cerchez la femme (ecco perchè se non ti laurei a 28 anni sei uno sfigato)

In giornate veramente caotiche organizzando l’evento più importante della mia vita fino ad oggi (e anche per certi versi, inatteso) mi sono un filino distratta rispetto al mondo circostante. Anche perché non appena mi stresso i miei anticorpi vanno in panico quindi devo destreggiarmi tra le cose che mi procurano stress – ma che vanno comunque fatte – e i conseguenti raffreddori, stanchezza, herpes labiale, etc.

Sfondo storico del mio personale momento: tir che bloccano le strade d’Italia e taxisti che presidiano le città. E intanto benzina che finisce in un sud che ha deciso che la misura è colma (quanto è bella l’espressione “la misura è colma?”).

Insomma per una ragione o per l’altra tutto ciò che ha quattro ruote blocca il traffico.

Dentro quel traffico, tra gli altri, io che faccio radici alle fermate del bus o sui bus stessi a passo d’uomo,  col naso che cola e lo stress.

Oggi il mio corpo ha detto stop, mi sono svegliata che mi faceva male tutto, così mi sono presa un giorno di sciopero dall’universo che chiede.

Leggiucchio notizie e una colpisce in particolare, anche perché tutti la citano su facebook, twitter e le news varie.

Un tizio, da poco viceministro, che per nome esotico ne deve magna’ di pasta e patate in confronto al mio (il nome straniero con il cognome italiano fa tanto italoamericano), dice che “Chi si laurea a 28 anni è uno sfigato”.

Ricordo ai più legnosi che “sfiga” come diceva il grande DOP Pecorini in “Lost in La mancha” significa “assenza di figa”.

Allora analizziamo: uno che si laurea a 28 anni (attenzione, non 26, 27 o 30 o persino 40, ma esattamente venti-otto, e che dire dei medici? Sei anni più quattro? Per non essere sfigati dovrebbe iniziare l’università a 16/17 anni), insomma costui o costei,  non ha la figa.

O non gliela danno, o non è stato munito.

Difatti, dire “sfigata” a una donna è bizzarro: che razza di donna nasce senza figa?

Parte ludica della faccenda: per come la vedo io il signor Michèl Martone ha inseguito per anni una donna che lo faceva impazzire. Ella non lo vedeva nemmeno perché era pazza di un tizio che aveva una moto bellissima, giubbotto di pelle, e a costui appunto elargiva l’organo di cui sopra.

Lui, il giovane Michèl, si adoprava intanto a scuola e poi all’Università, e si diceva: diventerò qualcuno, io non perdo tempo dietro a donne e motori, io mostrerò al mondo chi sono. E poi vedremo!

E come in ogni storia che si rispetti, la verità era che immaginava di conquistare Ella con la posizione e dimostrandole di essere un gran cervellone, altro che giubbotto di pelle e motocicletta.

Ma, ahimè, Ella non solo rimase con il Motociclista, ma se lo sposò pure.

Il nostro giovane laureato a 13 anni e oggi viceministro l’ha reincontrata una sera in un bar della stazione di Milano.  Era sempre bella, anche di più con quelle piccole rughette intorno agli occhi. Ma lui, ormai affermato e con una carriera, la guardò un po’ dall’alto in basso.

Le disse “Sei sempre sposata con il Motociclista?”. Lei rispose “Sì.” E uno sguardo dolce le attraversò gli occhi: era sempre innamorata di quel buzzurro!

“Sai, io adesso insegno all’Università…” rispose il giovane laureato a 13 anni dal nome esotico, dandosi un tono.

“Ah sì?” rispose lei, vaga “Ma sai che anche mio marito, alla fine, si è laureato?

A 28 anni.”

Cosa può fare qualcuno battuto in amore se non fissarsi con quell’unico, maledetto difetto che riesce a incontrare nel rivale?

I più pigri riassumono infatti il concetto in “Sì, sarà anche bello, con 44 denti bianchissimi, tutte lo adorano, si diverte, non ha la panza, ma è uno sfigato” (traduci in: “sfigata” se la rivale in amore è una donna, ovviamente).

