NON C’E’ PIU’ RELIGIONE

Ieri sera stavo a cena con il fidanzato e altri due amici, i quali facendo parte come noi dei 100autori ed essendo alla fine tre maschi contro una femmina, hanno finito per parlare di politica. Per carità, che io sia appassionata politicamente e ami molto parlarne si sa, ma dopo una quarantina di minuti vengo travolta mio malgrado dall’inconscio collettivo atavico, dal mio DNA esplodono millenni e millenni di femminilità culturalmente condizionata, in me appaiono la donna con i capelli e il vestitone alla Vermeer, seduta sulla sedia a dondolo mentre fa le trecce alla bambina, quella distesa sul triclinio e conciata come la tipa della pubblicità Tim con Marcorè che regala cellulari, passando per la parruccona bianca alla Marie Antoniette, insomma:

Mi distraggo.

Ma ieri ero ben giustificata nel distrarmi.

Le classiche trattoriette romane amano la promiscuità, i tavoli sono talmente appiccicati che ti capita, se molto presa dalla chiacchiera, di prendere con le dita le briciole di pane dal tavolo vicino. Si sta gomito a gomito a schizzarsi il sugo delle polpette e prendersi a calci reciprocamente i polpacci.

Ieri sera accanto a me, di tre quarti,  ci sono due ragazze, di cui vi dirò esattamente l’età perché l’hanno detta: 28 anni – mora con la coda, occhi tagliati da cattiva delle favole, un vestitino che pareva strappato al divano di mia nonna con sotto un maglione a collo alto  e dopo capiremo perché – di fronte a lei 25 anni, biondina occhi azzurri, pelle diafana, caruccia, maglioncino e jeans.

Mentre intorno a me i miei i tre compagni di cena vanno in dissolvenza audio, il mio orecchio sinistro si gira stile lupo nella steppa e intercetta una frase di 28 anni.

“Quando ho incontrato la Parola, io subito non ho capito. La Parola mi aveva trovato ma ci ho messo altri cinque anni a trovare io la Parola”.

Premessa: ho fatto le elementari dalle suore, vengo da famiglie molto religiose, nel senso due nonne molto religiose, ma una cattolica e l’altra protestante e che quindi si scontravano a distanza sopra la testa mia e di mia sorella per salvarci l’anima (dall’altra), questo per dire che certi codici li conosco bene.

Non parlerò qui della mia religiosità: se non credo, credo e casomai in chi o cosa.

Diciamo che ho fatto un lungo percorso, dunque non è che sia stata distratta sull’argomento,  in soldoni sono piuttosto ostile non ai principi ma a tutti gli eredi e portavoce di questi, insomma  le persone che inventano dogmi e regole e gerarchie su base religiosa trovano in me una fuoriclasse della perplessità e un muro invalicabile.

Conosco davvero bene però i codici e i linguaggi di certo mondo cattolico, per cui questa “Parola” capisco subito che roba è. Siccome sono due ragazze giovani e trovo buffa 28 anni perché è fomentatissima, decido di seguire la loro conversazione.

Si passa per la meravigliosa vita della Parrocchia, e faccio tra me e me un sorrisino di tenerezza immaginandomela con la chitarra che canta, o che aiuta qualche anziano solo. Si passa per quanto siano felici le suore, e qui 25 anni prova a ribattere al Niagara Falls del monologo di fronte a lei, con: “Beh, insomma, felici… a me non sembrano sempre così felici…”

28 anni, con un tono che mi incuriosisce ancora di più, secco, da signorina Rottermaier la ferma:

“Sì. Sono felici. A voglia. Felicissime. Tutte.”

Mi giro un po’ per vedere meglio le due ragazze, dalla postura si capiscono tante cose, e mi rendo conto anche da questa che 28 anni sta praticamente facendo proselitismo a 25 anni.

Si arriva alla grande spiritualità dei preti, alla meravigliosa vita che fanno.

25 anni, ancora una volta, sempre educatamente dice: “Sì, ma queste cose che si sentono, e poi forse il fatto che non si possano sposare, ecco, forse la loro è una vita che …”

“No. Loro sono felici. E poi mica glielo ordina nessuno di fare il prete. Se lo fanno è per vocazione. Perché dovrebbero sposarsi? Sono illuminati e felici.”.

