la trasversalità del burlesque (ovvero chi ci vuole oche al guinzaglio)

L’ ultima boutade dell’ex presidente del consiglio più popolare di tutti i tempi per la sua sfacciata creatività nel demolire la realtà e poi ricostruirla gestendone i cocci a suo piacimento, creatività in fondo molto familiare ad un certo tipo di italiano medio, meglio se d’età, (“Cara non è come credi, mi stava facendo la respirazione bocca a bocca”), riguarda un tema non da poco.

L’irrefrenabile esibizionismo della donna italiana (e non).

Egli ha detto che le famose cene eleganti vedevano alla fine non degli spogliarelli o esibizioni pornografiche, ma gare di Burlesque, perché alle donne si sa, piace esibirsi, piace loro farsi guardare. Meglio se vestite ridicole mentre gli uomini se ne stanno tranquilli coi loro completini a guardarle, magari con l’aria paziente e benevola che hanno i parenti di un bambino che per forza ci deve dire la poesia in piedi sul tavolo.

Però alcune coincidenze, cose che ho visto per caso mi hanno fatto capire una cosa piuttosto shockante in merito alle affermazioni del Burlesquoni  e mi hanno costretto ad un interrogativo.

C’E’ DELLA VERITA’ IN QUESTO, MA PER COLPA DI CHI?

Non della verità nella reale natura delle serate ad Arcore, ma delle ragioni che spingono un uomo come questo a colpevolizzare ed additare il presunto “esibizionismo” delle donne come causa di tutto.

Anni fa una donna che stimo molto e di cui non faccio il nome ma diciamo che è un infinito talento e nella vita ha ottenuto davvero molto riconoscimento, mi disse, commentando immagini in tv di Valeria Marini: “Certo che facciamo tanta fatica, si fa di tutto per fare capire che le donne non sono oche pronte a farsi mettere al guinzaglio, poi arriva una così e torniamo indietro di duecento anni”.

Cioè: le affermazioni patetiche di Berlusconi riversano sulla donna la colpa di biblica memoria dell’essere sempre ella a provocare, dal porger all’uomo un po’ scioccotto la mela proibita al sedurre l’uomo integro e per bene con il suo frenetico bisogno di piacergli e farsi vedere. Possibilmente come bambola gonfiabile.

Dei berlusconiani  “cara non è come pensi, posso spiegare” siamo davvero stufi, ma senza volerlo ha azzeccato un argomento interessante. La percezione di sé di (alcune) donne, un esibizionismo che magari se non connaturato, se cavalcato di sicuro porta successo e fa parlare di sé e loro, paracule, lo sanno… Realtà culturale o meglio subculturale di cui, in questo Paese, è stato accusato proprio lui (anche di questo).

Ma riflettiamoci meglio.

Perché ci sono giovani donne che ritengono che solo una certa forma di esibizionismo, non diciamo volgare perché chissenefrega, ma ammettiamo pure ridicola, possa metterle in evidenza e quindi che solo se si parli di loro in questo senso possano riuscire nella vita?

Travestirsi, cercare di stupire con sempre più rocambolesche trovate, mettere insieme tutto, condendolo magari con un po’ di roba lussuriosa/malefica d’accatto, che non guasta?

Insomma vedo per caso in tv due persone che commentano una certa spallina di Belen – ancora tu? – che si rompe durante un balletto e quasi le schizza fuori una tetta; ma cosa più importante il giorno dopo qualcuno pubblica su facebook un esilarante video di un personaggio che non conoscevo bene e che la mia pedanteria mi ha costretto ad approfondire, tale Isabella Santacroce.

Il video pubblicato (un suo intervento a un programma di la7) era niente, in termini di comicità, c’è di peggio:

Siccome qualcuno ha commentato, sotto il link suddetto su facebook, che in realtà si tratta di una ragazzina strafattona nota ai pusher di Rimini ma che era tanto piaciuta a Baricco, io naturalmente mi costringo ad approfondire.