Siamo dunque davanti al drammatico caso di un giovane uomo che non è mai riuscito a mandare giù quel Motociclista maledetto che gli ha portato via la donna della sua vita? Chissà.

Quel “28 anni” preciso, dai, induce in sospetto.

Aspetto serio della faccenda:

Dunque, io mi sono laureata a  23 anni e mezzo (spero che la manciata di mesi non mi metta in crisi il viceministro…), ufficialmente ho compiuto il mio percorso in tre anni e una sessione – dato che era la durata minore concessa per un corso di laurea di quattro anni – in realtà ho dato le materie in due anni, e nel frattempo lavoravo.

Vi dico perché, e non è perché ho la figa, ergo non sono s – privativo- figata. Non sono né un genio né particolarmente figata (contrario di sfigata).

L’ho fatto per dimostrare che se sei intelligente e lo vuoi può farlo chiunque. Che non è la cosa più difficile del mondo, quella che dimostra che sei una persona di valore, quella che dimostra che hai delle doti o quella che dimostra che hai dei talenti.

L’ho fatto perchè una persona idiota (come chiunque si permetta di giudicare le vite degli altri senza contare la soggettività e le circostanze), disse a mio padre “eh, vedi, mia figlia ha già dato dieci materie, ma Anne, che fa, ci si è iscritta all’Università?”

Ero iscritta a Filosofia da un anno ma non avevo ancora dato materie, se non recuperato una materia da medicina, in cui mi ero iscritta in un primo momento. Mi ero iscritta appunto perché mio padre era stato iscritto in quella Facoltà e per il fatto di aver messo su famiglia a 19 anni non aveva mai potuto proseguire gli studi; mi sono iscritta all’Università per quello, sotto sotto e perchè mia nonna siciliana ha fatto laureare entrambe le figlie femmine per la sofferenza di non aver potuto, lei, frequentare l’Università, ai suoi tempi, e ha passato ancora  a noi nipoti  il concetto della fortuna di poter studiare.

Ma come sa chi mi conosce e chi è così carino da leggermi, dai miei 15 anni avevo una fissazione segreta, quella del cinema.

Papà rispose alla tipa, sinceramente, che era preoccupato perché appunto m’ero messa in testa di fare cinema, e in più in quello specifico periodo diciamo che esploravo l’Europa.

E lei aggiunse “Eh beh, certo, d’altronde è talmente difficile, e Anne si sa… con quella sua testa tra le nuvole”.

Sempre chi è così carino da leggermi, ormai ha marcio il concetto del mio amore e ammirazione per la mia famiglia e rapporto con mio padre, per cui si potrà facilmente immaginare la mia reazione interiore all’espressione un filino umiliata, sicuramente in difficoltà, di mio padre.

Per reazione per l’appunto all’idiozia di chi pensa che una cosa del genere possa fare la differenza, ho deciso che io mi sarei laureata prima di tutti i miei coetanei, gli ex compagni di scuola, la figlia della tipa che tanto si vantava, e con un voto finale di almeno 110.

Ora non è che io sia questo genio, la mia facoltà era difficile, i professori degli ossi duri, magari avevo il vantaggio del fatto che a me piace proprio studiare, e mi piace moltissimo la materia che avevo scelto. Ma non è stata per niente la più difficile delle cose che ho dovuto affrontare nella mia vita. Sono riuscita esattamente nell’intento. Laurearmi nel minor tempo possibile e con 110. Quel che volevo dimostrare era che

Non ci vuole un cazzo.

Per poi comunque fare cinema e non aver fatto alcun uso di quella laurea.

Quindi il punto non è quello, soprattutto in un paese un cui la laurea figura bene come carta igenica, dati i vantaggi che possa dare a un giovane non raccomandato in cerca di lavoro, di stabilità.