Il tono è ancora più tagliente, sbircio per vedere a che distanza siano le ragazze perché comincio a temere che alla prossima obiezione 28 anni si sporgerà, prenderà 25 anni per il collo e le sbatterà la faccia sul tavolo con una mossa alla Jules Winnfield:

< <<<<<questo qua.

Insomma  mi dico, 25 anni mi sembra in gamba, adesso capirà che è meglio stare zitta, arrivare alla crème caramel, salutarsi qua fuori, darsi appuntamento un giorno qualunque e poi domani invece cambiare numero di telefono.

Ora, per evitare che ci siano grandi appassionati della propria religione che si sentano offesi da queste affermazioni: io sono per il vivi e lascia vivere se non si fa male a nessuno e provo infinita comprensione, rispetto e in certi bui momenti persino una punta di invidia per chi ha una fede profonda e appassionata, quel che racconto non è uno sberleffo a chi esponga la propria fede ma l’osservazione di una tipa che probabilmente ha un pochino male interpretato il senso della suddetta, ma anche che, a prescindere, non sta bene.

A mio avviso chi crede in qualcosa non diventa rigido, non rifiuta il dubbio – anzi – non parla per asserzioni imperative, definitive, evita possibilmente il tono da Rottermeier e credo, nel fare proselitismo magari fa parlare un po’ più l’altro, lo ascolta, cerca di capire chi è, magari evita di brutalizzarlo psicologicamente, tipo.

E possibilmente non è intollerante e persecutorio e se avete la pazienza di conoscere il seguito…

Lei prosegue dicendo che la fede ti sceglie, non sei tu che ce l’hai, che pochi fortunati ne vengono beneficiati dallo Spirito Santo e poi aggiunge che la religione cattolica è l’unica religione in cui c’è amore e tolleranza. Cioè: prima fa una filippica contro l’Islamismo che a momenti mi rotolavano via le olive ascolane dal piatto, dicendo peraltro cose inesatte, poi se la prende con l’ebraismo “A quelli interessa solo fare soldi…” e poi racconta di una sua amica, devastata, perché si era innamorata di un ragazzo ebreo che la voleva sposare, la famiglia le ha chiesto di convertirsi anche se loro non erano per niente praticanti, lei si è consumata la vita sui libri ma poi alla fine, niente, non l’hanno voluta, buttata via da questi crudeloni. E’ passata anche, più velocemente, per le religioni orientali, che di fatto sono più o meno imparentate con il demonio (la storia dello Yoga è di pubblico dominio).

A noi intanto è arrivato il conto, io sono stata lì seduta e nel frattempo tre miei corpi immaginari hanno provato le seguenti scene:

“Tesoro – diceva una alla venticinquenne – qua ci sono un po’ di soldi e un documento falso, una nave ti aspetta al porto, sono amici. Fuggi con loro”.

“Tesoro – diceva una alla ventottenne – ciao, scusa, mi manda Dio, volevo dirti che stai dicendo una marea di stronzate”. (“Perché la vita non è così?” W.A.)

“Tesoro…” diceva una terza alla ventottenne e le raccontava aneddoti e faccende di mia conoscenza che non è un post il luogo adatto per discutere, per vedere la faccia che avrebbero fatto entrambe.

Infine mi sono alzata, nei cinque minuti di saluti e convenevoli con gli altri ho sussurrato a Lorenzo quel che avevo sentito , concludendo che davvero avrei voluto dire loro qualcosa. Lui giustamente ha detto: “Ma che vuoi dire?”.

Ma che vuoi dire è l’espressione giusta. Che vuoi dire magari puntandole il ditino indice e pensando di spiegarle in pochi minuti, tra un fiore di zucca e un tiramisù che passavano, che forse  non sono stata omaggiata da questa fede di cui parla, forse, non sarò illuminata, ma l’idea che ho è che se Dio o chi per lui davvero c’è, non sarebbe certo fiero di essere rappresentato da  una groupie fanatica e un po’ stronza, che ha trovato una ragione per vivere, una ragione che la illuda di essere migliore degli altri, un’eletta che fa a pezzi verbalmente chi “appartenga a un’altra parrocchia”.

Insomma, le nonne su una cosa erano d’accordo: “Lui” è un tipo misericordioso, e secondo me con un grande senso dell’umorismo,  quindi ho pensato che probabilmente la biondina finirà per fidanzarsi con uno che piace tanto all’altra durante una gita organizzata dalla Parrocchia, in cui proprio 28anni l’ha trascinata.

Informazioni su anneriittaciccone

osservatrice conto terzi
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