STUDIO ANTROPOLOGICO SULL’ITALIANO ATTRAVERSO IL SUO CONCETTO DI POSTO A SEDERE (homo cafonus)

Sui viaggi, soprattutto in treno, ho scritto un paio di lunghi post nel mio vecchio blog un paio d’anni fa quando percorrevo l’Italia come un commesso viaggiatore.

In questo fine settimana ho ripreso un paio di treni, uno dei quali all’ora di pranzo dopo, per una idea molto carina di Lorenzo, aver visto un film di mattina al cinema.

Digressione: quanto è bello andare al cinema di mattina. E’ un lusso che ci permettiamo solo in occasione dei Festival, invece chiudersi in un cinema la mattina e poi, per dire, andare a pranzo, è un tuffo in altri mondi per poi riacchiappare in corsa la propria realtà. Proprio bello.

Andare al cinema e poi prendere un treno, di seguito, mi ha fatto rendere conto di un inconscio atteggiamento che assumo, definiamolo di difensiva, quando devo mettermi a sedere da una parte, cioè, quando devo mettermi a sedere in un posto che ho prenotato e magari scelto, cioè quando devo prendere posto nel mio posto prenotato ahimè in Italia e/o in contesti e/o viaggi in cui si prevedano degli italiani.

L’italiano considera prenotato, quindi suo un posto, solo se è suo e l’ha prenotato lui.

Diversamente, se si tratta di un posto preso da un qualunque individuo del resto del mondo,  il concetto non vale.

Il teorema è: il posto mio è mio, il posto tuo, se è più comodo, è mio.

A parte il roboante episodio che appunto raccontavo due anni fa del disguido Trenitalia per cui, per un crash dei terminali avevano assegnato i posti contemporaneamente a tre utenti e io mi sono ritrovata ad avere lo stesso posto di un ragazzo di Livorno e d’una signora anziana, e ho dovuto litigare con il ragazzo il quale non faceva sedere l’anziana perché secondo lui il suo posto era più suo posto del nostro, ergo lui non si sa perché riteneva di aver più diritto (ma sono casi limite), ripassiamo quello che sicuramente anche a voi succede spesso quando si tratta di posti assegnati.

Cinema.

Tu, siccome vuoi stare comodo e quel film vuoi godertelo, prenoti online con un aggravio di prezzo, il tuo posto. Con la goduria di cliccare sulle poltroncine virtuali e visualizzarti lì comodo e pacioso a vederti il tuo film. A volte, quando questo non è possibile, io vado addirittura PRIMA a prendere i biglietti per lo spettacolo successivo, sempre per poter bearmi di quel virtuale schemino di poltrone, indicarle con il dito, quasi timorosa, quasi timida (“Non sarà un po’ troppo, sono perfette, il centro del centro! E sarebbero tutte per noi!!”).

Arrivi al cinema, tuo marito prende i popcorn o gli smarties, e tu hai già quell’ansietta.

Dici “Amore, andiamo?  (significativa) La sala è aperta”.

Lui, prima distratto, poi ti guarda serio. Perché, come te, SA.

SA perfettamente che l’aver pagato qualcosina in più in tempo o denaro non vi ha messo al sicuro.

SA che ci sono i cafoni machenontiseiaccortochesonoilcentrodelmondo che prendono biglietti qualunque due minuti prima dell’inizio del film e si infilano in sala ciacolanti,  scelgono a occhio il  posto migliore e schiantano i loro culi prepotenti sul posto tuo.

Tu arrivi, e cercando un tono più adulto e risoluto possibile proferisci la formula:

–       Scusa.

Quelli sarebbero i nostri posti.

Gelo.

Che si tratti di un ragazzetto coi capelli all’ultima moda, con una ragazzetta che mastica ciungomma, o una coppia di mezza età con una lei perennemente incazzata, o due amichette cretine che ridono a voce alta, in ogni caso gli esemplari di homo cafonus ti guardano, scocciati, con un punta di disprezzo e ti dicono cose tipo:

–       E vabbè. Sedetevi là, no? (con aggiunta magari di “nun ce sta nessuno”)

E tu ti dici:

intanto perché devo rinunciare al posticino mio scelto con cura, con amore, prendendomi il tempo, programmando contento il mio momento al cinema? E poi “sedetevi là” cosa? Perché devo stare scomoda io, magari è di un altro, il posto….

