troppo reperibili.

Ci abbiamo fatto l’abitudine. Non esagererei sulle riflessioni in merito alla valenza intellettuale della faccenda (anche se c’è chi ne ha già fatto il nuovo must radical chic, parimenti a:  “non guardo la televisione”, oggi abbiamo anche il: “non ho il cellulare, non uso le mail, non sono iscritto a nessun social network”…)  ma di fatto siamo rintracciabili in ogni nostro respiro – anche solo perché abbiamo un computer o una carta di credito, e siamo perennemente potenzialmente reperibili. Il che, contrariamente a quel che possano pensare i compulsivi della lucetta verde accesa, può anche significare gestire la propria disponibilità in maniera sana, e che non si può prendere sul personale la gestione di questa disponibilità (per mia sorella ci sono sempre, per te magari sentiamoci domani).

Avendo superato i vent’anni da qualche giorno, certo mi ricordo di quando le cose erano diverse e come tutti a volte penso  “madonna come facevamo?” soprattutto riguardo al cellulare, lo pensi soprattutto quando ti si ferma la macchina in mezzo al nulla o succede una qualche rottura di palle tipo stai andando a prendere qualcuno all’aeroporto e c’è la Magliana bloccata per un incidente.

Come facevamo? Facevamo.

Penso spesso a come cavolo facessero un tempo che un viaggio durava settimane, in carrozza, per coprire distanze che oggi copriamo in tre ore. Tendo ad aggiungere a questi pensieri, con molta invidia, proiezioni ad un domani che immagino con gente che si chiederà come facessimo a impegnare dieci ore per arrivare solo in America o, molto più importante, a morire delle malattie di cui oggi moriamo.

Insomma, siamo, nel 2012, tutti potenzialmente plurireperibili. Al punto che se, per senso della suddetta misura, capita il giorno o la settimana che spegni tutto per provare l’ebbrezza della non rintracciabilità oppure semplicemente non hai niente da dire, o peggio ancora magari stai male e ti chiudi un po’ nel bozzolo, sei quindi NON “Non rintracciabile” ma  non disponibile, che sono due cose ben diverse, ti capita:

-Aoh, ma eri sempre staccata! (ma che se fa’ così)

-Aoh ti ho cercato dappertutto (magari tu stavi a casa, avevi solo spento tutto)

Da cui, troppo spesso:

-Ah vabbè, te ti fai i cazzi tuoi, capito…

(c’è anche la versione più maniaco persecutoria) :

-Aoh, tu non caghi/Aoh tanto a te che te frega, ormai te stai apposto eh!! (se ti sei fidanzato e dintorni da poco, come volesse dire che si è amici solo per colmare il tempo perchè non si è in coppia).

Insomma, ormai la nostra reperibilità assoluta viene spesso vissuta dall’altro come nient’altro che un tuo essere a disposizione quando all’altro sconfinfera, e se tu sei in blackout o in momentaneo silenzio tu in realtà, per questi, ti stai sottraendo alla disponibilità, a pochi viene in mente: “Come starà, com’è che non lo sento? Com’è che è tanti giorni che non risponde? Avrà bisogno?”.

Insomma, questa sì sembra usanza d’altri tempi: cercare una persona che ti pare strano di non sentire o vedere da un po’- sia esso commenti su facebook, messaggino, telefonata periodica pur nella caotiche e rutilanti vite che abbiamo – per chiedere  “Stai bene, hai bisogno di qualcosa” sottintendendo la propria disponibilità, piuttosto che con un generico e autoreferenziale “Eri sparito, aoh”. (ergo ti eri sottratto alla perenne disponibilità, hai visto mai mi sconfinferasse parlarti).

Quindi ieri mi sono detta: ma se mi cancellassi da ogni realtà virtuale, sconnettessi i miei numeri, annullassi le mie mail, per chi e per quanti sarei ancora, in questa nostra società di multireperibilità? Non “sarei ancora” per me stessa che come tutti non sono certo al mondo per essere per gli altri, ma per certi altri, sarei ancora, pur non essendo un nome nella lista dei contatti, uno o più numeri nella rubrica del telefono?

Siamo, oggi, qualcuno di cui preoccuparsi a prescindere dal bisogno degli altri, oltre ad essere una lucetta verde che dice “disponibile” sulla chat di un social network, di skype, un numero che deve squillare come contrario di una metallica vocetta che  dice che tu sei “un utente, in questo momento non raggiungibile, il telefono potrebbe essere spento…”, potrebbe come a voler dire in modo gentile a chi chiama di non mettersi in testa che quella persona semplicemente al momento non è TI è disponibile  ma perché semplicemente c’ha li cavoli sua. Ipotesi a cui lasciare un “Va tutto bene, hai bisogno di qualcosa?” starebbe meglio del diffuso: “Aoh, ma sei tu, che sei sparito.” (trad: perché sicuramente ti diverti e a me non pensi).

Informazioni su anneriittaciccone

osservatrice conto terzi
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