Lasciamo perdere la sua letteratura, non mi improvviso critica letteraria ma mi si consenta di dire solo che forse anche Baricco deve rivedere cosa beve, non basta parlare come Bruno Ganz in “Pane e tulipani” per poter dire che una persona scriva bene.  Ma va bene, quello degli strani intellettuali del nostro Paese è un discorso diverso. Quel che più mi interessa era il personaggio che questa donna (ha 41 anni, non è esattamente una ragazzina, sarà strafatta ma ragazzina non è) ha costruito su di sé e che, da quel che intuisco, è una delle molle scatenanti tra chi la segue, tolto un certo gusto per il melodramma, l’ “andate affanculo tutti, nessuno mi capisce, mo’ vi faccio vedere io” e la mania persecutoria giovanile. Tolto quello, indubbiamente quello che ha tirato di più nella sua storia, è il suo personaggio.

Ma la colpa è di Belen, che mentre fa un balletto che chiamare tale è un atto di generosità, ritiene più interessante tirare fuori quel che è certa che di lei sia amato, la colpa è di una ex giovane ex cannibale che si concia come le immagini di queste bambine stilizzate qua (genere che a me piace, ma c’è una certa distanza tra un’illustrazione e una persona reale)

probabilmente perché la scrittrice avrà capito che ciò che scrive da solo non sarebbe bastato, perché il suo “guardatemi guardatemi” non trovava altre strade se non quella di proporsi come dominatrice sadomaso o appunto una sorta di personaggio del Burlesque?

C’è questa ENORME differenza tra Belen e questa scrittrice? Pure fosse che una scrive da dio e l’altra balla da dio, ma appunto: il senso del ridicolo e del parodistico? ( per inciso, avere il senso del ridicolo trovo sia uno dei talenti più grandi che un essere umano possa avere).

Se non ci si mette un po’ di malefico e/0 lussuria, pensiamo di non risultare interessanti o trasgressive?

Chi ce l’ha messa in testa ‘sta stronzata?

O magari, cosa che sospetto nel caso della scrittrice, la colpa esterna è pure più grave  perché ha bruciato completamente le sinapsi, e chi le sta accanto invece di accompagnarla verso casa dicendole “va tutto bene” come si faceva con il tizio che si metteva la girandola in testa a Piazza Barberini, le da’ pure spago.

Insomma, sia da destra che da certi sedicenti intellettuali di sinistra, mi spiace dirlo, questo più o meno accettato o dichiarato plauso verso la donna che si mette in gioco così, crea i mostri. Spinge le donne, naturalmente soprattutto quelle giovani, a scervellarsi sull’immagine da costruire su di sé che sia più stupefacente, più strana, più provocatoria, più trasgressiva di quelle esistenti o precedenti.

Credo sia indice di un paese provinciale, annoiato e senza veri intellettuali, con pseudo intellettuali provinciali e annoiati, che hanno vaga memoria che a fare le rivoluzioni siano sempre state la novità e la provocazione, che non riescono però ad esprimere niente più d’una provocazione da quattro soldi. La cosa grave è  che si lascia in mano a donne meno strutturate o troppo bisognose d’avere tutti gli occhi su di sé, il compito di mettersi a quattro zampe e fare il cane o farsi scivolare – ops – la mutandina biricchina, facendo loro credere che sono loro a volerlo, sono loro a essere speciali perché sono così, e comunque sono loro ad aver liberamente scelto.

Non stupiamoci se poi Berlusconi scatta in piedi col ditino a dire “Comunque, è stata lei! È lei che ha cominciato, le donne si sa come sono fatte!” se manco a sinistra siamo capaci di distinguere.

Cio’ che è penoso e patetico in chi pensa di aver davvero scelto la propria presentazione al mondo, è non rendersi conto affatto che persino chi si vanta della propria presunta intelligenza superiore e disprezzo per la volgarità del pensiero berlusconiano, nutre un sistema che sussurra alle donne che a far così si fanno soldi e si ha successo. Cioè quelli che sono pronti a rendersi più ridicoli.

Se non sono questi giullari di corte.

Quel che mi spiace di più è pensare che ci siano donne che più che cortigiane, oppure oltre che cortigiane, siano costrette pure al doppio lavoro del pagliaccio. Smarcarsi da tutto questo sarebbe sì, la rivoluzione.

 

Informazioni su anneriittaciccone

osservatrice conto terzi
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