Se esprimi quest’ultimo concetto, l’homo cafonus dice:

Vabbè, se arrivano, ci spostiamo.

Questa è l’espressione che  mi rende furiosa al punto che Hulk, percependo le mie vibrazioni, diventerebbe piccolo piccolo e scapperebbe.

Ma perché mi devo sedere in un posto che non ho scelto, per poi magari trovarmi io a discutere con una coppia coi popcorn che mi guarda da lontano con la stessa ansia, la stessa solenne scocciatura nello sguardo, vederli scambiarsi uno sguardo d’intesa come due giocatori di carte ben affiatati e sentirsi dire:

–       Scusa.

Quelli sarebbero i nostri posti.

Perché doversi alzare umiliati e spiegare: “Ecco, veda, quelli sarebbero i nostri posti, ma loro…” in una catena infinita di fastidio, tensione, disordine.

PERCHE’?

Treno e persino aereo.

Sali, cerchi i numeri dei tuoi posti.

Anche lì te li sei scelti al computer, con la sensazione meravigliosa di comodità che ti da’ il mondo moderno. Fai i tuoi calcoli: se cade l’aereo qua muoio senza accorgermene –meglio, tanto al più sopravviveresti mostruosamente deforme – e poi qua arriva prima il carrello delle bibite… no! Uscite di emergenza no!, rompono le palle con le borse, poi hai la responsabilità di aprire le porte in caso di atterraggio di emergenza, io che non so aprire manco una bottiglia, no, no. Oppure ah vedi, qua mi piace, corridoio, non troppo vicino alle portine che fanno fiup fiup ogni volta che qualcuno entra ed esce…

Ma anche lì, sali con l’ansietta, soprattutto sul treno, soprattutto se il treno non parte dalla città in cui tu stai prendendo il treno: ci sono persone salite prima. Decine di potenziali homo cafonus.

Lo sai, lo sai che ci troverai qualcuno.

Quelle cose per cui ti dici:

Ma solo per me questo treno era con obbligo di prenotazione, cazzo?

Ci trovi qualcuno. Speri che si tratti di persone che viaggiano insieme, e che per comodità si sono messe vicine, che il dialogo sarà di questo tipo qua:

–       Oh, scusi. Vede, noi saremmo seduti là? Per lei è lo stesso?

(Tu dici, no. Non è lo stesso, mi piace stare nel posto corridoio, lì ci sono le portine fiup fiup,  me lo sono scelto, ecchecavolo! Però apprezzi l’educazione, dici, vabbè capita, comunque è un accordo ragionevole; ti sostuisci dunque al posto di un altro, abbozzi, dici loro “Non c’è problema” e ti sistemi. In fondo non c’è lo schermo e non rischi di dover contestare quel posto con qualcuno).

Ma quando scatta invece la seguente sequenza:

sbuffata scocciata, poi guarda il numero come a dire “ah, perché ci sono dei numeri?” poi ti fissa con lo sguardo di chi non capisce, quindi cerca solidarietà in quello di fronte che affonda gli occhi nel giornale – già nessuno interviene se picchiano una donna per strada, figuriamoci se si fanno i cazzi altrui in una cosa del genere – poi alza un po’ il culino, ti guarda come un cerbiatto scannato, indeciso, si rimette giù e dice:

–       Ma  non può sedersi là? Là è libero…

MA SIEDITICI TU LA’ CAZZO! MA PERCHE’ MI CI DEVO SEDERE IO? SIEDITICI TU CHE NON HAI IL POSTO, VAGA TU TRA I POSTI LIBERI MA PERCHE’ DEVO SEDERMICI IO!!!!

QUEL POSTO E’         M   I   O!!