Personalmente ho sempre saputo e sempre voluto fare il mio lavoro, che è precario per eccellenza, personalmente sono sempre stata fierissima dei miei genitori non laureati, di mio padre che ha lavorato dall’età di 19 anni, studiava la sera e alla fine non ha proprio potuto laurearsi, dato che è partito per l’Africa, per lavorare in cantieri scomodi e pericolosi, fare cose forse banali per il signor Michèl come costruire ponti e strade in posti in cui questo non è scontato, e ahimè, non ce l’ha fatta a laurearsi non dico nei tempi canonici, non ce l’ha fatta proprio, a laurearsi.

E sicuramente, tornando al significato etimologico del termine “sfigato”, quella s privativa non è certo mai stata il suo caso.

Ho conosciuto un’ ammirevole donna che si è laureata dopo aver fatto due figli, averli tirati su e si è reinvetata la vita a quaranta anni, trasformandosi da casalinga a professionista multitasking, conosciuto gente che ha avuto vite complicate e quindi appunto non ha avuto modo di rispettare i tempi canonici previsti da un corso di laurea.

Esistono bravi scrittori che non hanno manco fatto il liceo, e vorrei evitare di tirare fuori il ritrito aneddoto di Einstein rimandato in matematica.

Insomma come possa una persona apparentemente intelligente come questo giovane uomo, aver banalizzato e generalizzato così la vita della gente, come possa essersi messo su un piedistallo per una cosa così facile come studiare da matti in tempi previsti, perché davvero della vita e dell’imparare a stare al mondo certo non è la più difficile delle cose, bene, io proprio non me lo spiego…

Se non ponendo l’accento sulla particolarità dell’eccessiva precisione del suo riferimento.

28 anni.

C’avrai pure la moto e ti sei portato via la donna che mi piaceva, ma ti sei laureato a 28 anni, non puoi che essere “uno sfigato”.

Sì. Non può che esserci una donna, dietro.

Informazioni su anneriittaciccone

osservatrice conto terzi
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3 risposte a cerchez la femme (ecco perchè se non ti laurei a 28 anni sei uno sfigato)

  1. Luana De Vita ha detto:

    Non riesco proprio a condividere🙂 Penso che uno che a 28 anni, mantenuto da mamma e papà, se fa solo lo studente se non ha ancora agguantato il traguardo della laurea è a scelta:
    1) cretino
    2) fancazzista
    3) ritardato
    4) figliodipapà
    5) sfigato

    E se mai fossi io l’ammirevole donna, ebbene l’ammirevole donna concorda con Martone .-) poi su quello che in Italia può fare un laureato entro i tempi, magari a pieni voti, dopo la laurea, è tutta un’altra storia. Noi non solo siamo il paese in cui i trentenni ancora si devono laureare mentre nel resto del mondo insegnano all’Università, noi siamo anche il paese in cui i “rottnculo” raccomandati possono diventare viceministrosolo perché sono” flglidi…” – e non dico di chi – Ma questa è tutta un’altra storia🙂

    • anneriittaciccone ha detto:

      come dicono gli americani “..I see…”. personalmente ho davvero molta curiosità per chi ha la capacità di giudicare gli altri, non ho grande predilizione per chi usa certi linguaggi, da uno che fa politica, poi, ci si aspetterebbe un po’ di padronanza della sintassi, ma ha ragione mimosa martini quando dice “grande comunicatore”, si è fatto più pubblicità di uno che si spoglia in diretta (usando lo stesso grado di volgarità, senza però correre nel rischio dell’ironia).
      comunque, tutto sommato, si può vivere anche senza essere perennemente avvelenati contro tutto e tutti.

  2. Sonia ha detto:

    Ho scelto! Fra le cinque opzioni sopra disponibili io sono la…ritardata! E’ stata dura decidere perchè, se a 28 anni ancora non hai una laurea, bè, non è mica facile comprendere il senso di cinque parole e capire quella che più ti appartiene🙂
    Brava Anneriitta, bel post, concordo pienamente. I pregiudizi mi fanno schifo, da parte e verso chiunque.

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