(dicesi “quel posto è mio” con la voce di Laura Betti quando doppiava il diavolo che possedeva Linda Blair ne “L’esorcista”)

Questo è ciò che urla il tuo corpo astrale. Invece tu, ben educata e rispettosa degli altri, dici, risoluta e persino con il sorriso:

–       Scusi, ma ci si sieda lei, allora. Abbia pazienza, (quasi un sussurro) è il mio posto.

A parte l’episodio estremo, mi è capitato di litigare di brutto solo due volte:

Una: uomo, sulla mezza età, maglietta nera, jeans, occhiali da sole Persol.   Fa finta di non sentirmi. Fa finta di essere non so, straniero, sordo (il dubbio mi era venuto e sarebbe stata una bella scena…) e fissa davanti a sé in modalità  ella non esiste.

Due: una signora ingioiellata  e superprofumata da uno di quei profumi pesanti e pastosoni, che mi ha aggredito, scocciatissima e isterica con i seguenti pretesti:

Ma io mi sono sistemata

Ma senti SONO ARRIVATA PRIMA IO

Ma la prenotazione mica da’ priorità se sono arrivata prima io.

Insomma. Perché siamo un popolo incapace di stare in fila, rispettare il turno, rispettare la priorità acquisita? Non parlo di pagare le tasse o non fare la cresta sulla tara, non sono nemmeno leggi, sono regole contrattuali: sistemando così il mondo stiamo più comodi tutti, e rispettiamo i diritti di tutti.

Noi, non ci va giù. Noi siamo quelli del “ho più fretta, e la mia fretta è più fretta, ho più diritto e il mio diritto è più diritto di stare comodo, di sedermi, di godermela”. Dice: beh, esistono dei sistemini che certo, richiedono un attimo del tuo tempo in più, un sacrificio piccino piccino e avrai la tua comodità e il posto che ti piace di più.

E perché? Tanto, si dice l’italiano egocentrico machenontiseiaccortochesonoilcentrodelmondo, io sono più furbo.

E poi magari l’homo cafonus ride pure compiaciuto come se non riguardasse lui, o se è più acuto e si rende conto di comportarsi così se la prende, quando ci descrivono così:

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osservatrice conto terzi
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3 risposte a STUDIO ANTROPOLOGICO SULL’ITALIANO ATTRAVERSO IL SUO CONCETTO DI POSTO A SEDERE (homo cafonus)

  1. delil8 ha detto:

    Ciao 🙂 ho trovato il tuo sito leggendo del tuo film L’amore di Marja.
    Concordo con te su ciò che dici in questo articolo, agisco come te, prenoto per tempo ma c’è sempre il furbo di turno che deve rovinare tutto! Due episodi fra i tantissimi voglio raccontarti: concerto degli U2 a Milano, 21 luglio 2005, sono a San Siro dalle 8 di mattina, i cancelli aprono alle 15, il concerto è previsto per le 21, ore e ore di fila sotto il sole torrido, affrontate con pazienza, mezz’ora prima dell’inizio gente varia che si piazza davanti il mio posto numerato e a sedere! Dapprima ragazzotti e ragazzotte varie che scaccio via facilmente, poi famiglia medio borghese fighetta, padre cafonissimo, madre idiota, lui mi urla in faccia che non va via, io quasi gli alzo le mani e gliele pianto in piena faccia!!! si spostano di lato chiedendo scusa 😀 e caspita!
    Altro episodio, treno Firenze – città del sud, posto solo accanto al finestrino, valigia ingombrante, gente che la prendeva spostandola e mettendosi al posto della valigia accanto a me -.-” tutto questo per ore e ore, spiegando continuamente che la valigia era mia e doveva rimanere con me e non ballare il valzer per tutto il treno!

    Bellissimo il tuo film, complimenti!!

    • anneriittaciccone ha detto:

      grazie!! grazie per i complimenti e per la solidarietà sul problema del posto a sedere 😉 mi fa impazzire a me, ‘sta cosa.

      • DarkRose ha detto:

        Prego 😀 i complimenti sono meritati, il film mi commuove ogni volta, e ora in special modo perché sto per trasferirmi là nella terra dei laghi ❤
        ps ho sistemato il mio gravatar 😉

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